Concorrenza Sleale – Un film al giorno fino al giorno della memoria


Umberto Melchiorri (Diego Abatantuono) e Leone della Rocca (Sergio Castellitto) sono due commercianti di stoffa nella Roma del 1938. Il primo vende abiti fatti a mano e su misura, il secondo vende capi confezionati. I due si odiano e si fanno continui dispetti. Alla promulgazione delle leggi razziali Leone, essendo ebreo, perde tutto. Umberto, mettendo da parte la loro rivalità, sosterrà il suo collega fino alla fine.

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Da tempo noi italiani tendiamo a dimenticarlo, ma in Italia sappiamo ancora fare i film. E questa pellicola di Ettore Scola (criminosamente poco conosciuta) né è l’espressione. Niente trovate alla “Train de vie” o riflessioni da “La vita è bella”. Solo due uomini, rivali, concorrenti, persone comuni che tirano avanti. Che neanche si rendono conto della terribile piega che sta prendendo l’Italia.

Perché qui è la tragedia raccontata dal film. Una lenta discesa negli inferi dell’Italia, avvenuta grazie all’ottusità e alla sete di potere di poche persone, sostenute però da un intero paese. Leone passa da persona benvoluta a vero e proprio appestato. I suoi amici gli voltano le spalle, i figli vengono cacciati da scuola. Ma a nessuno sembra importare.

A Umberto la chiusura del negozio del rivale farebbe comodo, anzi fa comodo. Eppure riesce a riconoscere la tragedia, il terribile momento che sta attraversando Leone e l’Italia tutta. Le immagini dei bambini che giocano mentre per le strade risuonano parole in apparenza patriottiche ma cariche di odio verso gli ebrei, i diversi. Col suo stile asciutto ma lucido, Scola (scomparso il 19 Gennaio del 2016) delinea perfettamente l’Italia fascista, ormai diventata una succursale della Germania.

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Ma la scena più emblematica non è neanche la partenza della famiglia Della Rocca (e di tutti gli ebrei della zona) verso il Ghetto di Roma, ma il dialogo fra Umberto e figlio Paolo. Avendo paura di ritorsioni, Paolo Melchiorri tratta un po’ freddamente Sussana, figlia di Leone e sua fidanzata. E in quattro battute c’è tutto il senso del film e della Storia Italiana di quegl’anni:

Umberto: Con Susanna come va? Perché… ero contento, una ragazza simpatica, intelligente…
Paolo: E infatti ma… mi ha mandato a quel paese.
Umberto: Perché?
Paolo: Perché sono uno stronzo, papà.
Umberto: Oggi come oggi siamo in parecchi.

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