In quel mese di marzo di tredici anni fa, il cielo sopra il “Romeo Menti” era carico di una tensione particolare. La Juve Stabia, impegnata nel duro campionato di Serie B, doveva scacciare i “cattivi pensieri” di una classifica che iniziava a farsi pesante. Di fronte, in quella notte del 28 marzo, arrivò il Modena del neo-tecnico Walter Novellino, un nome che in Campania evocava grandi ricordi per i suoi trascorsi a Napoli.
La partita fu fin da subito un duello di nervi e cuore. Gli occhi di tutto lo stadio erano puntati su Simone Colombi, il portiere del Modena e grande ex della sfida. La Juve Stabia giocò un primo tempo arrembante, “bella di notte” come spesso accadeva, ma il muro canarino pareva insuperabile.
Fu nella ripresa che la storia cambiò marcia. All’inizio del secondo tempo, l’arbitro assegnò un calcio di rigore vitale per le Vespe. Sul dischetto si presentò lo specialista Di Cuonzo. Il respiro del Menti si fermò mentre Colombi, con un riflesso felino, riuscì a intercettare la conclusione. Ma il destino aveva deciso che quella sarebbe stata la notte della liberazione.
Sulla respinta del portiere, il più lesto di tutti fu lui: Fabio Caserta. Da vero leader, da trascinatore instancabile di quella stagione, l’Ammiraglio si avventò sulla palla come un predatore d’area di rigore, scaraventandola in rete per l’1-0. Fu il boato della liberazione, il momento in cui la “maledizione Colombi” andò finalmente in frantumi.Quel gol non fu solo un punto sul tabellino, ma il sigillo su una vittoria fondamentale. Caserta si prese la squadra per mano e, con l’autorità di chi non teme la tempesta, condusse la nave gialloblù verso porti più sicuri. Quei tre punti furono il carburante necessario per blindare la classifica e regalare alla città una salvezza tranquilla.


