Cronaca di un viaggio in Senegal tra Coppa d’Africa, colori e passione


Ho visitato il Senegal con degli amici che hanno famiglia lì. Appena arrivati abbiamo guardato i quarti di finale della Coppa d’Africa (Dakar), poi la semifinale (St. Louis) e la squadra è sembrata via via più convincente. I nostri amici hanno notato che il Marocco aveva degli arbitraggi favorevoli, poiché era il Paese organizzatore che ospitava l’evento.

Allenamenti e vita quotidiana

Durante il viaggio abbiamo anche osservato come i senegalesi si allenano. Ovunque ci sono campi di calcio: nei villaggi, nelle città, in riva al mare. Gli uomini sembrano fare più sport delle donne (che però ballano molto), si allenano anche da soli, all’aria aperta, e fanno ginnastica a corpo libero, con grande attenzione alla flessibilità, forza esplosiva e scatti. Aggiungiamo anche l’allegria, la spontaneità di chi gioca a piedi nudi, quasi ballando, e ama sognare.

La finale a Thiès

Così durante il viaggio siamo approdati a Thiès e abbiamo guardato la finale Marocco-Senegal. Poiché avevamo una bambina al seguito abbiamo scelto di vederla in un albergo, il Grand Hotel, per stare più sicuri. La piazza di riferimento con maxi schermo, folla e calore di sole e pubblico era invece Place de France.

Tifosi e tensione

Le relazioni commerciali e politiche tra i due Paesi, Senegal e Marocco, sono ottime, e in albergo, sulla terrazza, c’erano un centinaio di senegalesi e una ventina di tifosi marocchini a vedere la partita fianco a fianco, oltre a degli ospiti stranieri. La partita è stata inizialmente equilibrata, con tentativi di segnare da parte di entrambi. Poi il Marocco ha cominciato a spezzare il ritmo con continue interruzioni di gioco, falli e pressing. La partita è diventata aggressiva e anche in albergo si sono scaldati gli animi.

Il rigore e lo schermo staccato

Al rigore per il Marocco i senegalesi sono usciti dal campo e qualcuno del personale dell’albergo ha staccato la spina dello schermo, interrompendo la visione per evitare che gli ospiti venissero alle mani. I marocchini, in minoranza, erano molto litigiosi e provocatori, ad eccezione di due dirigenti di un cementificio marocchino che erano molto educati. La sicurezza ha mandato via una parte dei senegalesi più eccitati. Poi, finalmente, il Marocco ha sbagliato il rigore e lo schermo è stato riacceso.

Il gol del Senegal e il caos

Quando il Senegal ha segnato, la gioia è stata irrefrenabile ma anche scomposta. Una donna ha lanciato una sedia verso i marocchini, un marocchino ha sputato a pioggia sui senegalesi che, nella confusione ed euforia, neanche se ne sono accorti. Due ospiti giapponesi filmavano la confusione da dietro un albero della terrazza, intimoriti. Poi il Senegal ha cominciato a dominare il finale della partita e gli asti hanno ceduto il passo all’euforia della vittoria, con canti allegri e balli sinuosi delle donne.

Festa per le strade

I miei amici si sono ritirati, io solo mi sono avventurato per le strade, ed anche i marocchini hanno riempito una Peugeot e si sono uniti alla festa, accettando la sconfitta. Decine e decine di persone correvano per strada. Delle moto facevano acrobazie pericolose, a volte sbattendo contro le auto e salendo sui marciapiedi. Le auto erano stracolme. Molti ragazzi avevano bombolette di lacca a cui avevano tolto l’ugello: le spruzzavano in aria sulla fiamma di un accendino, in modo da farle divampare. Scugnizzi giovanissimi cercavano come divertirsi. Un omone, grosso più di Bud Spencer, era a guardia di un bar/ristorante e imitava Bruce Lee, brandendo dei nunchaku d’acciaio a protezione del locale.

Ritiro e riflessioni finali

Quando diverse persone hanno cominciato a chiedermi se ero arabo (“Nur?”), incapaci di distinguere i miei colori chiari da quelli scuri dei marocchini, ho rinunciato a proseguire tra la folla e ho bevuto una birra con dei ragazzi spagnoli, tutti sotto la protezione di Bruce/Spencer. Questa è la cronaca di una serata indimenticabile, di cui inevitabilmente il video ha catturato solo alcuni momenti. Ho amato i colori del Senegal, ma confesso che mi è mancato un poco l’azzurro del Napoli.

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