Ci sono calciatori che segnano gol e calciatori che segnano epoche. Giorgio Corona appartiene, senza dubbio, alla seconda categoria. Per lui, Juve Stabia-Catanzaro non potrà mai essere una partita come le altre; è il derby del suo cuore, la sfida tra due piazze che lo hanno eletto a sovrano indiscusso dell’area di rigore.
L’epopea giallorossa: La nascita di un mito (2003-2006)
A Catanzaro, il nome di Corona evoca ricordi di una scalata leggendaria. In tre stagioni, l’attaccante palermitano è diventato l’incubo delle difese avversarie e l’idolo assoluto del “Ceravolo”. È stato lui il trascinatore della promozione in Serie B nel 2004, firmando goal pesanti e spettacolari che hanno riportato le Aquile nel calcio che conta. Con la maglia giallorossa ha vissuto gli anni della consacrazione, dimostrando che per lui il gol non era un’opzione, ma una sentenza.
Il ruggito con le Vespe: Il ritorno del Re (2010-2011)
Dopo aver girato l’Italia a suon di reti, nel 2010 “Re Giorgio” scelse Castellammare di Stabia per un’altra missione impossibile. Sotto l’ombra del Faito, Corona portò carisma, esperienza e quel senso del gol rimasto intatto negli anni. Fu uno dei grandi protagonisti della splendida cavalcata della Juve Stabia di Piero Braglia, culminata con la storica vittoria dei playoff di Serie C contro l’Atletico Roma al “Flaminio”. Anche al “Menti”, Corona ha lasciato un solco indelebile, entrando nel pantheon degli attaccanti più amati di sempre. Inoltre il bomber in quella stagione vinse anche la Coppa Italia di categoria.
Una partita speciale per un bomber eterno
Oggi che Juve Stabia e Catanzaro si affrontano per obiettivi prestigiosi in Serie B, la figura di Giorgio Corona si staglia come il ponte ideale tra queste due realtà. Un attaccante vecchio stampo, capace di vincere e divertire, ma soprattutto di rispettare le maglie che ha indossato con una professionalità esemplare.
Per i tifosi stabiesi e catanzaresi, Corona resta il simbolo di un calcio romantico e passionale. Sabato, quando le due squadre scenderanno in campo, un pezzetto di cuore di “Re Giorgio” sarà su entrambi i fronti, a testimonianza di una carriera dove la potenza del tiro era pari solo alla grandezza dell’uomo.
“È la mia partita”, sembrano dire i suoi ricordi. Ed è difficile dargli torto: perché se Catanzaro lo ha lanciato nell’olimpo, Castellammare lo ha confermato leggenda.


