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Boris Johnson – Da aprile i controlli e le dichiarazioni doganali diverranno esecutive anche per derrate alimentari, animali vivi, derivati.

Boris Johnson – Dopo l’interruzione dei colloqui tra Ue e Regno Unito relativi ai negoziati per la Brexit, il governo britannico del premier Boris Johnson ha deciso che – a partire da gennaio del prossimo anno e anche in caso di No Deal – non ci sarà un’unica soluzione sui controlli alla frontiera per le merci di importazione provenienti dagli altri paesi dell’Ue.

L’indicazione data, è stata quella di un percorso a tappe per cercare di alleggerire l’impatto del nuovo regime commerciale e fiscale sulle imprese inglesi quando sarà finita la fase di transizione post-Brexit. Il piano, reso noto dal cancelliere del ducato di Lancaster Michael Gove, prevede da gennaio l’introduzione di dazi immediati – a seconda di come sarà concluso il negoziato commerciale – solo su alcol, tabacchi e “prodotti standard” con pagamenti dilazionabili in sei mesi. Da aprile i controlli e le dichiarazioni doganali diverranno esecutive anche per derrate alimentari, animali vivi, derivati.  Da giugno su quasi ogni prodotto esportato.

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Le origini della decisione e le misure previste

Il Regno Unito è risultato negli ultimi mesi uno dei paesi più colpito dall’epidemia di Coronavirus Covid-19 e l’impatto del lockdown ha enormemente pesato su un’economia basata prevalentemente sui consumi. Quasi tutti i settori economici hanno infatti subito pesanti contrazioni con un crollo verticale del PIL.

Nonostante questo, il premier Johnson e il suo governo hanno deciso di mantenere la promessa elettorale di portare a conclusione il processo di Brexit entro la fine dell’anno, ma inserendo controlli soft alle frontiere. Le merci provenienti dall’Ue, quindi, non saranno soggette a controlli rigorosi (come previsto precedentemente) per un periodo di sei mesi anche in caso di No Deal, dando modo alle imprese di adeguarsi gradualmente.

La scelta di Downing Street si può inquadrare nella presa di coscienza da parte dell’Esecutivo che in moltissimi porti, dove durante tutti questi mesi non sono state costruite strutture aggiuntive per i controlli doganali, e negli altri luoghi di frontiera, non c’era la preparazione adeguata (di personale e di documentazione) e soprattutto scorte necessarie per fronteggiare un eventuale No Deal. Conseguenza inevitabile sarebbe stata una maggiore lentezza negli approvvigionamenti.

I controlli soft saranno unidirezionali e riguarderanno solo le merci provenienti dall’Ue, in particolare bestiame, derrate alimentari e beni di prima necessità. L’Ue ha infatti tenuto a precisare che ciò non si applicherà alle merci provenienti dal Regno Unito, rispettando in questo modo gli standard di qualità e proteggendo il mercato unico.

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I prossimi passi e i commenti dei rappresentanti dell’Ue

La questione sarà dibattuta nel summit in teleconferenza previsto per lunedì tra il premier Johnson e i vertici delle istituzioni dell’Ue: la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, il presidente del Consiglio europeo Charles Michel e il presidente del Parlamento europeo David Sassoli. Incontro in cui si tenterà di trovare una soluzione a una questione spinosa per il Regno Unito e per l’Ue, irta di possibili pericoli e nuovi rallentamenti.

Nella giornata di ieri alcuni protagonisti delle trattative si sono espressi sulla questione ribadendone le difficoltà. Il vicepresidente della Commissione Ue Maros Sefcovic ha affermato che a “soli sei mesi dalla fine del periodo di transizione, molto lavoro resta da fare sull’attuazione del protocollo” in relazioni al nodo irrisolto delle frontiere irlandesi (e quindi europee), ribadendo come sia giunto il momento di passare dalla dimensione delle “aspirazioni” a quella “operativa”.

Il capo negoziatore dell’Ue per la Brexit Michel Barnier si è invece affidato a un messaggio su twitter, ribadendo come “L’Unione europea sia sempre stata aperta ad una proroga del periodo di transizione” e come “In sede di Commissione mista odierna abbiamo preso atto della decisione del Regno Unito di non prorogare. Dobbiamo ora compiere progressi sostanziali. Per dare ogni possibilità ai negoziati, abbiamo deciso di intensificare i colloqui nelle prossime settimane e mesi.”

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