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Polonia – Reso noto i risultati parziali delle elezioni presidenziali

Polonia – La commissione elettorale nazionale polacca ha reso noto i risultati parziali delle elezioni presidenziali tenutesi ieri, domenica 28 giugno.

Con circa l’87% dei seggi scrutinati finora e un’affluenza stimata intorno al 64,4% degli aventi diritto, nessuno dei candidati è riuscito però a raggiungere il 50% dei voti e quindi si andrà inevitabilmente al ballottaggio, previsto per il prossimo 12 luglio.

Il presidente uscente e favorito, Andrej Duda, formalmente indipendente ma legato al partito conservatore Diritto e Giustizia (PiS), ha ottenuto il 45,24% dei voti, mentre il suo sfidante, Rafał Trzaskowski, rappresentante del partito Piattaforma Civica (PO), ha ottenuto invece il 28,92%.

Al terzo posto, il candidato indipendente Holownial, con il 13,69%. In posizioni più defilate, Krzysztof Bosak del partito conservatore Confederazione Libertà e Indipendenza (KPN), con il 6,75%, Wladyslaw Kosiniak Kamysz del Partito dei Contadini (PsL), con il 2,6% e infine il leader di Sinistra insieme (Lewica) Robert Biedron con il 2,21%.

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Il contesto della campagna elettorale

La campagna elettorale degli ultimi mesi aveva assunto le forme di una vera e propria guerra culturale tra due differenti Polonie, una con una visione cattolico-conservatrice e l’altra liberale, progressista e filoeuropea. La partita si è giocata tra il benessere promesso ai nuclei familiari e ai pensionati da parte di Duda, visto come il paladino della famiglia e dei valori tradizionali e il riavvicinamento all’Unione europea e ai valori liberali del Paese propugnati da Trzaskowski. Il contesto è stato segnato dalla difficile e discutibile gestione della pandemia e dalla crisi economica derivatane, che hanno esasperato i toni della campagna con particolari momenti di tensione.

La pandemia ha infatti assestato un notevole scossone alla situazione economica della Polonia, che si è trovata ad affrontare la sua prima recessione dal 1991 e un calo del Pil stimato attorno al 5%, che gli esperti calcolano potrebbe arrivare al 10% prima della fine del 2020.

La situazione politica in Polonia non è poi delle migliori. Da qualche anno ha assunto sempre più le sembianze di un Paese a guida semi-autoritaria con attacchi frequenti alla magistratura e quindi all’indipendenza del sistema giudiziario, alla libertà d’espressione, sottoponendo la Corte Suprema al controllo politico e minacciando in maniera sempre più liberticida i diritti della comunità LGBTQ.

Proprio quest’ultima è state duramente attaccata durante la campagna elettorale da Duda, il quale ha definito “l’ideologia LGBT come più pericolosa di quella comunista”. Secondo alcuni analisti però sarebbe stato proprio questo linguaggio aggressivo, dai toni trumpiani, ad avere un effetto negativo soprattutto sull’elettorato moderato che avrebbe visto in Trzaskowski (primo sindaco di Varsavia ad aver partecipato a un gay pride) una guida più morigerata.

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La sfida rinviata al 12 luglio

La sfida tra Duda e Trzaskowski è dunque aperta e si deciderà con il voto di ballotaggio di domenica 12 luglio. I sondaggi rilevano che il presidente uscente, sostenuto dal PiS di Jaroslaw Kackzynski, potrebbe attestarsi al 47%, dandolo quindi in vantaggio rispetto al candidato di Piattaforma Civica.

Al contempo però i candidati al primo turno erano undici e questo potrebbe significare una riserva di voti più ampia per Trzaskowski, nonostante i dieci punti di distacco. L’Europa nel frattempo osserva con molta attenzione queste elezioni che potrebbero decidere una nuova svolta politica all’interno del cammino comunitario per un paese importante come la Polonia, sesta economia europea, che negli ultimi tempi si era dimostrata sorda ai richiami per le procedure d’infrazione aperte dall’Ue nei suoi confronti.

Qualunque sarà l’esito del ballottaggio, queste elezioni hanno dimostrato l’esistenza di una compagine politica con un’idea di Polonia diversa, più progressista, europeista e liberale di quello che si pensava e il suo leader, Trzaskowski, sembra destinato a guidare la rinascita politica del Paese.

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