Draghi e dinosauri nel Bel Paese

In attesa del nuovo governo in seguito alla vittoria elettorale della destra alle elezioni politiche del 25 settembre, che dovrebbe rappresentare una svolta almeno per genere e dato anagrafico, è giusto considerare quanto prodotto dall’uscente presidente del Consiglio e dai suoi ministri.

Draghi in lizza per succedere a Sergio Mattarella

All’inizio il premier Mario Draghi sembrava troppo estraneo alla politica, eccessivamente super partes, per poter guidare l’Italia, ma i suoi ruoli precedenti di assoluto rilievo internazionale hanno pesato nell’ottima considerazione generale  degli altri governi dell’Unione europea. Dopo i governi di Giuseppe Conte, che ha guidato l’Italia sia con la destra che con la sinistra e un anno di attività dell’Esecutivo caratterizzato sempre dalla crisi pandemica da covid-19, Draghi, che molti considerano comunque un dinosauro della classe dirigente italiana, è stato in lizza per succedere a Sergio Mattarella alla Presidenza della Repubblica. Alla fine, però, l’ex presidente della Banca centrale europea Mario Draghi, diventato  Presidente del Consiglio  tale è rimasto per lo scarso gradimento di molti grandi elettori per un’attività di governo durata circa un anno e mezzo, per la precisione 522 giorni, dal giuramento del 13 febbraio 2021 alle dimissioni del 21 luglio 2022, ma tuttora in carica per il disbrigo delle pratiche correnti, e comunque ha avuto la soddisfazione di essere premiato di recente come migliore statista dell’anno nel mondo.

Una missione non semplice

Dopo la fine del Conte II, Draghi si ritrovò a guidare un Governo di unità nazionale con una maggioranza molto ampia, ma anche instabile e lacerata da dissidi interni per l’eterogeneità della sua composizione. Dopo quelli di Dini, Ciampi e Monti nacque quindi un altro Esecutivo di unità nazionale con il sostegno della quasi totalità delle forze presenti in Parlamento. La sua è stata una missione complicata come tutti i governi tecnici e nonostante le buone intenzioni e la sua competenza tecnica indiscutibile, è arrivato a luglio lo strappo da parte del Movimento 5 Stelle che, decidendo di non votare a favore della legge di conversione del Decreto Aiuti, ha dato avvio alla crisi.

Vecchio e nuovo governo, una vita profondamente diversa

In questo anno e mezzo di attività dell’Esecutivo Draghi ci sono state diverse riforme, ma la maggior parte delle leggi che hanno concluso l’iter parlamentare sono state di iniziativa governativa e in molti casi si è fatto  ricorso a decreti legge e questioni di fiducia e proprio il dato sui voti di fiducia fornisce indicazioni importanti per tracciare un aspetto interessante del bilancio dell’esperienza di Draghi a Palazzo Chigi. Nell’arco di 17 mesi, il governo dell’ex banchiere ha posto la questione di fiducia in 55 occasioni e quindi se si considerano i governi delle ultime 3 legislature, solo l’Esecutivo guidato da Matteo Renzi ha registrato un dato maggiore, ma quasi nel doppio del tempo a sua disposizione. L’attività  politica di Giuseppe Conte, il cui secondo governo cadde il 26 gennaio 2021, è stata poi il motivo principale del forfait del suo successore. Ora invece attendiamo la nuova direzione politica che il Paese intraprenderà dopo il risultato elettorale del 25 settembre.

E infatti nel luglio scorso, nonostante che il provvedimento Aiuti Italia sia stato poi approvato da entrambe le Camere, Mario Draghi ha deciso di rassegnare comunque le proprie dimissioni perché, a suo giudizio, era venuta meno “l’unità nazionale” con la quale il suo Governo era nato e in virtù della quale ha preso tutte le sue decisioni. Se però si considera il dato medio di questioni di fiducia poste ogni mese, il governo Draghi passa al primo posto rispetto agli esecutivi precedenti.

Sul fronte legislativo, che coinvolge dunque anche il Parlamento, dal 13 febbraio 2021 al 15 luglio 2022 l’Esecutivo Draghi ha approvato in totale 125 leggi. La maggior parte sono ratifiche di trattati internazionali (44), praticamente pari alle conversioni di decreti legge (43) e seguono invece a grande distanza le leggi ordinarie (21) e le leggi delega (10). Un ritmo di 7,35 leggi al mese, meno delle 7,91 leggi del Governo Renzi e più delle 7,12 del Governo Monti.

Di tutte queste leggi approvate in via definitiva, 8 su 10 sono di iniziativa governativa e questa percentuale così importante denota il peso politico giocato dal presidente del Consiglio, prima nella discussione politica generale della sua maggioranza e poi nei vari passaggi parlamentari.

Il nuovo governo, che dovrebbe essere guidato da Giorgia Meloni molto probabilmente e lo si può prevedere, anche dalle tormento delle trattative per la sua nascita tra i partiti della coalizione di destra, specialmente di Berlusconi, avrà una vita politica profondamente diversa.


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