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Dopo le persistenti proteste degli ultimi giorni causate dal cosiddetto “Rickyleaks”, chiamato anche “Telegramgate” o “Chatgate”, il governatore dell’isola di Porto Rico, Ricardo Roselló ha annunciato le sue dimissioni effettive a partire dal 2 agosto. L’annuncio è stato dato in televisione. Al centro delle polemiche la diffusione di circa 900 pagine di chat del governatore piene di insulti sessisti e omofobi e con piani per screditare la stampa inviate ai suoi più stretti collaborati del Nuovo Partito Progressista (una forza politica che vorrebbe fare dell’isola il 51esimo stato americano). Roselló sarà sostituito dal ministro della Giustizia Wanda Vazquez.

 

Le proteste degli ultimi giorni

Da giorni decine di migliaia di portoricani si riversano per le strade di San Juan per chiedere le dimissioni del governatore. La rabbia contro la corruzione politica dell’isola e la pubblicazione delle chat del governatore si sono uniti alla diffusa indignazione nei confronti di un’amministrazione che ha perso definitivamente la sua credibilità mettendo a rischio l’assegnazione degli aiuti federali da Washington in un paese che non si è ancora risollevato dai danni causati dall’uragano Maria del 2017. Una protesta che ha coinvolto non solo l’arcipelago ma anche tutti i portoricani che vivono negli USA.

La gestione fiscale dell’isola negli ultimi decenni ha provocato un esponenziale aumento del debito pubblico che ha portato la debole economia alla bancarotta. A questo si è aggiunto l’uragano Maria, che nel settembre del 2017 ha devastato l’interno arcipelago causando l’emigrazione di moltissimi abitanti, per sfuggire alla fame. L’isola, bottino della guerra ispano-americana, del 1898, ottenne una parziale autonomia settanta anni fa. Ma ancora oggi molti ritengono che questo territorio, dove vivono tre milioni di persone, sia una colonia statunitense.

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Il “Rickyleaks”

Lo scorso 13 luglio il Centro di Giornalismo Investigativo di Porto Rico ha pubblicato una serie di messaggi (circa 900 pagine) tra il governatore e undici suoi collaboratori, utilizzando la chat Telegram, pieni di contenuti sessisti e omofobi. Per esempio contro la sindaca Carmen Yulin Cruz o contro la pop star Ricky Martin.  Ma alcuni messaggi erano intrisi anche di pesante sarcasmo nei confronti delle vittime dell’uragano Maria, “ammucchiati” negli Istituti di medicina Legale per mancanza di personale. In altri messaggi si trova la conferma di favoritismi, assegnazioni clientelari e tangenti, mentre in altri pesanti insulti a funzionari e giornalisti. In particolare si discuteva apertamente di come manipolare i mezzi d’informazione e colpire gli avversari sui social network.

 

Le possibili conseguenze

Il Paese sta vivendo un risveglio senza precedenti che alimenta una voglia di riscatto dopo gli eventi drammatici cha hanno flagellato l’arcipelago. Molti dei manifestanti sono ragazzi nati nel nuovo millennio che non hanno conosciuto altro che la crisi economica. La richiesta di un governo onesto è il punto di convergenza di una popolazione prostrata. Secondo molti analisti potrebbe mutare anche l’attuale assetto politico locale basato sulla contrapposizione dei due partiti politici principali: quello del governatore dimissionario, Nuovo Partito Progressista di centrodestra, e il Partito Popolare Democratico di centrosinistra che vorrebbe mantenere Porto Rico come “libera associata” agli USA, ma con miglioramenti. Una spinta al cambiamento che vorrebbe vedere cancellate anche alcune leggi penalizzanti per gli abitanti a favore degli USA.

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