Una volta c’era lo scrutatore non votante, la canzone di Samuele Bersani, che negli anni del berlusconismo e dell’antipolitica rappresentava una sprezzante e ironica descrizione di coloro che non si schierano mai, pur di non “sporcarsi le mani”, ma che non perdono occasione di commentare o agire banalmente. In questi giorni, esiste invece la figura della presidente del Consiglio che intende recarsi al seggio, ma non per ritirare le schede. In effetti, l’elettore che rifiuta di ritirare tutte le schede – come ha annunciato la premier Giorgia Meloni in un comunicato che ha scatenato molte polemiche – non può essere considerato come votante e non deve quindi essere conteggiato dal presidente del seggio tra coloro i quali hanno esercitato il voto.
Le istruzioni ufficiali per il conteggio
Questo fatto, facilmente deducibile, si legge anche nelle Istruzioni per le operazioni degli uffici di sezione, redatte dal Ministero dell’Interno in vista di questa consultazione referendaria dell’8 e 9 giugno. Pertanto, per un corretto computo del numero effettivo dei votanti per ciascuno dei cinque quesiti referendari, qualora il seggio abbia già registrato l’elettore nella lista sezionale e nel registro per l’annotazione del numero di tessera, occorre provvedere, nei relativi riquadri e colonne di tali documenti, a un’ulteriore annotazione con la dicitura, espressa con le testuali parole: “non votante”. Nel libricino delle istruzioni è precisato pure che sulla tessera elettorale il bollo della sezione non deve essere apposto, a meno che – ovviamente – la presidente o qualsiasi altro elettore non abbia votato nelle ore precedenti, tornando al seggio solamente, magari, per offrire un caffè agli scrutatori.
Astensione parziale e quorum
Il vademecum del Ministero dell’Interno equipara all’astensione anche il caso in cui l’elettore decida di astenersi dalla partecipazione al voto per uno solo o più di uno dei cinque quesiti previsti per questa consultazione. L’elettore italiano può legittimamente ritirare la scheda per alcuni referendum e rifiutarla per altri. Gli scrutatori, il presidente e il segretario della sezione prendono pertanto nota, sia nei riquadri stampati nel retro della pagina di copertina del registro, sia nella lista sezionale a fianco del nome dell’elettore, dei quesiti referendari cui il cittadino non partecipa e per i quali non può quindi essere considerato come votante. Questo dato è importante per il possibile – o meno – raggiungimento del quorum, previsto al 50% più uno degli aventi diritto al voto.
Renzi: “Voterò No sul Jobs Act”
Invece, l’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi, con il cui governo sono andate in vigore alcune delle leggi messe in discussione dai referendum, ha dichiarato che andrà a votare. Renzi ha spiegato in diverse interviste che, in ogni caso, questi referendum non cancellerebbero il suo Jobs Act, trattandosi solo del simbolo di una disputa ideologica. A suo giudizio, anche se vincesse il sì sui licenziamenti, non si tornerebbe all’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, con il reintegro nel posto di lavoro, ma solamente alla legge Monti-Fornero, che prevedeva comunque un indennizzo, ma con un tetto più basso rispetto alla normativa del suo governo: 24 anziché 36 mensilità per il licenziamento per ingiusta causa.
La posizione di Italia Viva sui quesiti
L’ex premier, oggi leader di Italia Viva, sostiene che il Jobs Act non sia la causa della precarietà, anzi avrebbe dato alle aziende maggiori certezze giuridiche e ai lavoratori più tutele, come la NASpI. Matteo Renzi voterà No all’abrogazione dei due quesiti legati al Jobs Act: quello sui licenziamenti e quello sulla reintroduzione delle causali nei contratti a termine. Lascerà invece libertà di voto sui quesiti relativi alla responsabilità solidale negli appalti e al tetto dell’indennizzo nelle piccole imprese, precisando che queste riforme non sono state formulate dal suo governo.
Sì alla cittadinanza dopo 5 anni
Infine, sul quesito che propone il dimezzamento da 10 a 5 anni del periodo di residenza necessario per richiedere la cittadinanza italiana, Italia Viva invita a votare Sì, per dare più diritti, ma anche più doveri, agli extracomunitari che vivono e lavorano in Italia.
Un centrosinistra da ricostruire
Renzi e il suo partito propongono un diverso modo di fare politica alla CGIL e al centrosinistra. A loro dire, se l’obiettivo è mandare a casa il governo Meloni, bisogna farlo esprimendosi e agendo diversamente. A giudizio di Renzi, più che salari, bollette e pensioni, dovrebbe preoccupare il fenomeno – definito senza precedenti – di circa 200.000 italiani che nel 2024 hanno lasciato il Paese, in cerca di una sistemazione migliore all’estero. Se il centrosinistra vuole davvero vincere le prossime elezioni, non può escludere i riformisti dalla coalizione. Secondo Renzi, le recenti elezioni in Canada con la vittoria di Mark Carney e le dichiarazioni di Tony Blair in Inghilterra dimostrano che si vince al centro e non a sinistra, soprattutto se si tratta di sinistra estrema.
La proposta di Italia Viva
Le forze politiche che valorizzano l’estremismo di sinistra, conclude Renzi, non fanno altro che aiutare Giorgia Meloni a restare al governo per molti anni ancora. Italia Viva, invece, propone di smettere di litigare con gli alleati del centrosinistra sul passato, per affrontare le sfide decisive del futuro, dall’intelligenza artificiale all’innovazione tecnologica. E secondo Renzi, il modo migliore per farlo e vincere le prossime elezioni è accantonare le posizioni ideologiche e affidarsi a un sano pragmatismo nell’azione di governo.


