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Il pubblico del Teatro Carlo Felice ha riservato una festosa accoglienza anche all’opera rossiniana Il Barbiere di Siviglia, un successo che è per certi aspetti implicito nella proposizione di un’opera popolare come questa, ma che – riteniamo – è dipeso anche dalla ricomparsa sul palcoscenico di regie sintonizzate sulla più rassicurante tradizione e, nel caso del Barbiere, dalla presenza di una buona e omogenea compagnia di canto, che ha cognizione di cosa sia la vocalità rossiniana e degli strumenti necessari per affrontarla correttamente.

Quello che sorprende sempre nelle opere comiche di Rossini è il rapporto della musica con la parola, soprattutto in relazione alle radici settecentesche della commedia musicale e – nel nostro caso – in riferimento all’archetipo del Barbiere definito alla fine del Settecento dal duo Mozart-Da Ponte.

Le mozartiane nozze di Figaro conservano infatti intatto un profondo legame con la commedia recitata, quasi a voler sottolineare la fede tutta illuministica nella capacità della parola, in Rossini invece la parola è quasi travolta dal caos delle relazioni tra i personaggi: ciascuno parla per sé, nessuno capisce niente perché spesso la parola diventa puro suono privo di senso, soprattutto in quegli esilaranti esercizi di parossistica sillabazione del testo che Rossini inserisce nei concertati.

Lo spettacolo ha il grande merito di lasciar parlare la musica, senza inquinare l’azione di trovatine comiche da avanspettacolo di cui spesso abbondano gli allestimenti di questo capolavoro.

Sul palcoscenico tutti gli interpreti sono ben consapevoli di cosa significhi cantare Rossini, di cosa sia il cosiddetto “belcanto” e soprattutto di come vadano affrontate le insidiose colorature. Il baritono si destreggia abilmente nei panni di Figaro, sia sul piano vocale che su quello scenico.

Le vicende sono note: un amore improvviso, le difficoltà per raggiungerlo, camuffamenti, intrighi, bagatelle, un uomo di buon cuore e furbo che aiuta gli innamorati e, infine, come vuole la tradizione, l’amore che trionfa. Il tutto con i bellissimi testi del libretto di Cesare Sterbini. Dietro ai personaggi finti e reali – perché Il Barbiere di Siviglia è anzitutto una storia di camuffamenti e mascheramenti.

Alla fine dell’Opera tantissimi applausi  e una grandissima emozione da parte di un immenso pubblico genovese al Teatro Carlo Felice di Genova.

(Foto di Marcello Orselli)

 

 

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