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Il Segretario di Stato USA, Mike Pompeo ha apertamente accusato l’Iran degli attacchi compiuti con dei droni a due dei più importanti impianti petroliferi sauditi affermando che dietro l’attacco si celerebbe la longa manus di Teheran e che l’impegno diplomatico degli ultimi mesi di Hassan Rohani e Mohammad Javad Zarif sarebbe solo una copertura.

Gli attacchi con i droni e le perdite economiche

I ribelli Houthi yemeniti (formazione filo-iraniana che dal 2015 combattono in Yemen contro una coalizione a guida saudita) hanno rivendicato l’attacco portato avanti con dei droni a due tra i più importanti centri petroliferi sauditi: Abqaiq e Kharais. Il primo rappresenta il più grande impianto per la stabilizzazione del petrolio capace di lavorare a piano regime 7 milioni di barili al giorno, mentre il secondo possiede una capacità di produzione di 1 milione di barili quotidiani. Il nuovo ministro dell’Energia saudita, Abdulaziz bin Salman, ha affermato che a seguito della distruzione gli impianti si sono fermati causando una dura frenata nella produzione petrolifera del paese. La perdita potrebbe aggirarsi intorno ai 5,7 milioni di barili al giorno dimezzando in tale maniera la normale produzione. La Saudi Aramco, la compagnia nazionale di idrocarburi, ha reso noto in un comunicato che inevitabilmente verranno usate le riserve. L’attacco ha inoltre causato il crollo della borsa di Riad e anche quella di Dubai registra un calo vistoso.

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La risposta di Teheran

L’incidente si colloca in linea temporale dopo le tensioni dei mesi passati nel Golfo persico con gli episodi degli attacchi e dei sequestri alle petroliere. Dopo le accuse da parte americana secondo cui il vero regista degli attacchi sarebbe l’Iran è arrivata la dura replica da parte di Teheran nella persona del portavoce del ministero degli Esteri Abbas Mussavi. Per quest’ultimo accuse e commenti così cieche e inutili sarebbero incomprensibili e prive di senso e avrebbero il solo scopo di giustificare azioni future contro Teheran.  

 

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