L’indebito INPS è una richiesta di restituzione di somme che l’Istituto ritiene di aver erogato senza giustificato diritto.
Può riguardare pensioni, indennità o altre prestazioni e si manifesta quando, a seguito di controlli o aggiornamenti, emerge che il beneficiario ha percepito importi superiori a quelli spettanti.
Ricevere una comunicazione di indebito può generare preoccupazione, ma con una gestione attenta e tempestiva è possibile verificare la correttezza della richiesta e, se necessario, contestarla o rateizzarla.
In alcuni casi, come puoi approfondire in questo sito, si può richiedere addirittura l’annullamento dell’indebito INPS.
Differenza tra indebito previdenziale e indebito assistenziale
L’INPS eroga due categorie principali di prestazioni: previdenziali e assistenziali.
La distinzione è fondamentale per comprendere l’origine dell’indebito e le modalità di recupero.
Indebito previdenziale
Le prestazioni previdenziali si basano sui contributi versati nel corso della vita lavorativa. Rientrano in questa categoria:
- pensioni di vecchiaia, anzianità o invalidità contributiva;
- NASpI e altre indennità di disoccupazione;
- indennità di malattia o maternità;
- assegni per il nucleo familiare.
Un indebito previdenziale nasce quando l’INPS accerta che l’importo erogato è superiore al dovuto, per esempio a causa di errori di calcolo, cumuli non ammessi con redditi da lavoro o mancata comunicazione di variazioni contributive.
Indebito assistenziale
Le prestazioni assistenziali, invece, non dipendono dai contributi, ma da condizioni economiche e personali. Comprendono:
- assegno sociale;
- pensione e indennità di invalidità civile;
- indennità di accompagnamento.
In questo caso, l’indebito si verifica quando vengono meno i requisiti previsti (ad esempio il superamento dei limiti di reddito o la perdita dello stato di invalidità) oppure quando il beneficiario omette di comunicare tempestivamente una variazione.
In sintesi:
- l’indebito previdenziale è legato a errori o aggiornamenti contributivi;
- l’indebito assistenziale dipende da mutamenti nelle condizioni economiche o personali.
Le cause più comuni di indebito INPS
Le situazioni che possono generare un indebito sono molteplici. Tra le principali troviamo:
- Ricalcoli e verifiche retroattive
L’INPS può correggere i propri conteggi in base a nuovi dati (contributivi, anagrafici o reddituali). Se emerge un importo versato in eccesso, viene richiesto il rimborso.
- Cumuli non ammessi
Alcune prestazioni non possono essere percepite insieme o sono compatibili solo entro determinati limiti di reddito. Ad esempio, la NASpI non è cumulabile con determinati rapporti di lavoro o con pensioni dirette.
- Comunicazioni tardive o omesse
Il cittadino è tenuto a comunicare variazioni di reddito, residenza, stato civile o occupazione. Il ritardo o la mancata comunicazione può comportare l’erogazione di importi non dovuti.
- Errori dell’INPS
Anche l’Istituto può commettere errori di calcolo o di procedura. Sebbene non sia il cittadino a causare l’irregolarità, l’ente può comunque chiedere la restituzione, valutando la buona fede del percettore.
- Aggiornamento dati da altre amministrazioni
Grazie all’incrocio di banche dati (Agenzia delle Entrate, Ministero dell’Interno, ecc.), l’INPS può scoprire incongruenze tra redditi o situazioni familiari dichiarate e quelle effettive, generando la richiesta di rimborso.
Cosa controllare e come agire entro 30 giorni
Ricevuto l’avviso di indebito, i primi 30 giorni sono fondamentali per verificare la correttezza della richiesta e valutare le alternative disponibili.
- Verifica dell’avviso
Occorre controllare con attenzione:
- la causale (motivo dell’indebito);
- il periodo di riferimento;
- l’importo richiesto;
- le modalità di restituzione o contestazione.
Un errore nella motivazione o nel calcolo può rendere l’indebito infondato, totale o parziale.
- Consultare la sezione “Visualizzazione indebiti”
Tramite SPID, CIE o CNS, si può accedere al portale INPS e consultare il servizio Visualizzazione indebiti, che consente di:
- visualizzare il dettaglio delle somme;
- scaricare la documentazione di calcolo;
- controllare eventuali trattenute;
- inviare richieste di chiarimento.
- Richiedere chiarimenti
Se qualcosa non è chiaro, si può contattare l’INPS attraverso:
- il Contact Center (803164 da fisso, 06164164 da mobile);
- il servizio online INPS Risponde;
- PEC o raccomandata alla sede competente.
È opportuno indicare il numero dell’avviso e allegare eventuali documenti che possano supportare la propria posizione.
- Sospensione e ricorso
Se si ritiene che l’indebito sia errato, si può:
- chiedere la sospensione del recupero;
- presentare ricorso entro 30 giorni al Comitato Provinciale INPS (per prestazioni previdenziali) o, in casi più complessi, al Giudice del Lavoro.
Il ricorso deve essere motivato e documentato. In attesa della decisione, l’INPS può sospendere temporaneamente il recupero.
- Rateizzazione del debito
Se invece l’indebito è corretto, ma l’importo è oneroso, è possibile richiedere una rateizzazione entro 30 giorni dalla notifica.
Il piano di rientro può arrivare fino a 60 rate mensili, con importi proporzionati alla situazione economica del richiedente. Le rate vengono trattenute sulla pensione o versate tramite bollettini postali.
Tabella riassuntiva – Ricorso vs Rateizzo
| Situazione | Quando sceglierla | Cosa fare entro 30 giorni | Esito possibile |
| Ricorso (contestazione dell’indebito) | Quando si ritiene che la somma non sia dovuta, o l’errore dipenda da dati non aggiornati o da errate valutazioni dell’INPS. | Presentare ricorso amministrativo (o giudiziario) e chiedere sospensione del recupero. Allegare documenti a supporto (buste paga, dichiarazioni, certificati). | Sospensione o annullamento totale/parziale dell’indebito, se riconosciuto fondato. |
| Rateizzazione (pagamento dilazionato) | Quando l’indebito è corretto ma la somma è elevata o difficile da restituire in un’unica soluzione. | Presentare domanda di rateizzazione all’INPS entro 30 giorni dalla notifica, indicando l’importo e la durata richiesta. | Approvazione del piano di rientro con pagamento mensile fino a 60 rate. Eventuale sospensione delle trattenute fino all’esito della richiesta. |


