Milano è ancora una volta ai piedi dei giganti. Quella che si è appena conclusa non è stata una semplice stagione di calcio, ma una sinfonia perfetta, un’opera d’arte dipinta sul prato di San Siro e rifinita nei dettagli più preziosi su ogni campo d’Italia. L’Inter scrive una nuova pagina leggendaria della sua storia recente, centrando uno splendido e memorabile Double: uno Scudetto dominato con classe e la conquista della Coppa Italia.
Yann Sommer 6:Il portiere svizzero, pur mantenendo una fondamentale affidabilità di base, ha perso quella brillantezza felina e quella continuità che lo avevano reso un muro invalicabile negli anni passati.
Josep Martínez 7: L’identikit perfetto del secondo portiere moderno. Lavora nell’ombra per mesi.Quando i riflettori si accendono improvvisamente su di lui, risponde da campione. La semifinale di Coppa Italia contro il Como è il suo capolavoro stagionale.
Raffaele Di Gennaro SV: Partecipa alla festa contro il Verona e bagna il suo esordio stagionale con una pareggio.
Difensori
Denzel Dumfries 7.5: Un fattore di potenza pura. La sua stagione è divisa in due capitoli: il vuoto pneumatico lasciato durante il suo stop forzato e la sinfonia travolgente che la squadra ha ripreso a suonare al suo rientro. Quando c’è Denzel sulla fascia destra, il ritmo del gioco cambia completamente.
Stefan de Vrij 6.5:Il professore della difesa. Non ha bisogno di urlare per farsi sentire: gli bastano il posizionamento, la lettura anticipata delle giocate e un’intelligenza tattica fuori dal comune. Un elemento preziosissimo che, sia da titolare che da subentrante, si è messo “al servizio della squadra” con una professionalità esemplare.
Francesco Acerbi 6: Un gladiatore moderno. Nonostante l’anagrafe avanzi, il suo rendimento non cala di un centimetro. Acerbi offre un contributo fondamentale alla squadra, unendo una ferocia agonistica d’altri tempi a una lucidità tattica straordinaria. Quando la partita si fa dura e c’è da battagliare con i centravanti più fisici del campionato, lui risponde sempre presente.
Alessandro Bastoni 7: Sempre una garanzia. Definirlo semplicemente un “difensore” è ormai riduttivo e anacronistico. Bastoni unisce la solidità nei duelli a una qualità da regista aggiunto che pochissimi centrali al mondo possono vantare. Una certezza assoluta, un pilastro insostituibile sia per il presente che per il futuro.
Carlos Augusto 6.5:L’uomo ovunque. Che venga schierato da esterno a tutta fascia (terzino di spinta) o da braccetto nella difesa a tre, il treno brasiliano fa sempre la sua onesta figura. Un calciatore di un’importanza strategica vitale per l’allenatore, capace di garantire equilibrio, corsa e flessibilità tattica in qualsiasi momento della partita.
Yann Aurel Bisseck 7:Una crescita esponenziale. Se lo scorso anno aveva lasciato qualche legittimo dubbio legato al rendimento e a qualche fisiologica sbavatura d’esperienza, in questo campionato ha rasentato la perfezione. Sicuro dietro, dominante fisicamente e incredibilmente abile e letale quando si spinge in avanti. Una risorsa d’élite per il presente e una miniera d’oro per il futuro.
Manuel Akanji 7,5:Una cattedra in mezzo alla difesa. Manuel Akanji ha disputato una stagione monumentale, confermandosi un difensore di livello mondiale. Unisce un’esperienza internazionale d’élite a una classe e una qualità tecnica nel palleggio che lo rendono il prototipo perfetto del centrale moderno. Quando c’è lui in campo, la difesa gioca con una serenità assoluta.
Federico Dimarco 9: Una stagione da extraterrestre. Definirlo “esterno sinistro” è un insulto al calcio: Dimarco è stato un regista occulto, un attaccante aggiunto, il re degli assist e, soprattutto, l’anima dell’Inter. Ha unito un attaccamento viscerale alla maglia a prestazioni di un livello tecnico stratosferico. Una stagione semplicemente incredibile.
Matteo Darmian 6: L’usato sicuro che ogni allenatore della storia del calcio vorrebbe avere in rosa. In questo campionato ha trovato meno spazio, accettando il ruolo di retroguardia con la solita, impeccabile professionalità. Ma se si guarda a quello che ha dato in questi anni all’Inter, il voto è solo uno: 10. Un esempio di interismo, serietà e affidabilità totale.
Centrocampisti
Luis Henrique 6: Un’annata vissuta sul filo del rasoio. Luis Henrique non ha convinto del tutto, mostrando ancora dei limiti di continuità e di cattiveria sotto porta, ma al tempo stesso non ha fatto malissimo. Ha garantito quel lavoro di gamba e quel minutaggio necessari per far rifiatare i titolari, portando a casa una sufficienza onesta.
Davide Frattesi 6: Un leone in gabbia. Se nella scorsa stagione era stato l’uomo della provvidenza, il re dei goal pesanti oltre il novantesimo e l’arma letale a partita in corso, in questa stagione ha trovato pochissimo spazio. La sufficienza premia la sua professionalità e l’impegno, ma resta il rammarico per non averlo visto incidere con la continuità del recente passato.
Henrikh Mkhitaryan 6.5:Il cervello silenzioso del centrocampo. In una stagione in cui le praterie per correre sono state inevitabilmente meno rispetto al passato, l’armeno ha saputo compensare con una dote che non svanisce mai: l’intelligenza tattica. Garantisce un bagaglio di esperienza e saggezza calcistica monumentale ogni volta che scende in campo, confermandosi l’equilibratore perfetto per l’allenatore.
Andy Diouf 6.5:Dinamismo puro ed encomiabile spirito di sacrificio. Diouf si è rivelato una risorsa preziosissima nel corso del campionato, venendo impiegato in diversi ruoli della mediana senza mai perdere la bussola. Tanta corsa, muscoli e un grande impegno che è stato enormemente apprezzato sia dallo staff tecnico che dal pubblico. Una stagione di sostanza.
Petar Sučić 7:Eleganza e bellezza al potere. Il centrocampista ha disputato una stagione di altissimo profilo, imponendosi come il custode dello stile della mediana. Pochi goal nel suo tabellino, è vero, ma tutti di una bellezza accecante: tre autentiche meraviglie che sono rimaste impresse negli occhi dei tifosi e che testimoniano una qualità balistica fuori dal comune.
Nicolò Barella 7.5:Quando la stagione entra nel vivo e la temperatura in campo si alza, lui non si scotta: si accende. Nel momento caldo dell’anno, sveste i panni del “motorino” di centrocampo per indossare quelli del leader assoluto. Trascina i compagni con una foga agonistica contagiosa, recuperando palloni sanguinosi e trasformandoli immediatamente in azioni d’attacco. Non è solo corsa e polmoni; c’è una lucidità calcistica nei momenti chiave che pulisce il gioco e dà ossigeno alla manovra quando la palla scotta. Uomo ovunque, l’anima di questa squadra.
Piotr Zieliński 8:Quando l’Inter si inceppa, la manovra si fa farraginosa e la luce sembra spegnersi, ci pensa lui ad accendere i riflettori. Si carica l’intera squadra sulle spalle con la personalità dei grandi campioni, trasformando la pressione in pura classe. Non si limita a tessere la tela a centrocampo, ma incide dove fa più male: sul tabellino dei marcatori. Goal pesantissimi e di un’importanza capitale, come la firma d’autore nel big match contro la Juventus e quella perla assoluta contro il Verona, una rete di bellezza rara che unisce tecnica purissima e coordinazione da applausi. Quando il gioco si fa duro, il polacco tira fuori la bacchetta magica.
Hakan Çalhanoğlu 8.5:La sua assenza per infortunio è stata la prova del nove del suo valore: senza di lui la squadra ha perso ritmo, geometria e certezze, navigando a fari spenti. Ma il vero manifesto della sua importanza è stato il rientro in campo. Quando c’è lui, la musica cambia. Ha ripreso in mano le chiavi del centrocampo con una personalità straripante, dettando i tempi di gioco come solo i top player mondiali sanno fare. E poi c’è quella perla: il goal contro la Roma. Una prodezza balistica per coordinazione, tecnica e potenza, un pezzo di bravura da tagliare, registrare e mostrare nelle scuole calcio per insegnare come si calcia un pallone. Insostituibile e totale.
Attaccanti
Marcus Thuram 8.5:Un avvio di stagione col freno a mano tirato, dove è parso opaco.Ma i cavalli di razza si vedono sulla lunga distanza. Quando la palla ha iniziato a pesare un quintale e la stagione è entrata nel suo imbuto decisivo, il francese ha cambiato marcia. Il finale di stagione è un suo monologo assoluto: si è caricato l’attacco sulle spalle, demolendo le difese avversarie con uno strapotere fisico e una fame di goal devastante. Reti pesantissime, decisive, che hanno letteralmente trascinato l’Inter verso i suoi obiettivi. Ha trasformato i dubbi iniziali in standing ovation.
Lautaro Martiez 9: Un’annata da film. Proprio sul più bello, nel momento di massima forma, la sfortuna e un infortunio hanno provato a fermarlo. Ma il destino aveva altri piani per il Capitano. È tornato stringendo i denti, con la fame di chi sa che la storia non aspetta, e si è ripreso la scena da protagonista assoluto. Il goal decisivo per alzare la Coppa Italia è il manifesto della sua stagione: ferocia, tempismo e classe pura. Questo storico Double Scudetto-Coppa Italia porta indelebile la sua firma dorata. Ha trascinato la squadra non solo con i goal, ma con il carisma e il peso di una maglia che onora ogni secondo. Cuore di Capitano, leggenda nerazzurra.
Pio Esposito 7:Buttato nella mischia senza paura, il ragazzino ha risposto presente con la personalità del veterano. Non ha risentito minimamente del peso della maglia o delle pressioni, mettendo in mostra un repertorio completo: protezione della palla, sponde intelligenti per i compagni e un grandissimo senso della posizione in area di rigore. Ogni minuto speso in campo è stato un concentrato di fame, corsa e sprazzi di classe pura. Ha ampiamente dimostrato di poter stare a questi livelli e di avere un futuro brillantissimo davanti a sé. Niente male davvero, l’Inter ha in casa un piccolo gioiello. Predestinato.
Ange-Yoan Bonny 6: L’impatto con la stagione era stato da stropicciarsi gli occhi: dinamismo, inserimenti e una freschezza che aveva subito conquistato tutti, lasciando intravedere potenzialità enormi. Poi, però, qualcosa si è inceppato. Con il passare dei mesi la benzina è sembrata calare e la sua presenza in campo si è fatta via via più opaca. Si è letteralmente perso sul più bello, smarrendo quella cattiveria sotto porta che lo aveva contraddistinto all’inizio e subendo un lungo digiuno dal goal. Resta una sufficienza piena per quanto fatto vedere nella prima parte, ma con il rimpianto di non averlo visto continuo fino alla fine.
All Cristian Chivu 9: Salire sulla panchina dell’Inter e reggere le pressioni di San Siro al primo anno tra i grandi è roba per pochi; farlo alzando al cielo due trofei è roba da predestinati. Chivu ha dimostrato una maturità tattica e una gestione del gruppo da veterano della panchina. Ha saputo valorizzare i senatori, ha rigenerato chi sembrava perso e ha lanciato i giovani senza paura quando ce n’era bisogno. La squadra ha rispecchiato il suo carattere: solida, affamata e spietata nei momenti decisivi. Conquistare un Double alla sua prima vera stagione in prima squadra non è solo “non male”, è un capolavoro assoluto che lo proietta nell’élite degli allenatori. Predicatore di successi.
Gli altri
Issiaka Kamate, Matteo Cocchi, Leonardo Bovo, Matteo Spinaccè, Mattia Mosconi, Matteo Lavelli I ragazzi si spera del futuro che hanno dato il loro contributo nel corso della stagione.


