I segreti di Epstein


Jeffrey Epstein nacque nel 1953 nel distretto di Brooklyn di New York City da genitori ebrei di basso impiego, ma riuscì inaspettatamente a diventare insegnante di matematica. Epstein fu trovato morto nella sua cella al Metropolitan Correctional Center di New York alle 00:30 del 10 agosto 2019. L’ufficio delle prigioni e il procuratore generale degli Stati Uniti William Pelham Barr definirono la morte un apparente suicidio, sebbene le circostanze siano state indagate dal Dipartimento di Giustizia.

Secondo una fonte citata da Reuters, a febbraio di quest’anno un hacker avrebbe recuperato parte dei famigerati Epstein files, anche se potrebbe inizialmente non essersi reso conto di essere entrato in un server delle forze dell’ordine. L’episodio, comunque, mette in evidenza il valore potenzialmente sensibile dei documenti legati al caso Epstein, che nasconde segreti e potrebbe coinvolgere figure di primo piano della politica, della finanza e del mondo accademico statunitense e non solo.

La ricchezza misteriosa

Per capire la delicata questione bisogna partire dal chiedersi come un semplice insegnante di New York di matematica possa essere arrivato ad accumulare una ricchezza tale da comprare addirittura un’isola privata nei Caraibi, oltre a diverse case lussuose a New York, Palm Beach e Parigi, un ranch nel New Mexico, jet privati e alcune opere d’arte esclusive e di assoluto valore.

Altro fatto sconvolgente è come nella rubrica telefonica di Epstein risultino i numeri privati dei presidenti e primi ministri di tutto il mondo e anche quelli di un’élite globale, che è molto influente su tutto quello che succede nel pianeta.

Dalla scuola a Wall Street

Jeffrey Epstein inizia a studiare matematica prima alla Cooper Union e poi alla New York University, senza però mai laurearsi. Nel 1974, appena ventenne, insegna già matematica alla Dalton School, nell’Upper East Side, una delle zone più esclusive di Manhattan.

E già da questa prima esperienza lavorativa si inizia a intravedere il mistero e i segreti che avvolgeranno tutta l’ascesa di Epstein. Un giovane ragazzo, senza una laurea e senza credenziali, riuscì ad insegnare in una prestigiosa scuola, e soprattutto Epstein non resterà a lungo un semplice professore di matematica.

Durante un incontro tra insegnanti e genitori, il padre di uno dei suoi studenti, che era anche un banchiere a Wall Street, rimane talmente affascinato da Epstein che lo raccomanda ad Alan Greenberg, un senior partner alla Bear Stearns, una banca di investimenti molto importante.

E così, quando nel 1976 improvvisamente fu licenziato dalla Dalton, senza che si siano mai compresi bene i motivi, non ebbe problemi a trovare un nuovo lavoro e ad iniziare una nuova attività come junior trader proprio alla Bear Stearns.

Qui comincia la sua incredibile ascesa, perché in meno di quattro anni diventa partner. Ma agli inizi degli anni Ottanta Epstein venne allontanato anche da questo lavoro con l’accusa di aver violato le regole.

I clienti miliardari

Decide a questo punto di fondare una propria azienda di consulenza finanziaria e inizia a guadagnare tantissimo, anche perché ha gente famosa e molto facoltosa come clienti, tra i quali il miliardario Leslie Wexner, il CEO di Victoria’s Secret.

Se il fatto che il suo patrimonio comincia a crescere in modo rapido è una certezza, rimane ancora un segreto la modalità con la quale la sua ascesa economica sia stata possibile.

Jeffrey Epstein diventa ufficialmente un membro dell’élite globale, sempre circondato da celebrità di ogni tipo, politici, attori, modelle e tanti imprenditori, tra i quali Ghislaine Maxwell, la figlia del magnate della stampa Robert Maxwell.

Le prime accuse

Le prime indagini nei confronti di Jeffrey Epstein per crimini sessuali risalgono al 1996, quando una giovane artista, Maria Farmer, lo aveva segnalato all’FBI per molestie e comportamenti inappropriati.

Maria Farmer e la sorella raccontarono come già negli anni Novanta si fosse consolidato un sodalizio tra Epstein e Maxwell, allo scopo di reclutare ragazzine vulnerabili per poi abusare di loro e passarle alla loro rete di amici ricchi e potenti.

Ma questa segnalazione del 1996 non produce nulla, fino a quando nel 2004 la polizia di Palm Beach, in Florida, inizia a insospettirsi per l’andirivieni di donne molto giovani dalla villa di Epstein.

Nel 2005 si apre un’indagine, perché una donna denuncia come la figlia quattordicenne sia stata molestata da Epstein. Era stata condotta da un’amica più grande nella villa e costretta a fargli un massaggio mentre indossava solo biancheria intima, ricevendo un compenso di trecento euro.

L’indagine e il patteggiamento

Gli investigatori iniziano a monitorare la villa di Epstein e rintracciano altre ragazze che frequentano quella casa e almeno trentacinque di loro risultano al di sotto dell’età del consenso per eventuali rapporti sessuali.

Queste giovanissime raccontano tutte la stessa storia, cioè di essere pagate da Epstein per fargli dei massaggi a sfondo sessuale, con la possibilità di ricevere soldi in più se portano delle amiche.

Le indagini proseguono, ma nello stesso tempo inizia anche la controffensiva di Epstein, che decide di assumere degli investigatori privati per demolire la credibilità delle vittime e far sparire anche possibile materiale compromettente.

Così, quando la polizia di Palm Beach perquisisce la casa di Epstein, scopre che le numerose telecamere sono state disconnesse e tutti gli archivi sono spariti. Ci sono però alcune foto di ragazze giovanissime e blocchi di appunti delle assistenti di Epstein, dove sono segnati numeri di telefono e il giorno degli appuntamenti per i massaggi.

Insomma per gli inquirenti ci sono tutti i presupposti per delle accuse di abuso sessuale e di rapporto sessuale con minorenni.

Il gran giurì decide però molto stranamente di procedere su una singola accusa, quella di istigazione alla prostituzione, ed Epstein viene arrestato solo per questo tipo di reato minore.

Il procuratore di Palm Beach che segue il caso resta sconvolto dal numero di vittime e dal traffico enorme di minori. Decide di portare il caso all’FBI, che dà il via a un’indagine per traffico sessuale, ma poi la situazione prende un’altra piega.

Il procuratore federale in quel momento è Alex Acosta, che meno di dieci anni dopo sarebbe diventato Segretario del Lavoro nella prima amministrazione di Donald Trump.

Acosta stringe un accordo di patteggiamento con i legali di Epstein, per garantirgli l’immunità federale da tutte le accuse. Epstein si dichiara colpevole a livello statale solo per istigazione alla prostituzione.

In cambio l’indagine dell’FBI viene fatta sparire e viene assicurata l’immunità da tutte le accuse anche a quattro complici, definiti co-conspirators, la cui identità però non viene mai rivelata.

La condanna è a diciotto mesi di carcere, di cui però Epstein ne passerà effettivamente solo tredici dietro le sbarre e comunque gli viene concesso pure di uscire per andare a lavoro quotidianamente.

In questo accordo ci sono grossi misteri, perché la natura delle accuse e il quadro emerso dalle indagini non avrebbero mai potuto portare a un patteggiamento di questo tipo, in qualsiasi altra circostanza.

Non è concepibile che ad una persona accusata di aver abusato di decine e decine di ragazze minorenni sia offerto un accordo per soli diciotto mesi di carcere, peraltro con la possibilità di uscire sei giorni su sette, in cambio dello stop a qualsiasi indagine federale.

Insomma appare chiaro che ci sia stato un intero sistema intervenuto per proteggere adeguatamente Epstein.

Maxwell e gli sviluppi

Ghislaine Maxwell invece viene arrestata nel 2020 e condannata nel 2022 per traffico sessuale di minori, con una pena di venti anni di reclusione, così come altre personalità importanti sono state travolte dalla vicenda.

L’ex principe Andrea Mountbatten di Windsor, accusato di abusi da Virginia Giuffré, è stato arrestato, defenestrato dalla monarchia britannica e solo successivamente rilasciato.

Le indagini su di lui sono per abuso d’ufficio, però, per aver rivelato ad Epstein informazioni mentre era un inviato del governo britannico.

Ad essere arrestato e poi rilasciato è stato anche Peter Mandelson, ex ambasciatore britannico negli Stati Uniti, sempre con l’accusa di aver condiviso informazioni riservate.

I file e le polemiche

Questi nomi sono dei tasselli, ma la scacchiera sembra essere molto più grande, perché i famigerati Epstein files si compongono di milioni e milioni di foto, video, e-mail, tabulati telefonici e registri di viaggi.

Tramite questi documenti, nonostante tutte le informazioni oscurate, sarebbe possibile ricostruire, almeno in parte, la rete dei legami tramite cui si muoveva nel mondo della finanza globale, della politica e oltre.

L’opinione pubblica è travolta in questi mesi da milioni di informazioni non contestualizzate, parziali, in cui fare ordine appare un’impresa abbastanza difficile, seppure non impossibile.

Si sono già scritte molte cose sugli Epstein files, ma questo labirinto di documenti e informazioni non hanno ancora svelato i segreti e anzi si è messa in atto a volte un’operazione di distorsioni, complottismo e persino falsità.

La morte e i dubbi

Il mondo di Jeffrey Epstein può sembrare addirittura quasi fantascientifico, nei suoi eccessi e nelle sue ombre, ma va rivelato, perché è giusto conoscere i fatti reali, anche se sono spiacevoli.

Insomma quell’accordo con Epstein anche per un giudice federale era chiaro che fosse in violazione del Victims’ Rights Act, per cui le vittime del finanziere dovevano essere messe al corrente e avevano il diritto di essere ascoltate a riguardo in tribunale.

Gli investigatori trovano tonnellate di materiale incriminante nelle case di Epstein a New York, Palm Beach e Little Saint James, vale a dire migliaia e migliaia di fotografie che ritraevano ragazzine completamente nude, materiale pedopornografico e anche registri di volo che testimoniavano i suoi viaggi al fianco di personaggi famosi e potenti, decine di migliaia di dollari in contanti, perfino un passaporto austriaco che mostrava Epstein con una falsa identità.

Quando però l’accusa riesce a diventare quella di traffico sessuale di minori il processo non può essere celebrato, perché Epstein viene trovato morto all’interno della sua cella nel Metropolitan Correctional Center di New York.

Sul fatto che si sia trattato di suicidio vi sono molte teorie, perché Epstein sarebbe stato sotto osservazione speciale dopo che qualche giorno prima era stato trovato semi cosciente in cella, con dei segni attorno al collo.

Avrebbe dovuto avere un compagno di cella e gli agenti avrebbero dovuto controllarlo ogni trenta minuti. Ma la notte della morte il compagno di cella viene trasferito, gli agenti non controllano all’interno della cella e anche le telecamere soffrono un malfunzionamento.

Quindi Jeffrey Epstein è morto, ma il caso non può essere chiuso, perché non si tratta di una vicenda giudiziaria, di un crimine di un solo uomo.

Epstein infatti era un connettore che legava tra loro diverse élite di potere per arricchire e avvantaggiare una classe di persone facoltose e influenti.

Una sorta di club esclusivo nel quale il privilegio sfrenato permetteva di vivere oltre le regole della normalità.

Ovviamente fare parte di questo club non vuol dire automaticamente aver avuto un ruolo negli abusi, ma è impossibile che nessuno sapesse nulla di quello che accadeva nell’isola privata di Epstein o nelle sue case lussuose in giro per il mondo.

È impossibile poi che Epstein abbia continuato a vivere come viveva anche dopo la condanna del 2008, se non ci fosse stato un sistema potente a proteggerlo.

Il dibattito politico

Da alcuni mesi i deputati americani, sia democratici che repubblicani, hanno chiesto al presidente Trump di riferire su un eventuale insabbiamento degli Epstein files, che lo riguardano direttamente.

Il deputato democratico Roberto Garcia, che fa parte dell’House Oversight Committee, il più alto organo di vigilanza del Congresso, ha parlato espressamente di insabbiamento e chiesto resoconti completi al Dipartimento.

Anche il presidente repubblicano del Committee, James Comer, ha annunciato che la rimozione di questi documenti dalla prima pubblicazione degli Epstein files sarà oggetto di indagini.

Secondo Hillary Clinton il presidente Trump dovrebbe essere interrogato sotto giuramento per chiedergli direttamente di spiegare perché il suo nome compare centinaia di migliaia di volte nei fascicoli di Epstein.

La richiesta dell’ex first lady e importante esponente politico è appoggiata da tutti i democratici, convinti che il presidente Trump dovrebbe fare come l’ex presidente Clinton e presentarsi per essere sentito.

Ma Donald Trump si ritiene completamente esonerato dallo scandalo sulla base degli ultimi file pubblicati, dai quali mancano però una cinquantina di pagine relative alle accuse di una minorenne contro di lui.

Una mancanza sulla quale i democratici intendono indagare, soprattutto dopo la testimonianza dell’ex presidente americano Bill Clinton davanti alla Commissione di sorveglianza della Camera, proprio sullo scandalo Epstein.

È la prima volta nella storia americana che un ex presidente viene obbligato a fornire la sua versione di fronte al Congresso, un primato che Clinton, così come sua moglie Hillary, ha cercato in ogni modo di evitare.

Ma Clinton si è proclamato totalmente innocente rispetto agli abusi subiti dalle ragazze, anche minorenni, finite nella rete criminale del finanziere pedofilo, dicendo le testuali parole: “Non ho visto nulla e non ho commesso nulla di male. Non avevo idea dei suoi crimini. So quello che ho fatto e, ancora più importante, quello che non ho fatto. So quello che ho visto e ancora più importante quello che non ho visto”.

Mentre l’ex presidente parlava di fronte al Congresso, anche Donald Trump ha commentato la testimonianza dicendo di non essere contento che Clinton sia stato interrogato.

Il presidente ripete a ogni occasione di essere stato completamente “scagionato” dagli ultimi file pubblicati, senza però riuscire a placare le polemiche.

Secondo i democratici il presidente ha molte domande a cui rispondere, a partire dalle accuse di molestie mosse nei suoi confronti e sparite dai documenti pubblicati a causa dell’“insabbiamento sistematico” che il Dipartimento di Giustizia sta portando avanti.

Anche la First Lady Melania potrebbe essere convocata dal Congresso e in modo più semplice del presidente Trump, non ricoprendo alcun incarico formale nel suo governo.

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