La stagione 1992-1993 rappresenta, nel bene e nel male, il simbolo dell’ambizione sfrenata del Milan di Silvio Berlusconi. Dopo lo scudetto dei record dell’anno precedente, la dirigenza rossonera decise di alzare ulteriormente l’asticella, operando sul mercato una campagna acquisti sontuosa: arrivarono a Milano campioni del calibro di Jean-Pierre Papin, Dejan Savićević, Zvonimir Boban e Gianluigi Lentini (acquistato per la cifra record di 18,5 miliardi di lire). Fu anche l’anno dell’addio al calcio giocato di Carlo Ancelotti, pronto a intraprendere la sua leggendaria carriera in panchina.
Il dominio in Italia e la fine di un’era
Il Milan di Fabio Capello si presentò ai nastri di partenza con un unico obiettivo: vincere tutto. E in Italia, per gran parte della stagione, sembrò davvero possibile. Il campionato fu dominato sin dalle prime giornate, chiudendo un girone d’andata da record con 31 punti.
La squadra divenne il simbolo di un’invincibilità che sembrava non dover finire mai: proprio in quella stagione, però, si interruppe la leggendaria serie di 58 risultati utili consecutivi, spezzata dal Parma di Faustino Asprilla. Nonostante il rallentamento nel girone di ritorno, il Milan riuscì comunque a cucirsi il tricolore sul petto con una giornata d’anticipo, precedendo l’Inter di 4 lunghezze.
L’anno di Marco van Basten
Il volto di quella stagione rimane inesorabilmente quello del “Cigno di Utrecht”, Marco van Basten. Nonostante un calvario di infortuni alla caviglia che lo costrinse a operarsi in Belgio, il fuoriclasse olandese regalò sprazzi di calcio divino: 20 gol in sole 22 presenze, la conquista del FIFA World Player e il suo terzo Pallone d’Oro. Purtroppo, la finale di Champions League contro l’Olympique Marsiglia segnò la sua ultima, sofferta apparizione su un campo da calcio, chiudendo prematuramente una carriera leggendaria.
L’amarezza di Monaco di Baviera
Se in Italia il dominio fu totale, il percorso europeo ebbe un sapore di tragedia greca. Il Milan arrivò alla finale di Champions League di Monaco di Baviera dopo un cammino immacolato: 10 vittorie su 10 partite, con 23 gol fatti e uno solo subito.
Tuttavia, nell’atto finale contro l’Olympique Marsiglia, una squadra stanca e acciaccata dovette arrendersi al colpo di testa di Basile Boli.
Il 1992-1993 resta un anno spartiacque: fu la stagione che consacrò la profondità della rosa rossonera — capace di far ruotare ben 18 giocatori con più di 10 presenze — e che segnò, contemporaneamente, l’inizio della fine per alcuni dei protagonisti più amati. Un’annata che ha alternato il trionfo dello scudetto alla malinconia per l’addio forzato di un campione immenso come van Basten, confermando come il calcio sappia essere, al contempo, sublime e crudele.
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