Gli USA e il mondo a vent’anni dall’attentato alle Torri Gemelle di New York

Ognuno di noi serba in sé stesso un ricordo unico dell’11 settembre 2001. Personalmente avevo 11 anni e stavo guardando la televisione quando i programmi vennero interrotti per mostrare quello che stava succedendo a New York. Mi ricordo perfettamente lo spettacolo agghiacciante mostrato: un cumulo di macerie fumanti, lamiere contorte, polvere, detriti, gente che fuggiva dappertutto, colonne di camion dei pompieri e persone che per sfuggire alle fiamme si gettavano in modo disperato dalle torri in fiamme.

Da quel pomeriggio del 2001 sono passati vent’anni e il mondo nel frattempo è cambiato parecchio. Sembra quasi una coincidenza che gli USA abbiano deciso di abbandonare l’Afghanistan, il Paese considerato colpevole degli attentati per aver ospitato Osama Bin Laden e al-Qaida a ridosso della data simbolica dell’11 settembre.

Per le celebrazioni in previsione, il presidente Joe Biden ha deciso di proclamare il 10 e 11 settembre Giorni nazionali della preghiera e del ricordo sostenendo come mentre “continuiamo a riprenderci da questa tragedia, sappiamo per certo che non c’è nulla che l’America non possa superare” e che “I semi del caos piantati da coloro che desideravano ferirci, sono fioriti in campi di speranza per un futuro più luminoso”.

Torri Gemelle

Gli eventi

La mattina dell’11 settembre 2001, 19 fondamentalisti islamici appartenenti al gruppo terroristico Al-Qaida, dirottarono quattro aerei di linea nel cielo degli Stati Uniti. I voli American Airlines 11 e United Airlines 75 vennero lanciati contro le Torri Gemelle che avrebbero preso fuoco per poi crollare su sé stesse; il volo American Airlines 77 venne lanciato contro il Pentagono a Washington mentre il volo United Airlines 93 si sarebbe schiantato in un bosco in Pennsylvania dopo una disperata lotta ingaggiata dagli ostaggi a bordo contro gli attentatori. In tutto le vittime sarebbero state quasi 3.000 e i feriti oltre 6.000.

Le immagini trasmesse in tutto il mondo fecero ritenere alle opinioni pubbliche, particolarmente in Occidente, che l’11 settembre sarebbe stato di lì in avanti un momento di svolta su scala mondiale. In poche ore la visione del nuovo ordine internazionale che si era creato dopo la dissoluzione dell’Unione sovietica, un mondo sostanzialmente unipolare, globalizzato e a guida statunitense, venne spazzata via.

 

Attacco alle Torri Gemelle. La reazione americana

Dopo l’iniziale battuta d’arresto gli Stati Uniti reagirono aprendo la stagione della “Guerra al terrorismo” attaccando l’Afghanistan con lo scopo di deporre il regime dei Talebani, instauratosi negli anni ’90, neutralizzare l’organizzazione terroristica al-Qaida e catturare o uccidere il suo leader Osama bin Laden. Con l’approvazione del Patriot Act da parte del Congresso venne rafforzata la legislazione in materia di terrorismo con l’aumento del potere dei corpi di polizia e di spionaggio statunitensi, quali CIA, NSA e FBI, con lo scopo dichiarato di ridurre il rischio di attacchi terroristici negli Stati Uniti. Anche altri Paesi rafforzarono le proprie legislazioni in materia di terrorismo e rafforzarono le misure di sicurezza interna.

Dal canto suo Osama Bin Laden dichiarò la propria responsabilità dei fatti dell’11 settembre solo nel 2004. L’organizzazione terroristica islamica da lui guidata citò come moventi l’asservimento della famiglia reale saudita agli Stati Uniti, il permesso di calpestare il suolo saudita, considerato sacro per le città di Medina e La Mecca, in occasione della Guerra del Golfo del 1991, il supporto americano ad Israele e le sanzioni contro l’Iraq.

11 settembre
Torri Gemelle

Il ruolo degli USA dopo l’11 settembre

Dopo la guerra al terrorismo iniziata da Bush e facente leva sul senso di rivalsa e sull’onda emotiva suscitata dagli attentati, il presidente dovette scontare l’impantanarsi del conflitto, con la successiva invasione dell’Iraq e la distanza morale sia dei militari sia dei cittadini da quella guerra. D’altronde lo stesso Osama Bin Laden riferì che con una guerra di logoramento “gli Stati Uniti si sarebbero dissanguati fino alla banca rotta”.

Rieletto per un secondo mandato, ma ormai ampiamente screditato, complice pure l’inconsistenza delle prove addotte per l’invasione dell’Iraq e le terribili immagini di Abu Ghraib, Bush lasciò la presidenza in un clima di incertezza.

Sarà anche grazie alla promessa del ritiro da Afghanistan e Iraq tra le motivazioni che spinsero gli americani a votare Barack Obama. Tuttavia l’abbandono frettoloso dell’Iraq e il vuoto di potere originatosi portò alla nascita di un nuovo soggetto politico-religioso che avrebbe riempito le cronache negli anni a venire: L’ISIS. Solo l’uccisione di Osama bin Laden (nel 2011) risollevò in qualche maniera l’immagine di un presidente considerato troppo debole in politica estera.

Sarà solo con la presidenza di Donald Trump che si fisserà la data per il ritiro dall’Afganistan: 31 agosto 2021, dopo la firma degli accordi con i talebani a Doha.

In questi 20 anni molti hanno parlato di disordine internazionale e nuove e più importanti sfide si sono poste per il delicato equilibrio globale. Il terrorismo di matrice islamista non si è affatto arrestato, ma è profondamente mutato, radicandosi di più nei territori, in molti casi attraverso i discendenti di seconde e terze generazioni in grado di radicalizzarsi attraverso internet. Con un numero di vittime rimasto abbastanza corposo, il fenomeno si è manifestato tuttavia più in Asia e in Africa che nel mondo occidentale, sebbene ci siano stati attentati rilevanti anche in Occidente (tanto per citarne uno, il massacro del Bataclan). Inoltre, la stessa guerra al terrorismo proclamata dagli USA alla lunga si è dimostrata infruttuosa nonostante il raggiungimento dell’obiettivo di uccidere Osama bin Laden e destituire Saddam Hussein. Parimenti la stessa strategia americana volta ad esportare la democrazia è stata un insuccesso come hanno dimostrato i fragili e corrotti governi instauratosi in Afghanistan e Iraq. Da ultimo, con l’emergere di nuovi attori capaci di agire a livello internazionale come la Cina, il Washington Consensus è stato seriamente messo in discussione, così come il primato economico americano e l’american way of life.

 


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