Se esiste un film capace di riassumere in poco meno di due ore l’energia, il consumismo sfrenato e la comicità corale degli anni ’80, quello è senza dubbio “Grandi Magazzini”. Uscito nel 1986 per la regia di Castellano e Pipolo, il film non è solo una commedia, ma un vero e proprio “album delle figurine” del cinema italiano dell’epoca.
La forza di Grandi Magazzini risiede nel suo cast irripetibile. In un periodo in cui ogni attore presente nel film era in grado di trainare il botteghino da solo, i produttori riuscirono nell’impresa di riunirli tutti sotto lo stesso tetto (quello dei magazzini “G.M.”):
Enrico Montesano: il timido addetto alle pulizie Evaristo, vittima di un equivoco scambiato per il figlio di uno dei maggiori azionisti, Nino Manfredi, l’ex attore di prosa caduto in disgrazia che tenta di girare uno spot pubblicitario.Lino Banfi e sua figlia Rossana nei ruoli di artisti da strada, Renato Pozzetto è Fausto Valsecchi con un incontro che gli cambierà la vita, Paolo Villaggio e Gigi Reder ovviamente in coppia che proveranno senza successo una truffa insolita, Massimo Boldi e Christian De Sica rispettivamente nei panni di un addetto alla sicurezza e di un cliente.E ancora: Laura Antonelli, Ornella Muti, Heather Parisi, Michele Placido e Massimo Ciavarro, Alessandro Haber, Leo Gullotta. Una parata di stelle che hanno fatto la storia del cinema italiano.
Il film è strutturato a episodi intrecciati che si svolgono nell’arco di una singola giornata all’interno del centro commerciale.Non c’è una trama principale forte, ma un susseguirsi di sketch che mettono a nudo i vizi, le ambizioni e le ingenuità degli italiani.Oltre alle battute diventate iconiche il film funziona perché è una macchina della nostalgia. Rivederlo oggi significa immergersi in un’estetica fatta di colori neon, walkman, i primi computer e quell’ottimismo scanzonato che ha caratterizzato un decennio irripetibile.Grandi Magazzini resta un appuntamento fisso dei palinsesti televisivi, capace di unire le generazioni davanti alla tv.


