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Non c’è pace per l’ospedale costruito alla Fiera di Milano, destinato, nelle intenzioni, ad ospitare un reparto di terapia intensiva Covid-19, ma in realtà, di fatto, mai avviato. Tanto che si parla già della sua chiusura. e le polemiche, anche politiche, in queste ore divampano.

L’esposto-denucia di ADL Cobas Lombardia

Ma c’è chi è già andato oltre, decidendo di coinvolgere la magistratura perché si faccia chiarezza sulla vicenda: si tratta del sindacato ADL Cobas Lombardia che, il 19 maggio, ha depositato un esposto-denuncia alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano. Secondo quanto riportato nella pagina Facebook dell’associazione sindacale dal suo portavoce, Riccardo Germani, è necessario “disporre opportuni accertamenti per valutare l’esistenza di profili di responsabilità in merito alla costruzione dell’ospedale alla Fiera di Milano City (soprannominato Astronave) e alla sua gestione“.

Si sottolinea che l’operazione della costruzione dell’ospedale nei padiglioni della Fiera di Milano City “presenta delle criticità” già dal giorno successivo alla decisione di pubblicizzazione da parte di Regione Lombardia della ‘FONDAZIONE FIERA MILANO PER LA LOTTA AL CORONA VIRUS’ e sulle cospicue donazioni arrivate da parte dei privati per un totale di oltre 21 milioni di euro (di cui 10 donati da Berlusconi). L’esposto riporta anche la dichiarazione di un dirigente medico dell’Ospedale Niguarda, secondo il quale un reparto di terapia intensiva non può vivere separato dal resto dell’ospedale.

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La vicenda è definita “operazione prettamente di propaganda”

Tutta la vicenda è definita ” un’operazione prettamente di propaganda;  l’adattamento della Fiera di Milano City ad ospedale (Astronave), di fatto rivelatosi uno spreco enorme di risorse quando, proprio nel momento di maggiore criticità, tali fondi sarebbero potuti essere impiegati diversamente. Un esempio? Facendo tamponi ai medici e a tutto il personale sanitario, ai pazienti e ai lavoratori delle RSA, investendo in strutture per la quarantena dei pazienti positivi ma non guariti con lo scopo di evitare focolai domestici e nelle RSA”.
Inoltre, secondo il portavoce dei Cobas,si potevano creare squadre di medici e sanitari per intervenire ai primi sintomi a domicilio evitando l’ospedalizzazione e la saturazione degli ospedali“.

Le dichiarazioni contraddittorie di Regione Lombardia

Si stigmatizzano poi le dichiarazioni contraddittorie dei più importanti rappresentanti di Regione Lombardia, passati dal “faremo la storia” del Presidente Fontana, a “per fortuna non è servito” dell’assessore al Welfare Gallera.
Si ricordano anche le roboanti affermazioni secondo cui si sarebbe costruito, sul modello Wuhan, un ospedale con “centinaia e centinaia” di nuovi posti letto di terapia intensiva, riconvertendo un’area fieristica nell’Astronave, a cui hanno lavorato 24 ore su 24 circa 180 unità operative su una base di 24.000 mq.
In realtà, con pochi soldi e lo stesso personale sarebbe stato possibile attivare posti letto nei padiglioni dell’ex ospedale di Legnano, come denunciato anche dal servizio televisivo dedicato all’argomento da ‘Le Iene’, oppure allo Stomatologico di Milano o nella RSA a Pogliano Milanese, con 280 posti letto da inaugurare.
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La Sanità lombarda: un “teatro dell’assurdo”

Oggi purtroppo nelle RSA non si contano più i morti, ma i superstiti. Grazie alla delibera dell’8 marzo 2020 – accusa Germani – si sta assistendo a un vero e proprio teatro dell’assurdo che la popolazione lombarda avrebbe fatto a meno di vedere  (tra astronavi, uomini che volevano fare la storia, mascherine, test sierologici sembrerebbe affidati senza gara, tamponi e rimborsi per le convenzioni alle strutture private di pazienti Covid). E, come se non bastasse, Gallera con centinaia di morti e di personale medico ed infermieristico allo stremo lanciava la sua candidatura a sindaco di Milano..“.
Il portavoce sindacale si augura infine che  quando sarà possibile si organizzi a Milano una grande manifestazione di massa per far sentire la voce di tutti contro la gestione della Sanità lombarda.
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