Bruno Pizzul ha avuto una stupenda carriera professionale nel giornalismo sportivo, dopo aver iniziato a fare il calciatore e poi l’insegnante, ed era conosciuto anche per la sua profonda fede cattolica.
Questo aspetto spirituale di Pizzul venne fuori in un’intervista, quando dichiarò testualmente: “Sentivo la presenza del Signore al mio fianco durante le telecronache e mi aiutava a non sbagliare”. La fede in Dio si rifletteva nel suo approccio etico al lavoro e nella sua dedizione assoluta ai valori cristiani, che ha trasmesso anche ai suoi figli, Fabio, Silvia e Carla.
Questo impegno nel tenere assieme fede cattolica e sport lo portò a pubblicare nel 2000, proprio insieme al figlio maschio, che è sempre stato molto impegnato socialmente e politicamente, il libro intitolato “Credere nello sport. La fede nelle interviste ai campioni”.
Nello stesso 2000, anno dal grande significato simbolico come primo del millennio, Bruno Pizzul fu impegnato anche nella conduzione di una serie di trasmissioni sulla Rai dedicate agli eventi sportivi del novecento.
Il libro, di cui era coautore assieme al figlio, raccoglie invece interviste a vari atleti, per sottolineare soprattutto l’aspetto della fede, in rapporto alle loro carriere sportive.
Bruno Pizzul era un friulano, molto legato alla sua terra, e in particolare alla cittadina di Cormons, dove nacque e trascorse l’infanzia e la giovinezza. Questo legame fortissimo con il suo paese natale e la comunità locale rafforzò ulteriormente la sua fede e il suo impegno sociale, prima ancora che sportivo. In questo senso si può dire che la sua recente scomparsa rappresenti una grande perdita, non solo per il mondo del giornalismo sportivo, ma anche per quei cattolici che vedevano in lui un esempio di fede per poter guidare e ispirare nello stesso tempo, sia una carriera professionale, che una vita dedita ai valori cristiani.
Bruno Pizzul nella sua carriera fu messo in difficoltà come professionista e anche come cattolico nel corso della telecronaca della famigerata finale di coppa dei Campioni del 1985 all’Heysel tra Juventus e Liverpool.
Nonostante le difficoltà, dovute alla situazione tragica tra i tifosi della Juventus, Pizzul cercava di trasmettere un messaggio di pacatezza ai telespettatori, che non essendoci a quel tempo i media attuali aspettavano notizie solo dalla Rai.
Praticamente si viveva allo stadio un caos infernale e anche ai giornalisti giungevano voci incontrollate e notizie sommarie, e per un telecronista, ex calciatore, ex insegnante e cattolico praticante, che amava il suo sport preferito, con la passionalità di un poeta, la finale divenne all’improvviso un evento insopportabile.
Pizzul dovette subire uno spettacolo di terrore, proprio sotto i suoi occhi, per colpa del comportamento folle e violento degli ultrà inglesi e anche dell’inadeguatezza dello stadio Heysel, scelto incautamente dall’Uefa, e sorvegliato da un servizio d’ordine belga assolutamente non all’altezza dell’evento così importante con l’ausilio di pochi gendarmi, qualcuno a cavallo, chiamati a gestire la sicurezza.
In considerazione di questi elementi si può definire Bruno Pizzul come una figura e soprattutto una voce iconica dello sport italiano, ma anche un vero testimone della fede cattolica. Il famoso telecronista, infatti, ha saputo integrare la fede nel giornalismo e nella sua vita quotidiana, lasciando alla sua famiglia, e un poco a tutti gli appassionati di calcio un’eredità, composta da integrità morale, passione e dedizione al lavoro.
Bruno Pizzul è stato senza ombra di dubbio uno dei cronisti più amati della televisione italiana, per la sua professionalità e umiltà, che non ha mai lasciato spazio a palcoscenici e celebrazioni.
Pizzul rappresenta una bellissima storia di un italiano vero, che ha una vissuto una primissima fase da calciatore, nella quale ha dimostrato di essere uno stopper dalle apprezzabili capacità atletiche, che lo ha saputo marcare discretamente il centravanti gallese, Charles, della Juventus e anche il grande Omar Sivori, seppure in una gara amichevole, indossando la maglia del Catania.
Il meglio di se stesso lo ha espresso sicuramente da telecronista, dopo aver girato l’Italia, l’Europa e il mondo. Bruno Pizzul ha saputo raccontare a milioni di italiani il calcio più pulito dei suoi tempi in un modo sempre pacato e con un linguaggio forbito, mettendo a frutto la sua laurea in giurisprudenza e i suoi anni di insegnamento nelle scuole. Dalla sua Cormons, cittadina del Friuli al confine con la Slovenia, è arrivato ai livelli più alti possibili per il lavoro di un giornalista sportivo, raccontando la nazionale italiana nelle manifestazioni continentali e mondiali.
Non amava solo il calcio, ma anche il ciclismo, il pugilato e il canottaggio, ma non i motori, rinunciando finanche a prendere la patente, mentre era un cultore della buona cucina, ed un discreto intenditore di vini.
Tutto questo è stato ben evidenziato nel libro, intitolato “Bruno Pizzul una voce Nazionale” e per una precisa volontà degli autori, Francesco Pira e Matteo Femia, e dello stesso Bruno Pizzul, di concerto con l’editore, tutti i diritti d’autore ricavati dalla vendita del libro sono stati e saranno devoluti sempre alla Fondazione del compianto Stefano Borgonovo.
L’attaccante di Como e Fiorentina nel 2008 aveva dato vita alla Fondazione Stefano Borgonovo Onlus, che sostiene la ricerca per vincere la SLA, da cui egli stesso era affetto.
Bruno Pizzul inoltre rimarrà celebre per il varo, nel 1967 all’interno della Domenica sportiva condotta da Enzo Tortora, di quella Moviola che assieme al collega Carlo Sassi ed il tecnico Heron Vitaletti cambiò il modo di osservare di ogni giornata del campionato italiano di calcio, fino all’introduzione dell’attuale tecnologia del var, che comunque stenta a risolvere gli episodi contestati dalle decisioni arbitrali sul campo.
Il figlio maschio di Bruno Pizzul, Fabio, è diventato anche lui un giornalista professionista, che lavora a Radio Marconi, l’emittente della diocesi di Milano.
Fabio Pizzul riveste attualmente pure il ruolo di presidente della Fondazione Ambrosianeum di Milano, ed è stato, fino a marzo del 2023, Consigliere regionale in Lombardia, dove ha svolto la funzione di capogruppo del PD nella XI legislatura regionale.
Pizzul era stato eletto per la terza volta consecutiva con oltre 6200 preferenze nel 2018, perché era già stato candidato con successo nella circoscrizione provinciale di Milano ad aprile 2010 e anche a marzo 2013, dopo la chiusura anticipata della legislatura.
Pizzul inoltre è stato responsabile della comunicazione del gruppo PD e membro delle commissioni Bilancio, Affari Istituzionali, Attività Produttive, Cultura Istruzione e Sport e Carceri.
I figli di Bruno Pizzul hanno svolto a Milano grande parte del loro percorso professionale, ma come il padre, sono molto legati al Friuli, e così Silvia e Carla sono come Fabio molto apprezzate per le loro attività nel tempo libero e nel campo professionale, la prima nel settore scolastico nel milanese come insegnante di scienze, e la seconda come assistente sociale.
(foto da Wikipedia di pubblico dominio – Bruno Pizzul con Nando Martellini)


