Nel calcio, a volte, i segnali del destino si manifestano già alle prime battute. Per la Juve Stabia, la fine di agosto del 2013 rappresentò il primo atto di un dramma sportivo che nessuno, in quel pomeriggio assolato al “Menti”, avrebbe mai voluto immaginare.
Un debutto casalingo amaro
Le Vespe arrivavano alla prima sfida interna con il morale ferito dalla pesante sconfitta per 3-0 rimediata a Pescara. C’era voglia di riscatto, c’era il pubblico delle grandi occasioni a spingere la squadra di Piero Braglia, ma lo Spezia si rivelò un ospite cinico e spietato.
La partita fu un monologo di sfortuna per i gialloblù. Nonostante una prestazione generosa e il cuore gettato oltre l’ostacolo, lo Spezia riuscì a passare al “Menti” con il risultato di 1-2.
Il fattore Diop e i rimpianti
In quella serata, una delle poche luci nel buio fu Abou Diop. L’attaccante senegalese giocò una partita di altissimo livello, lottando su ogni pallone e dimostrandosi in serata di grazia. Il suo gol e le sue giocate spettacolari fecero sperare i tifosi fino all’ultimo secondo, ma non bastarono a ribaltare un punteggio che sembrava stregato.
La Juve Stabia masticò amaro per una sconfitta immeritata, figlia di episodi sfortunati e di una mira che quel giorno proprio non ne voleva sapere di assistere le punte stabiesi.
L’antipasto di una stagione difficile
Quello 1-2 interno fu, col senno di poi, l’antipasto amaro di una stagione dove “tutto girò storto”. Fu l’inizio di una serie di sfortunati eventi, infortuni e partite decise da dettagli avversi che portarono la Juve Stabia a vivere una delle annate più complicate della sua storia recente. Quel match contro lo Spezia rimase il simbolo di un’annata in cui la sfortuna sembrò aver preso fissa dimora a casa Vespe.


