Questo Mondiale americano è caratterizzato dalle guerre che si stanno svolgendo nel mondo, soprattutto in Medio Oriente, Ucraina e Sudan, ma anche dal ricordo di quelle passate, della Seconda guerra mondiale e, in particolare, del conflitto delle isole Falkland tra Inghilterra e Argentina.
La semifinale tra la squadra albiceleste di Messi e quella britannica di Kane è stata infatti caratterizzata dalla discussione sulla guerra degli anni Ottanta tra i due Paesi e sulla vendetta sportiva di Maradona ai Mondiali in Messico del 1986.
Il primo tempo di questa semifinale americana del 2026 è stato molto combattuto e pieno di falli, che avrebbero meritato provvedimenti disciplinari, ma privo, oltre che di cartellini, anche di vere occasioni da gol.
L’Inghilterra si rende pericolosa solo con un colpo di testa di Stones e una conclusione di Rodgers, mentre l’Argentina risponde con un potente destro dalla distanza di Enzo Fernández, che sfiora l’incrocio dei pali.
La partita è piena di interventi duri, quasi intimidatori: inizialmente ai danni di alcuni inglesi e poi dello stesso Messi, preso di mira da continui falli.
La rimonta dell’Argentina
Nella ripresa l’Argentina parte meglio e sfiora subito il vantaggio con Julián Álvarez, fermato due volte dal discusso portiere Pickford.
Poi l’Inghilterra riesce a colpire, con Rodgers che sfonda sulla destra e serve un pallone teso sul secondo palo, dove Gordon, lasciato libero da Molina, appoggia in rete per il gol del vantaggio.
A questo punto cominciano gli errori dell’allenatore dell’Inghilterra, un tedesco come i grandi nemici della Seconda guerra mondiale, che decide di schierare la difesa a cinque.
Questa tattica si rivela fallimentare perché, dopo un’altra parata di Pickford sul colpo di testa di Nico González, Mac Allister colpisce il palo, sempre di testa, e il forcing argentino aumenta in modo eclatante, fino a ricevere il giusto premio.
Enzo Fernández raccoglie uno schema da calcio d’angolo e lascia partire una conclusione di destro che supera il portiere inglese, non proprio irreprensibile nell’occasione, per il pareggio.
L’Argentina non si placa e continua ad attaccare. Dopo un altro palo colpito ancora da Mac Allister, trova il gol decisivo in pieno recupero, grazie a una giocata dell’attuale calciatore più forte al mondo.
Messi riesce a costruire con umiltà e sapienza un’azione sulla sinistra, a superare Spence e a mettere al centro un cross perfetto per l’interista Lautaro Martínez, che anticipa tutti i difensori inglesi, realizzando di testa il gol decisivo per la rimonta e la qualificazione dei campioni del mondo a un’altra finale.
L’Argentina raggiunge la finale per il secondo Mondiale consecutivo, ma questa volta affronterà la Spagna, campione d’Europa in carica e caratterizzata da un governo a guida socialista, in netta contrapposizione a quello argentino e a quello degli stessi Stati Uniti.
Una rivalità nata dalla guerra
Si può quindi affermare che una guerra combattuta quarantaquattro anni fa e durata appena due mesi e mezzo abbia continuato a dividere il popolo inglese e quello argentino ai Mondiali tenuti sul suolo americano.
La guerra delle Falkland o Malvinas, considerando il primo nome come quello ufficiale inglese e il secondo come quello con cui l’arcipelago viene ancora chiamato dagli argentini, fu provocata da un’iniziativa argentina. Iniziò il 2 aprile 1982 e terminò il 14 giugno, proprio nel giorno del trentaseiesimo compleanno di Donald Trump, con la vittoria britannica, favorita anche dall’atteggiamento degli Stati Uniti.
L’arcipelago è stato sempre conteso, nel corso dei secoli, da diverse potenze e occupato progressivamente da spagnoli, francesi e inglesi. Questi ultimi furono quelli che vi si stabilirono con maggiore continuità, fino a renderlo una parte del loro grande impero.
L’Argentina subentrò nella disputa dopo aver ottenuto l’indipendenza dalla Spagna nel 1816, ereditando di fatto le rivendicazioni dell’ex potenza coloniale.
Il territorio delle Falkland
Fino a prima della guerra, il territorio delle isole Falkland comprendeva tre arcipelaghi: quello omonimo, la Georgia del Sud e le Sandwich meridionali. Le ultime due, dal 1983, costituirono un’entità territoriale diversa, facente comunque capo al Regno Unito.
L’arcipelago delle Falkland o Malvinas, invece, aveva come capitale Port Stanley, la località più popolata, con 3.470 abitanti, la maggior parte dei quali di lingua anglofona e quindi inevitabilmente legati al Regno Unito.
L’Argentina, però, rivendicò il diritto al loro possesso in virtù della vicinanza territoriale, trovandosi le isole Malvinas a cinquecento chilometri dalle coste del Paese sudamericano.
Così, nel 1982, l’Argentina, guidata dal generale e presidente Leopoldo Galtieri, tentò di recuperare un consenso popolare fortemente in discussione per la grave crisi economica attraversata dal Paese, puntando su un recupero revanscista e nazionalista, che si esplicitava nel modo più evidente con la riconquista delle isole Falkland.
L’inizio dell’invasione argentina
Dopo aver provocato il Regno Unito con la minaccia di un’invasione, attraverso una dichiarazione recapitata all’ONU, l’Organizzazione delle Nazioni Unite, nel tentativo di riportare a galla la questione aperta dalla risoluzione 2065 del 1965, che definiva la disputa delle isole solo come una questione coloniale, l’Argentina decise di passare all’approccio militare nella seconda metà di marzo del 1982.
Il Paese era convinto della mancata reazione britannica e di una possibile propensione di Londra a vedere di buon occhio l’ipotesi di disfarsi di un territorio ritenuto poco profittevole e, magari, anche diplomaticamente ingombrante per le relazioni con i Paesi sudamericani.
L’invasione cominciò il 19 marzo dalla Georgia del Sud, con lo sbarco di un gruppo di presunti civili argentini, dipendenti di una società di pesca, che, una volta approdati con il pretesto di prendere possesso di attrezzature e materiali ottenuti a seguito di accordi con la società britannica “Salvensen Company”, vi issarono la bandiera argentina, respingendo, grazie al sostegno della marina, il tentativo di resistenza britannico.
All’inizio di aprile del 1982, l’Argentina attaccò l’arcipelago delle Falkland o Malvinas con una manovra di accerchiamento via mare, arrivando a prendere il controllo di Port Stanley il 2 aprile, senza incontrare la resistenza dei britannici che, avvisati per tempo, avevano fatto evacuare le caserme e il governatorato per ritirarsi su posizioni più difendibili.
Durante l’occupazione, Port Stanley cambiò nome in Puerto Argentino, lo spagnolo fu reso lingua ufficiale e fu imposta la guida automobilistica a destra.
Il contrattacco britannico
Il Regno Unito, con la premier Margaret Thatcher, definita la Lady di Ferro, passò al contrattacco, inviando il 5 aprile nell’arcipelago le portaerei HMS Hermes e HMS Invincible, sulla quale era imbarcato anche l’ormai ex principe Andrea, e, subito dopo, una flotta di oltre duecento tra navi e aerei.
I combattimenti videro presto prevalere gli inglesi, perché erano più numerosi, ma soprattutto meglio equipaggiati e addestrati rispetto agli argentini.
La guerra si concluse il 14 giugno 1982 con un bilancio di 649 morti argentini e 255 britannici, oltre che con un’impressionante sproporzione di prigionieri di guerra: ben 11.313 tra le file argentine, contro solamente 59 tra quelle britanniche.
La rivincita sportiva del 1986
La netta sconfitta in guerra degli argentini fu vendicata sportivamente quattro anni dopo, ai Mondiali in Messico del 1986.
L’Argentina sublimò la sua rivincita su un campo di calcio grazie alla genialità di Diego Armando Maradona, che condusse la Selección alla vittoria per 2-1 nei quarti di finale contro l’Inghilterra, con una storica e straordinaria doppietta.
Il Pibe de Oro, o Niño de Oro che dir si voglia, segnò il primo gol di pugno, con un gesto chiaramente irregolare che lui stesso avrebbe battezzato “la mano de Dios”, e il secondo partendo da dietro il centrocampo, per seminare gli avversari lungo la sua corsa e superare in dribbling anche il portiere.
L’estremo difensore inglese Peter Shilton non ha ancora digerito la doppietta dopo quattro decenni, rifiutandosi di perdonare Maradona per il gol di mano, definito una rapina a mano armata.
La rivalità si è rinnovata ai Mondiali del 1998 e del 2002 e, soprattutto, in quelli del 2026, perché la sfida ha riguardato la semifinale del 15 luglio, con Messi chiamato a fare le veci di Maradona.
I tifosi argentini hanno cantato un coro proprio con lo scopo di rievocare quei sentimenti revanscisti sulle “Malvinas” e gli stessi calciatori hanno esibito uno striscione di rivendicazione dopo la vittoria, a fine partita.
La posizione degli Stati Uniti
Come dicevo prima, la posizione statunitense in merito alla guerra delle Falkland non è stata indifferente, perché il presidente Ronald Reagan intervenne a favore del primo ministro britannico Margaret Thatcher, nel quadro della “special relationship” anglo-americana.
Secondo gli Stati Uniti, le isole Falkland erano di dominio britannico perché appartenevano al Regno da un secolo e mezzo, 149 anni per la precisione.
Il dominio da parte della Gran Bretagna sulle isole, però, non era mai stato pienamente accettato dai governi sudamericani, soprattutto dalla vicina Argentina, che più volte avevano fatto appello alla comunità internazionale perché fosse riconsiderata la questione della sovranità.
Oltre alla rilevanza geopolitica, per il governo argentino la conquista delle Malvinas avrebbe significato anche un notevole rilancio della propria credibilità a livello interno. Lanciarsi in quest’impresa “nazionalistica” era infatti considerato un modo per aumentare il consenso della giunta militare presso la popolazione.
Il primo ministro britannico Margaret Thatcher definì la guerra un’“unprovoked aggression”, in occasione della seduta d’emergenza alla House of Commons, convocata per il giorno seguente.
La considerazione di fondo era che gli Stati Uniti sarebbero rimasti neutrali a seguito dell’invasione argentina delle isole, visto il legame con l’Argentina dato dall’Inter-American Treaty for Reciprocal Assistance del 1947.
Tuttavia, Washington era vincolata altresì dal Patto Atlantico nei confronti della Gran Bretagna, un fattore che, alla fine, avrebbe pesato maggiormente sul tavolo delle scelte.
La mediazione di Alexander Haig
In particolare, fu il segretario di Stato statunitense Alexander Haig l’interprete di questa condotta. La sua visione era caratterizzata dalla volontà di mediare in pubblico e, insieme, di agire in privato in maniera più accomodante.
Durante un incontro dell’8 aprile con il primo ministro britannico, Haig segnalò infatti la non imparzialità statunitense rispetto alla crisi, in favore, quindi, dello storico alleato britannico.
In questa fase prevalse la posizione di Haig, convinto della necessità e dell’importanza della diplomazia per giungere a una soluzione della crisi.
L’iniziale risposta di Washington nel mese di aprile era dettata da due motivazioni. Da una parte, non si voleva che argentini e latinoamericani fossero a conoscenza dell’ammontare degli aiuti destinati alla Gran Bretagna; dall’altra, l’amministrazione stessa era divisa sul tema.
Oltre al punto di vista di Haig, due erano le visioni circolanti sulla crisi delle Falkland: quella di Jeane Kirkpatrick, ambasciatrice statunitense alle Nazioni Unite, la quale sottolineò la volontà di salvaguardare la difesa emisferica e, quindi, di preservare il legame con l’Argentina, a discapito della relazione con la Gran Bretagna; e quella di Caspar Willard Weinberger, segretario alla Difesa statunitense, che riteneva importante assicurare il sostegno a Margaret Thatcher.
Il sostegno statunitense al Regno Unito
Il 30 aprile 1982, il presidente statunitense Ronald Reagan dichiarò ufficialmente il pieno appoggio all’iniziativa britannica, mantenuto fino alla fine della guerra, il 15 giugno.
Alla fine prevalse, perciò, la posizione di Weinberger, che premeva per uno schieramento al fianco dello storico alleato.
Fondamentale fu, soprattutto nel mese di maggio, la frequente cooperazione tra il personale di intelligence dei due Paesi.
Il sostegno statunitense si concretizzò anche nell’utilizzo, da parte britannica, della base militare sull’isola di Ascension, collocata nell’Atlantico centrale, in quanto snodo logistico della spedizione.
L’amministrazione Reagan si rivolse perciò alla Gran Bretagna, a discapito dell’Argentina, guidata da un governo piuttosto instabile, preferendo in tal modo salvaguardare la “special relationship” anglo-americana.
Le polemiche arbitrali del 2026
A distanza di quasi mezzo secolo, però, nella semifinale di questi Mondiali del 2026, l’arbitro statunitense è apparso più favorevole all’Argentina, perché ha graziato diversi calciatori dai provvedimenti disciplinari e ha provocato il risentimento degli inglesi.
Un risentimento che, già alla vigilia, si era manifestato nel sospetto di un’amicizia tra il direttore di gara americano e il campionissimo argentino Lionel Messi, confermato dai risultati positivi per l’argentino nelle gare del campionato della lega americana.


