Il governo Draghi sta favorendo la ripresa senza i partiti

Dopo la fine dei governi Conte e la nascita di quello Draghi, i partiti stanno cercando una nuova definizione per tentare nuove soluzioni organizzative e presentarsi con nuovi obiettivi e programmi all’opinione pubblica.

Partiti politici in cerca di una nuova definizione

Ma la situazione non sembra migliorata in tutte le forze politiche a partire dal PD, che nonostante la nuova segreteria Letta sembra incapace di riproporsi come forza innovativa della sinistra e di elaborare idee e candidati per le prossime amministrative, che si terranno nelle date ancora da stabilire, ma sicuramente nel periodo che va dal 15 settembre al 15 ottobre.

Il Movimento 5 Stelle, nonostante la designazione di Grillo alla guida dell’ex premier Giuseppe Conte, è bloccato dalle faide interne e dal caos creato dalle richieste di Davide Casaleggio dei crediti vantati, ma anche dalle cause legali e dalle decisioni del tribunale che ne stanno seguendo, oltre che dalle tante defezioni che sta subendo la prima forza politica italiana e che sembrano aumentare di giorno in giorno.

La situazione della formazione politica Liberi e eguali, che esprime ancora il ministro della salute Speranza, pure è confusa perché le anime della sinistra che la compongono, Articolo Uno e Sinistra Italiana, hanno posizione diametralmente opposte sul governo Draghi. Sinistra italiana, che ha recentemente confermato alla guida nazionale Nicola Fratoianni, e a quella della Campania lo stabiese Tonino Scala, ha deciso di passare all’opposizione del governo, mentre Articolo Uno dei vari Bersani, D’Alema, Epifani, Grasso e Boldrini sostiene Draghi e appunto conserva Speranza nel governo attuale di grande coalizione.

Ovviamente Renzi con Italia Viva è presente nel governo con gli stessi esponenti che aveva nel governo precedente prima della rottura, ma politicamente cerca di procedere d’intesa con azione di Calenda e in parte con i socialisti del PSI e i radicali di Più Europa. Ma gli aspetti numerici di queste formazioni politiche sono risibili, anche se gli ultimi sondaggi accreditano al partito Azione di Calenda una percentuale interessante di circa il 4 per cento.

La situazione non appare rosea nemmeno per Forza Italia, che paga le difficoltà attuali di salute di Silvio Berlusconi, che comunque ha avuto il merito di sostenere Draghi e ottenere tre ministri nel suo governo, che stanno cercando di ottenere visibilità e riscontri. Ma Forza Italia, che peraltro storicamente non ha mai avuto una solida struttura organizzativa, è ormai solo un partito d’opinione lontano dalle percentuali a due cifre, con scarsissimo radicamento territoriale e senza una vera base di iscritti.

La Lega e Fratelli d’Italia hanno un impianto tradizionale con attivisti e militanti nelle varie regioni, ma anche loro sono diventati partiti che dipendono molto dai rispettivi leader Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Questo personalismo spinto trascina la Lega e Fratelli d’Italia e li condiziona nel bene e nel male, facendo riflettere sul fatto che l’Italia stia diventando sempre più una Repubblica senza partiti.

De Luca e de Magistris a parte

Se aggiungiamo anche i casi di De Luca e de Magistris in Campania, che praticamente non rispondono a nessuno se non a sé stessi, ci si rende conto di come il fenomeno sia destinato a durare, perché il presidente della giunta regionale della Campania è stato eletto da meno di un anno e il sindaco di Napoli, al termine del suo mandato, sarà protagonista delle elezioni regionali della Calabria, con una candidatura alla presidenza sostenuta solo da liste civiche e dal movimento che lui ha fondato.

Il nome di questo movimento del sindaco di Napoli, Dema, ricalca le quattro lettere iniziali del suo cognome che sono le stesse lettere iniziali della parola democrazia, che sempre più in Italia è sottoposta a questo leaderismo esasperato, dovuto soprattutto alle leggi elettorali, che sono state modificate a partire dal referendum voluto da Segni nel 1991, che introdusse la preferenza unica alle elezioni politiche.

L’Italia rischia una pericolosa involuzione

I partiti presenti in parlamento dovrebbero pensare a modificare le leggi elettorali, che da quel famigerato referendum sono nel corso degli anni ulteriormente peggiorate, introducendo addirittura il sistema dei nominati con il porcellum prima e il rosatellum poi, che hanno praticamente tolto agli elettori il potere di scegliere i propri rappresentanti.

Il taglio dei parlamentari votato in parlamento da tutti i partiti tranne radicali e socialisti e poi ratificato dal corpo elettorale nel referendum del 2020, comporta l’esigenza ineluttabile di un adeguamento del sistema istituzionale ed elettorale, che finora non è stato minimamente affrontato e che rischia di portare l’Italia, dopo l’elezione del prossimo presidente della Repubblica, verso un pericolosa involuzione del sistema democratico previsto dalla nostra Costituzione.


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