Secondo la ricostruzione degli investigatori, non ci sarebbe stato alcuno scontro improvvisato in via Bisignano. L’accoltellamento di Bruno Petrone, 18enne calciatore dell’Angri, appare agli occhi della Procura di Napoli come un’azione studiata e messa in atto senza esitazioni. Il presunto aggressore, un quindicenne, avrebbe acquistato un coltello a farfalla in un’armeria della città, portandolo abitualmente con sé. Quando, nel fine settimana, ha incrociato la vittima nella zona dei baretti, lo avrebbe estratto e colpito due volte, sostenuto da due amici che lo accompagnavano.
Impianto accusatorio
Alla luce degli accertamenti condotti dai carabinieri, la Procura — pm Claudia De Luca, coordinata dalla procuratrice Patrizia Imperato — ritiene che si tratti di tentato omicidio aggravato dalla premeditazione. Una tesi rafforzata dalla dinamica ricostruita nelle ultime ore: non un diverbio nato sul momento, ma una spedizione punitiva accuratamente orchestrata. La gravità delle ferite inferte e l’utilizzo dell’arma comprata in precedenza contribuiscono al quadro accusatorio.
Inchiesta sui minori
Il quindicenne, assistito dagli avvocati Vincenzo Maiello ed Emanuele Raimondo, resta in attesa dell’interrogatorio di garanzia fissato per il 31 dicembre, insieme agli altri tre minorenni finiti in cella. Un ulteriore coetaneo, invece, è stato denunciato a piede libero. Le verifiche degli inquirenti collegano la violenza di sabato notte a un precedente episodio avvenuto sette giorni prima, sempre nella stessa area della movida cittadina, segno di un possibile escalation di tensione tra i gruppi coinvolti.


