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Con il caucus dell’Iowa negli Stati Uniti sono iniziate ufficialmente le primarie per il Partito Democratico che dovranno scegliere il candidato che sfiderà Donald Trump alle elezioni presidenziali del 2020. In Iowa, tradizionalmente il primo stato in cui si svolgono, le cose sono andate molto diversamente dal solito. A causa di un problema tecnico dell’app, sviluppata per gestire tutte le complesse operazioni di inserimento dati, molti responsabili tecnici delle circoscrizioni non hanno potuto comunicare i risultati causando un pesante ritardo negli scrutini.

 

Il diritto di voto e le primarie

Occorre precisare che le primarie negli USA non sono tutte uguali, ne esistono tre tipi: chiuse, aperte e i caucus. Le primarie chiuse sono quelle in cui può votare solo chi è iscritto al partito. Nelle primarie aperte, al contrario,possono votare tutti quelli che dispongono del diritto di voto e quindi, potenzialmente, anche i repubblicani. La terza modalità è rappresentata dal caucus.

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Cos’è un caucus?

Molto probabilmente la parola “caucus” deriva da un termine della lingua indiana algonchina utilizzato per indicare il “consiglio degli anziani”. Il sistema, tanto affascinante quanto complesso, dopo un periodo di splendore, cadde in disuso agli inizi del ‘900 quando, con la massificazione della società, le elezioni presero il sopravvento lasciando ai caucus un ruolo minoritario nel sistema politico americano. Con la mobilitazione giovanile e le grandi lotte per i diritti civili del ’68, i partiti americani si videro costretti a riconsiderare l’attivismo politico e le modalità di selezione dei candidati del caucus cominciarono a tornare in auge. Attualmente il sistema è praticato dai democratici in quattro stati – Iowa, North Dakota, Nevada, Wyoming – e in tre territori – Samoa, Virgin Island, Guam – e le riunioni si svolgono generalmente in luoghi stabiliti prima come palestre, scuole, chiese, spazi pubblici o privati.

Come funziona?

Il processo di selezione dei candidati democratici può risultare molto interessante ai nostri occhi vista l’eccentricità delle modalità procedurali. Fermo restando che il sistema presenta piccole differente da stato a stato, in linea generale si fa sempre riferimento al caucus dell’Iowa come modello.

Lo svolgimento avviene così: i sostenitori dei democratici scelgono dapprima dei candidati. Questi si posizionano in un determinato punto della stanza e quello che si tiene è un vero e proprio dibattito, dove ognuno cerca di convincere quanti più attivisti possibile. Questi ultimi scelgono quindi vicino a quale candidato mettersi e si procede a un primo conteggio. Concluso questo passaggio, ogni candidato può cercare di convincere quante più persone a collocarsi nella sua area. Dopo di che si procede all’ultimo conteggio e ogni candidato prenderà delegati in base a quante persone è riuscito a convincere. Se questi dovesse ottenere il 15% dei consensi, parteciperà alla distribuzione dei delegati, altrimenti verrà concessa agli elettori la possibilità di spostare il consenso su un altro concorrente.

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Buttigieg in testa

Dai dati parziali che sono stati trasmessi, Pete Buttigieg risulterebbe essere in testa con il 26,9%, seguito da Bernie Sanders con il 25,2% e da Elizabeth Warren con il 18,4%. Al quarto e quinto posto si posizionerebbero Joe Biden e Amy Klobuchar, rispettivamente con il 15,4% e il 12,6%. Le percentuali si riferiscono al numero dei delegati in palio (41) conquistati da ciascun candidato. Nonostante Buttigieg risulti in testa ai caucus, Sanders risulta in vantaggio nel voto popolare. Il sindaco di South Bend, Indiana, sembrerebbe aver fatto breccia nell’elettorato raccogliendo i voti dei moderati e proponendosi come leader del loro fronte. Sanders, non ha avuto l’impatto che ci si aspettava, anche se la sua partenza è stata formidabile, considerando anche le preferenze popolari. Il vero sconfitto, a sorpresa, è l’ex vicepresidente Joe Biden che molti davano come il possibile sfidante di Trump. Per il momento la gara rimane ancora aperta (le primarie continueranno fino al 6 giugno) in attesa dell’evento più importante: il “Super tuesday”, che si terrà 3 marzo e che vedrà il voto contemporaneo in 14 stati.

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