Mentre il conto alla rovescia si fa sempre più serrato, la città e il pianeta azzurro iniziano a respirare l’atmosfera del Centenario della SSC Napoli. Cento anni di una storia viscerale, fatta di passioni indescrivibili, cadute e rinascite. E se si parla di rinascita, c’è un nome, un volto e un tatuaggio che scalcaldano istantaneamente il cuore di ogni tifoso: Ezequiel “El Pocho” Lavezzi.
L’argentino, che ha recentemente riassaporato l’erba dello Stadio Diego Armando Maradona sfilando sotto la Curva B in un evento di beneficenza, incarna alla perfezione l’essenza dell’anima partenopea: anarchico, funambolico, generoso e assolutamente folle.
L’elettricità che riaccese Fuorigrotta
Arrivato nell’estate del 2007 da semisconosciuto dal San Lorenzo, Lavezzi ci mise pochissimo a far capire che l’asse Buenos Aires-Napoli non si era mai spezzato. In un San Paolo che riassaggiava la Serie A dopo gli anni bui del fallimento e della Serie C, Il Pocho portò una scarica di elettricità pura.
Non era un bomber implacabile, ma la sua importanza andava ben oltre i numeri (48 gol in 188 presenze). Lavezzi era l’uomo della superiorità numerica, il fulmine che spaccava in due le difese avversarie, il calciatore capace di trascinare da solo la squadra e l’intero stadio con una progressione palla al piede delle sue. Con Hamsik e Cavani ha guidato il “Napoli dei Tre Tenori”, riportando il club nell’élite del calcio europeo e sollevando al cielo la Coppa Italia del 2012, il primo trofeo dell’era De Laurentiis.
Un amore “soffocante” e immortale
Che il legame tra Lavezzi e Napoli sia unico lo dicono i fatti, ma anche i divertenti aneddoti di una passione cittadina che a volte diventava persino difficile da gestire per lo stesso calciatore.
Il simbolo perfetto per il Centenario
Il Napoli che si avvicina al secolo di vita deve moltissimo a quel ragazzo con il numero 7 sulle spalle. Se Diego Armando Maradona rimarrà per sempre il Dio indiscusso e irraggiungibile della religione azzurra, Lavezzi è stato l’idolo terreno che ha adottato le nuove generazioni, traghettando i tifosi più giovani dal mito del passato alla splendida realtà del presente.
Nelle celebrazioni che accompagneranno il club verso questo storico compleanno, lo scatto felino del Pocho merita un posto d’onore. Perché nessuno, negli ultimi vent’anni, ha fatto divertire e innamorare Napoli nello stesso modo, con quel sorriso scugnizzo e quel modo di giocare a pallone che profumava di strada, di libertà e di gioia pura.


