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Il presidente americano Donald Trump in un tweet del 21 marzo ha affermato che «Dopo 52 anni è arrivato il momento per gli Stati Uniti di riconoscere a pieno la sovranità d’Israele sulle Alture del Golan, un territorio di importanza cruciale dal punto di vista strategico per la sicurezza dello stato d’Israele, e per la stabilità della regione!»  appoggiando in questa maniera il patto di ferro anti-Iran con il presidente Benjamin Netanyahu, impegnato nella campagna elettorale.

 

Le alture del Golan e l’occupazione israeliana

Per la prima volta un paese riconosce l’annessione del territorio in questione. Le Alture del Golan sono state conquistate da Israele durante la guerra dei Sei giorni nel giugno del 1967 e annesse nel 1981. Si tratta di un altopiano che si estende per 1800 chilometri quadrati tra Israele, Siria, Giordania e Libano e che, a causa della sua posizione strategica, è stato sempre al centro di conflitti e scontri militari. Sin dagli anni Quaranta del secolo scorso il territorio era parte dello stato siriano fino alla conquista israeliana. Nel 1973, durante la guerra dello Yom Kippur, la Siria tentò la riconquista, ma subì una pesante sconfitta insieme all’alleato egiziano. Da quel momento tre quarti dei territori furono ceduti a Israele e la parte restante restituita alla Siria. Gli stati arabi fanno riferimento da allora alla risoluzione 242 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, che condanna “l’acquisizione di territori con la forza”. In base alla risoluzione le Alture furono al centro di tentativi di arrivare a un trattato di “pace in cambio di terra” come quello Israele-Egitto del 1979.

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La strategia di Netanyahu

Israele, vista la natura strategica del territorio, baluardo naturale che rende impossibile un attacco terrestre verso la Galilea, considera le alture incedibili. In particolare ora, dopo che la guerra civile siriana ha portato i pasdaran israeliani e le milizie sciite alle frontiere. In questo modo Netanyahu prende al balzo una palla strategica in grado di proiettarlo verso un quarto mandato e presentarsi come “miglior difensore della sicurezza” coniugando l’apertura di Trump sulle alture del Golan con lo spostamento dell’ambasciata americana, nel maggio 2018, a Gerusalemme.

 

La risposta internazionale

La Siria ha denunciato con forza le dichiarazioni di Trump considerandole “una violazione delle risoluzioni internazionali”. Anche la Turchia è intervenuta sulla questione con il presidente Erdogan che durante un discorso tenuto ad una riunione dell’Organizzazione per la cooperazione islamica a Istanbul ha affermato che “le infelici osservazioni del presidente sulle alture del Golan hanno portato la regione sull’orlo di nuove tensioni.” Ovviamente contraria la Lega Araba che ha condannato il gesto di Trump come illegale, mentre l’Iran per il momento resta quieto pur considerando il gesto come “inaccettabile”. Ma resta il fatto che la questione non ha innescato proteste di piazza. Molte le voci contrarie anche in Europa, con Francia e Germania che non hanno accettato il riconoscimento. La Russia, nel frattempo, attraverso fonti diplomatiche, ha reso noto alla tv statale israeliana che non accetterà “mosse unilaterali”.

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