Martina uccisa a 14 anni: l’ennesimo femminicidio. Ora basta!


Afragola (NA) – Colpita a morte con un masso e nascosta in un armadio da chi diceva di amarla. Il dolore per Martina Carbonaro è il dolore di un intero Paese che non può più restare a guardare.

Una ferita collettiva: Martina era figlia di tutti noi

Martina aveva soli 14 anni. Il suo sorriso è stato cancellato per sempre. Alessio Tucci, suo ex fidanzato, ha confessato. L’ha uccisa colpendola con un masso e poi ha nascosto il suo corpo in un armadio, in un casolare abbandonato nei pressi dell’ex stadio “Moccia” di Afragola.

Una scena da incubo, un’agonia che lacera l’anima. Una morte atroce che non può essere archiviata come una tragica fatalità, ma che grida vendetta contro una cultura che continua a partorire mostri. È l’ennesimo femminicidio, l’ennesimo funerale da celebrare troppo presto, l’ennesima vita spezzata da un amore malato che si trasforma in possesso e violenza.

Da questa mattina il dolore è insopportabile. C’è un senso di smarrimento, di sconfitta. Martina non era solo una figlia, una sorella, un’amica: era figlia della nostra comunità, figlia di un’Italia che piange e si interroga, ma troppo spesso resta immobile.

Ci indigniamo per qualche giorno, gridiamo al lutto nazionale, e poi? Poi tutto tace, fino al prossimo femminicidio. Fino alla prossima ragazza che decide di dire “basta”, e al prossimo ragazzo che non lo accetta. Fino al nuovo masso, al nuovo coltello, al nuovo silenzio.

La vita non è un videogioco

Viviamo tempi in cui la morte viene banalizzata, come se si trattasse di un videogioco. “Game over”, e si riparte. Ma la vita vera non funziona così: chi muore non torna più e chi resta, resta con un dolore senza fine.

Ecco perché servono leggi forti, immediate, che proteggano le donne prima che sia troppo tardi. Perché gli anni di carcere a un assassino non restituiscono nulla a chi non c’è più. La giustizia vera è quella che previene, che educa, che stronca alla radice la cultura del possesso.

Smettiamola di abbassare lo sguardo

Non possiamo più permettere che questo accada. Non possiamo continuare a vivere in un Paese dove una ragazza muore solo perché sceglie la libertà. Non possiamo restare a guardare il selciato mentre le nostre figlie, le nostre sorelle, le nostre compagne vengono massacrate. È tempo di alzare lo sguardo verso un futuro diverso.

La morte di Martina non deve essere solo un’altra notizia che presto verrà dimenticata. Deve scuoterci, indignarci, cambiarci. Perché nessun’altra ragazzina debba più morire così. Perché la prossima Martina sia libera di dire “NO” e continuare a vivere.

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