I risultati dei test Invalsi per l’anno scolastico 2025-2026 confermano che i livelli pre-Covid sono ancora lontani. Crollano le competenze di base nella scuola primaria, mentre migliorano l’inglese, il digitale e cala la dispersione scolastica. I livelli pre-pandemia restano ancora un miraggio per una parte significativa degli studenti italiani. È questo il verdetto principale che emerge dagli ultimi dati Invalsi 2025-2026, una fotografia in chiaroscuro del nostro sistema scolastico che oscilla tra preoccupanti campanelli d’allarme e incoraggianti segnali di ripresa.
Il crollo delle elementari: l’emergenza matematica
Il dato più critico e inaspettato arriva proprio dai primi anni di scuola. La scuola primaria mostra ferite profonde, in particolare nella comprensione dei numeri e del calcolo: quasi il 40% dei bambini non raggiunge le competenze di base in matematica.
Si tratta di un vero e proprio scivolone strutturale, che fa registrare un calo di 8-10 punti percentuali rispetto al 2019. Questo divario evidenzia come le difficoltà accumulate negli ultimi anni abbiano colpito duramente le fasce d’età più giovani, quelle che avrebbero dovuto gettare le fondamenta del proprio percorso di studi proprio nel periodo più complesso per la scuola italiana.
Le note positive: inglese, digitale e il riscatto del Mezzogiorno
Non mancano, tuttavia, i motivi per guardare al futuro con moderato ottimismo. Se le elementari faticano, altre aree del sistema mostrano una notevole capacità di reazione:
-
Il riscatto del Sud: Le regioni meridionali invertono la tendenza degli scorsi anni, mostrando progressi significativi e accorciando le distanze con il resto del Paese.
-
Lingue e tecnologia: Migliorano le competenze in inglese e nelle discipline digitali, complice probabilmente la spinta alla digitalizzazione che ha investito la scuola nell’ultimo quinquennio.
Superiori in ripresa e calo della dispersione
Spostando lo sguardo verso la fine del percorso scolastico, i dati si fanno più rassicuranti. Gli studenti delle scuole superiori sono in miglioramento: si registra infatti un netto recupero sia in italiano sia in matematica. L’ottima notizia dell’anno riguarda la dispersione scolastica, che scende all’8,2%. Un traguardo storico che dimostra come, nonostante le difficoltà, la scuola sia riuscita a mantenere salda la sua funzione inclusiva, trattenendo tra i banchi una quota sempre maggiore di ragazzi.
La sfida per i prossimi anni appare dunque tracciata: se le superiori stanno pian piano guarendo, è sulla scuola primaria che bisognerà concentrare investimenti e riforme per evitare che le lacune dei più piccoli diventino insuperabili.


