Tra i miti greci che ci sono stati consegnati come immagine e monito di vita e amore spicca la storia di Dioniso (Bacco nella versione latina) e Arianna.
Il mito di Bacco e Arianna: il plot
Lei, principessa cretese figlia del re Minosse alle prese con gli ingannevoli tranelli di un amante irriverente; lui, Teseo, un eroe davanti ad un’impresa impossibile: sconfiggere il minotauro e uscire dal labirinto in cui era stato rinchiuso.
Arianna, invaghitasi del giovane eroe, gli presta l’artificio del filo rosso (nel tempo divenuto metafora ed immagine di legami indissolubili) affinché potesse facilmente ritrovare la via d’uscita ricevendo in cambio la promessa di una nuova vita accanto all’eroe tanto bramato.
In seguito alla riuscita dell’impresa, Teseo, partito con la principessa per l’isola di Nasso, la abbandona lì quando lei si addormenta condannandola ad una tristezza irreparabile.
L’abbandono di Arianna: fine o nuovo inizio?
Risvegliatasi Arianna e scopertasi sola, si abbandona ai lamenti di una donna persuasa ed ingannata convinta di essere destinata alla morte. Ma un dio aveva disegnato per lei un destino diverso.
Dioniso vedendola se ne innamora perdutamente così che decide di porre fine alla sua sofferenza. Il dio, dopo essersi unito a lei, la prende in moglie, le dona l’immortalità e le conferisce una corona.
Dall’antichità greca all’umanesimo italiano: la trasposizione poetica del mito
Molteplici sono le letture attraverso cui il mito in questione è stato riproposto ed interpretato. Esso si configura sicuramente come simbolo del contrasto tra un amore umano, effimero ed ingannevole ed uno divino che è al contrario stabile e certo.
Il mito, inoltre, prevedendo per Arianna il ritorno, anzi l’inizio, di una vita che non abbia più nulla in comune con la misera esistenza umana, fissa come exemplum l’inesorabile riscatto di colei che era apparsa come umile vittima.
Il racconto, nella sua interpretazione di rinascita e riscatto, viene rielaborato dall’umanesimo fiorentino dalla celebre figura di Lorenzo De’ Medici, meglio noto come il Magnifico.
Il celebre uomo politico, dilettandosi con la stesura di canti carnevaleschi, compone il Trionfo di Bacco e Arianna. Si tratta di un componimento pensato per accompagnare la sfilata del carro delle due divinità in occasione del Carnevale.
Il Trionfo come monito di vita
Il testo recitando la celebre espressione “chi vuol essere lieto sia, di domani non c’è certezza” ispirandosi al monito oraziano, spinge, in nome dell’amore e della vita sbocciata tra Bacco e Arianna, a non abbandonarsi ai crucci, ma godere dei frutti di un’esistenza il cui esito potrebbe essere più vicino che mai.
Il canto, in linea con la morale del carpe diem, tratta di una felicità che è vista tuttavia in negativo. Il senso non è quello di abbandonarsi alla dissolutezza di una vita sfrenata, quanto quello di godere, anzi di fruire, dei beni e delle esperienze positive che ogni giorno si ha l’opportunità di vivere al fine di non sprecare neanche un solo istante di un tempo che non concede seconde possibilità.
Dioniso e Arianna: la rappresentazione iconografica di Tiziano
Il mito si trova anche in un dipinto esposto alla National Gallery nella città di Londra. Il dipinto, risalente ad un periodo tra il 1520-1523, è stato realizzato dal celebre pittore Tiziano. Realizzato per il camerino d’alabastro di Alfonso I d’Este, raffigura Arianna in seguito all’abbandono.
La principessa si aggira sull’isola mentre la parte destra del dipinto è popolata da varie figure e su di un carro trainato da ghepardi incedono baccanti e satiri. Il dipinto è inoltre chiaramente ispirato alla pratica dei Trionfi (stesso contesto della rielaborazione del Magnifico).
In cielo spicca la costellazione che, secondo la tradizione mitica, si è creata in seguito al lancio della corona che Dioniso ha donato ad Arianna.


