Con 155 voti favorevoli passa alla Camera il disegno di legge sul “nucleare sostenibile”. Il governo Meloni punta all’approvazione definitiva entro l’estate, ma esplode la battaglia politica sulle scorie e sui territori. A oltre trent’anni dall’addio all’energia atomica sancito dai referendum, l’Italia compie il primo passo formale verso il ritorno al nucleare. Giovedì 4 giugno 2026, la Camera dei Deputati ha approvato il disegno di legge delega in materia di “energia nucleare sostenibile”. I voti a favore sono stati 155, 86 i contrari e 8 gli astenuti. Ora il testo passa all’esame del Senato, con l’obiettivo dichiarato della maggioranza di incassare il via libera definitivo prima della pausa estiva.
Piccoli reattori e non mega centrali. Resta il dubbio gestione rifiuti radioattivi
Il provvedimento, promosso dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, non autorizza l’immediata accensione di nuovi reattori, ma ridisegna radicalmente la cornice normativa italiana, con l’installazione di piccoli reattori. Se approvata in via definitiva, la legge concederà all’esecutivo un anno di tempo per scrivere i decreti attuativi che dovranno regolare tre pilastri: la produzione energetica, la ricerca sulla fusione e la gestione dei rifiuti radioattivi.
Il voto ha spaccato il Parlamento. Se la maggioranza ha votato compatta — trovando anche la sponda di Azione — il resto delle opposizioni ha eretto un muro. PD, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra (AVS) hanno espresso un voto nettamente contrario, parlando di una scelta rischiosa. Anche il Wwf Italia si è espresso contro il nucleare in Italia, definendola una scelta che farà perdere tempo e soldi.


