" "
Registrati
Ti sarà inviata una password tramite email.

 Libertà di stampa – L’organizzazione Reporter Senza Frontiere compila e pubblica annualmente una classifica dei paesi del mondo, valutando la situazione di ognuno relativa alla libertà di stampa. Il rapporto, basato su un questionario inviato alle organizzazioni partner, ai suoi 150 corrispondenti in tutto il mondo, nonché a giornalisti, ricercatori, giuristi e attivisti per i diritti umani, pone domande sugli attacchi diretti ricevuti dai giornalisti e dai media così come su altre fonti indirette di pressione contro la stampa libera.

 

Il report 2020

La classifica di quest’anno si apre con il commento del segretario di Reporters Senza Frontiere Christophe Deloire, che annuncia i prossimi “dieci anni come fondamentali per la libertà di stampa a causa della convergenza delle crisi che colpiscono il futuro del giornalismo”.

L’introduzione del report parla infatti di “una crisi di carattere geopolitico per via della maggiore aggressività dei regimi autoritari; una crisi tecnologica a causa della mancanza di garanzie democratiche; una crisi democratica dovuta alla polarizzazione e alle politiche repressive; una crisi di fiducia per via del sospetto e persino all’odio dei media e infine di una crisi economica sempre più incipiente che sta impoverendo la qualità del giornalismo”.

Dei 180 Paesi esaminati, agli ultimi posti troviamo quelli con forme di governo autoritarie come la Corea del Nord, il Turkmenistan, la Cina e l’Iran, mentre in cima alla classifica alcuni campioni di democrazia come la Norvegia e i Paesi scandinavi in generale.

L’Italia

Secondo il rapporto 2020 di Reporters Sans Frontières, il nostro Paese è progredito di 2 punti rispetto allo scorso anno arrivando alla 41esima posizione. Nello spiegare le motivazioni della posizione dell’Italia, hanno pesato i circa 20 giornalisti sotto protezione per via delle minacce di morte da parte di mafia, gruppi anarchici e fondamentalisti. Per Rsf

“il livello delle violenze contro i reporter è inquietante e non smette di aumentare soprattutto in aree come Roma e la regione circostante”.

“A Roma” – continua il rapporto – “i giornalisti sono stati attaccati verbalmente e fisicamente nel corso del loro lavoro da membri di gruppi neofascisti e del Movimento Cinque Stelle (M5S), che fa parte del governo della coalizione. Nel complesso, i politici italiani sono meno virulenti nei confronti dei giornalisti che in passato, ma il giornalismo rischia di essere compromesso da alcune recenti decisioni governative, come una possibile riduzione delle sovvenzioni statali ai media.”.

 

La situazione dell’Ue

Una rapida panoramica dei paesi del mondo occidentale e in particolare dell’Europa, dimostra come molti di essi non se la passino bene. Nonostante l’Europa continui ad essere il continente nel quale è più facile svolgere il mestiere di giornalista, alcune ombre pesano su di esso. A ottobre del 2018 la giornalista bulgara Victoria Marinova è stata trovata morta in un parco di Ruse, ultima vittima di una serie di giornalisti europei uccisi nel corso dell’anno. Stessa sorte era toccata al giornalista slovacco Jan Kuciak e prima ancora alla giornalista d’inchiesta maltese Daphne Caruana Galizia.

Paesi che il rapporto annuale colloca rispettivamente al 111esimo posto, al 33esimo (dopo la morte del giornalista) e all’81esimo. Più recentemente, dopo gli irrigidimenti ungheresi ad opera del primo ministro Viktor Orbán con il varo del pacchetto di leggi contro la disinformazione (in realtà servite contro i giornalisti), il Paese ha visto una regressione all’89esimo posto.

Anche Francia e Belgio hanno conosciuto una retrocessione al 34esimo e 12esimo posto. In Francia dopo gli attacchi subiti dai giornalisti da parte dei Gilet gialli, mentre in Belgio per il taglio dei fondi a una emittente di lingua fiamminga e per i licenziamenti arbitrari legati a un’inchiesta su uno scandalo finanziario.

 

La situazione del resto del mondo

La crisi legata all’emergenza per la pandemia da Coronavirus oltre a cambiare profondamente le nostre vite, ha inciso anche sul modo di fare giornalismo e sulla libertà d’espressione. Moltissime sono le nazioni del mondo che hanno deciso di censurare le informazioni legate alla diffusione della malattia e ai contagi.

La Cina (al 177esimo posto), insieme all’Iran (173esimo posto) e alla Corea del Nord (180esimo e ultimo posto), fa parte di quei paesi che sono intervenuti direttamente nella gestione delle informazioni riguardanti i focolai epidemici. L’emergenza sanitaria ha infatti offerto a moltissimi governi autoritari l’opportunità di attuare quella che il report definisce Dottrina dello shock, ossia sfruttare il disorientamento dei cittadini, al fine di imporre misure che sarebbe impossibile attuare in tempi normali.

Per quanto riguarda gli attacchi, le limitazioni e le uccisioni di giornalisti, purtroppo molti sono ancora i paesi che svettano nella classifica come le Filippine (136esime), l’Egitto (166esimo), il Brasile (107esimo), la Russia (149esima) e l’India (142esima).

Leggi altre news:

Print Friendly, PDF & Email

Lascia una recensione

avatar
  Subscribe  
Notificami