Di sovente una rete di sbagliate informazioni impedisce a moltissime persone di  riconoscere e affrontare  in modo funzionale i disturbi dell’alimentazione. Quindi una giusta informazione è un elemento fondamentale nel gestire queste patologie.

Nel nostro paese i DCA  (disturbi del comportamento alimentare) costituiscono una problematica poco conosciuta ma molto diffusa, e sono caratterizzati da comportamenti disfunzionali connessi all’alimentazione che determinano un alterato consumo o assorbimento di cibo che influenzano negativamente sullo stato di salute psico-fisico.

E’ necessario  che si diventi consapevoli degli antecedenti che hanno portato la persona a soffrire di DCA  per acquisire nuove abilità  adattive per creare una risposta emotiva agli stimoli ambientali  diversa  e più efficace e ridurre i comportamenti derivati dalla disregolazione delle emozioni. Questo per combattere i disturbi e crearsi una nuova vita, più accettabile  che abbia risonanza dentro se stessi.

IL DSM 5  American Psychiatric Association (il manuale statistico e diagnostico dei disturbi mentali) ci parla di tre principali disturbi dell’alimentazione :

  • anoressia nervosa
  • bulimia nervosa
  • disturbo da Binge-eating
  • da un ampio gruppo denominato “altri disturbi dell’alimentazione”

L’ultimo gruppo comprende :

  • anoressia nervosa;
  • bulimia nervosa a bassa frequenza e/o di durata limitata;
  • disturbo da binge-eating a bassa frequenza e/o di durata limitata;
  • disturbo da condotta di eliminazione;
  • sindrome da alimentazione notturna (NES)

Oggi non si conoscono bene le cause dei disturbi dell’alimentazione, da numerosi studi emerge che derivino dalla combinazione di fattori di rischio ambientali e predisposizione genetica, e da numerosi fattori di rischio potenziali, nonché componenti psicologiche cognitive ed emozionali. La ricerca ha evidenziato che le persone affette da DCA hanno vissuto con maggiore frequenza esperienze negative prima dello sviluppo del disturbo, rispetto alle persone sane, e hanno una certa difficoltà a gestire le emozioni. Maggiore  è la durata e la gravità del disturbo dell’alimentazione e più gravi sono i danni che la persona subisce , trovando  non poche difficoltà nel campo lavorativo, relazionale e sociale.

Oggi si parla molto più frequentemente di anoressia, bulimia e binge-eating ma pochissimo del NES, acronimo di (Night Eating Syndrome ( Sindrome dell’Alimentazione  notturna). Questa sindrome è stata descritta per la prima volta da Albert Stunkard nel 1955 come un disturbo  caratterizzato da anoressia mattutina, con la tendenza a saltare la colazione, scarso appetito durante il  giorno, iperfagia serale e insonnia. Questi criteri devono essere presenti da almeno tre mesi. Colpisce circa il 2% della popolazione generale (Rande et al.1997), il 9% dei soggetti obesi (di cui il 60% donne ed il 40% uomini), e il 27% dei pazienti  obesi. Questo disturbo può contribuire allo sviluppo dell’obesità.

 

Le persone affette da questa patologia si svegliano la mattina con scarso appetito e il loro interesse vero il cibo ritorna verso sera e tendono a mangiare in eccesso sia a cena che dopo cena. Difficoltà ad addormentarsi e necessità di mangiare  prima di addormentarsi. Inoltre, durante la notte hanno episodi di alimentazione  che non sono  delle abbuffate, ma degli spuntini ad alto contenuto di carboidrati e grassi e in genero scelgono il cibo da mangiare in quanto sono consapevoli di quello che stanno facendo. Mangiare prima di coricarsi ha un effetto rilassante e calmante  e li aiuta ad addormentarsi.

Una frequente complicanza  è il reflusso gastroesofageo, causato dall’assunzione rapida di cibo di notte ed il ritorno immediato a letto a dormire. Spesso nelle persone con NES  vi è la presenza di depressione o stress diffuso. Alcune persone con NES assumono oltre che alimenti anche  alcol ; tale atteggiamento è definito Night Eating/Drinking Syndrome (NEDS), da non confondere con il Binge Drinking.

I pazienti con NES si svegliano con una stato d’animo positivo che si protrae per quasi tutta la giornata. E’ solo verso sera che  si evidenzia una deflessione del tono dell’umore fino a sfociare nella notte in un angoscia con conseguenti episodi di sovralimentazione.

In una ricerca fatta da Antelmi nel 2011  si è evidenziato un’associazione tra la NES  e RLS (Restless Syndrome: Sindrome delle gambe senza riposo). L’incidenza della NES nei pazienti affetti da questa patologia è risultata pari al 12%. Una maggiore difficoltà nel riconoscere e gestire le proprie emozioni è Una caratteristica  riscontrata sia nei  pazienti affetti da RLS che nei pazienti affetti da NES è una maggiore difficoltà nel riconoscimento e nella gestione delle emozioni.

Curare la NES oggi non è semplice occorre un intervento psicoterapico e un’adeguata terapia farmacologica e curare con particolare attenzione la dieta che  può aiutare nel  fronteggiare questo disturbo.

Pare che hanno una forte incidenza positiva gli interventi di psicoterapia  di tipo cognitivo-comportamentale attraverso la quale si insegna al paziente a cambiare le abitudini alimentari e a gestire le emozioni che ti arrivano dall’esterno, antecedenti alle abboffate notturne in maniera da rispondere in maniera funzionale al proprio benessere.  Sembrano molto efficaci anche gli interventi di gruppo dove persone con la stessa patologia si confrontano e sostengono nell’affrontare e debellare questo disagio.

Risulta necessario quindi rivolgersi a centri specializzati nei disturbi alimentari dove un equipe multidisciplinare valuterà il caso e prenderà in carico il paziente accompagnandolo in questo viaggio di rinascita.

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