Politica: La Spagna da Franco a zona Franca?

In Spagna poco prima dell’inizio della seconda guerra mondiale si instaurò il franchismo un regime dittatoriale, grazie al quale Francisco Franco sfruttò la vittoria nella guerra civile spagnola nel 1939, e governò per ben trentasei anni fino alla sua morte, avvenuta nel 1975.

Nel 1947 Franco restaurò formalmente la monarchia in Spagna, lasciando però il trono vacante e assumendo le funzioni di Reggente e durante la Guerra fredda, il dittatore iberico fu uno strenuo oppositore del comunismo, ricevendo il sostegno dai Paesi aderenti alla NATO, pur senza entrare a farne parte.  Nel 1969 indicò come futuro re di Spagna Juan Carlos I di Borbone, che, dopo la morte di Franco, ripristinò la democrazia nella cornice di una monarchia parlamentare.

Tripletta di Pedro Sanchez

Venendo alla stretta attualità il leader socialista Pedro Sanchez per la terza volta nella sua vita politica è riuscito ad essere eletto presidente del governo di Madrid, ottenendo con 179 voti a favore e 171 contrari la fiducia del Parlamento spagnolo. Questo voto era molto atteso, ma pure temuto, perché conferma l’intesa sull’amnistia tra il Psoe e gli indipendentisti catalani, una scelta molto forte, che sta provocando tensioni e addirittura scontri nella nazione spagnola.

Hanno votato a favore del nuovo governo Sanchez ben otto forze politiche presenti in parlamento, il Psoe del premier, la coalizione di sinistra Sumar, i partiti indipendentisti catalani Erc e Junts, quelli baschi Bildu e Pnv, il partito galiziano Bng e quello delle Canarie CC.

Hanno votato, contro il governo a guida socialista, i popolari, i deputati della destra estrema di Vox, e il partito navarro. Grazie alla fiducia ottenuta, il cinquantunenne leader socialista Pedro Sánchez riesce ad ottenere il suo terzo mandato da premier. Il terzo perché la sua avventura alla guida del governo inizia già nel giugno 2018 con la sostituzione del presidente del partito popolare, Mariano Rajoy, destituito dal Congresso con una mozione di sfiducia.

Pedro Sánchez guida un governo a trazione Psoe fino all’aprile del 2019, poi ci furono le elezioni anticipate. Sánchez comunque continua come primo ministro in carica per gli affari correnti, fino alla ripetizione elettorale del novembre 2019, che fu indetta per la situazione di empasse tra i partiti, letteralmente incapaci di formare una nuova maggioranza.

A gennaio 2020 Sánchez è chiamato a svolgere il suo secondo mandato politico alla guida del governo spagnolo, con una maggioranza costituita però questa volta da una coalizione, formata dal suo Partito Socialista e da Unidas Podemos dell’allora leader Pablo Inglesias Turrion.

Dopo le ultime elezioni da lui stesso convocate in anticipo a luglio 2023 è rimasto di nuovo in carica fino al recente e ulteriore voto di fiducia. Purtroppo la sua elezione a premier nel Parlamento spagnolo sta comunque rendendo difficile il clima nel paese iberico con la comparsa di diversi e ripetuti atti di vandalismo, come roghi di cassonetti, lancio di oggetti e petardi con le conseguenti cariche della polizia.

Proteste in Spagna

Le proteste più violente ci sono state a Madrid, subìto dopo l’intesa raggiunta a Bruxelles tra i socialisti di Sanchez e gli indipendentisti catalani di Junts a favore dell’amnistia. L’investitura ufficiale di Pedro Sanchez avviene dopo le elezioni di luglio, ma solo due settimane prima della scadenza del termine del 27 novembre, dopo il quale sarebbero state automaticamente indette nuove elezioni generali per gennaio.

L’investitura di Sanchez arriva dopo il fallimento del tentativo del leader Popolare Alberto Nunez Feijoo, che è stato incaricato dal re di formare un governo, in quanto capo politico del partito più votato alle elezioni di luglio, ma che non è riuscito a trovare i numeri sufficienti, per ottenere la fiducia in Parlamento.

Feijoo era sostenuto dall’estrema destra di Vox, dalla Coalizione delle Canarie e dai regionalisti della Navarra dell’UPN. La sessione del Congresso e l’investitura di Sanchez si sono svolte in un clima politico molto caldo in Spagna, perché da diverse settimane a Madrid e in altre città spagnole un numero sempre più grande di manifestanti di destra ed estrema destra stanno protestando in particolare contro l’accordo raggiunto tra Sanchez e i catalani di Junts guidati da Carles Puigdemont.

Il punto dell’accordo più contestato dai partiti di destra è quello che prevede la possibilità per gli organizzatori del referendum del 2017 per l’indipendenza della Catalogna, tra cui lo stesso Puigdemont, di ottenere l’amnistia. Il parlamento spagnolo potrà infatti votare una legge sull’amnistia, subito dopo la formazione del governo, una legge che di fatto bloccherebbe i processi in corso e annullerebbe le condanne già emesse per tutti i leader catalani coinvolti, molti dei quali costretti all’esilio negli anni scorsi.

Il premier Pedro Sanchez é altresì convinto che la concordia e la pacificazione siano un volano per l’economia di tutta la Spagna, come pare siano convinte anche le associazioni industriali spagnole e catalane che infatti alle ultime elezioni hanno voltato le spalle alle rispettive destre nazionaliste, per approdare ad una zona di conforto più adeguata, insomma una zona Franca, che possa mettere la parola fine ad un periodo turbolento che è stato utilizzato in chiave politica solamente per ragioni di espansione elettorale.

Infatti il Primo Ministro spagnolo Pedro Sanchez alla fine del suo discorso parlamentare ha ironizzato sul fatto di come, più che per l’amnistia le destre, il PP e Vox, siano furibonde perché avrebbero voluto stare al suo posto, ma i numeri elettorali non glielo hanno consentito. Questa linea di compromesso al governo spagnolo in effetti può essere un tantino azzardata politicamente e pure eccessivamente ottimistica, come ha detto recentemente l’esperto di fatti spagnoli Bobo Craxi, però Pedro Sanchez ha voluto menzionare,nel suo intervento al Parlamento, anche la rottura territoriale fra Russia ed Ucraina, non nascondendo affatto la possibile analogia con la vicenda catalana.

Le vicende catalane e basche

Verso i catalani ma anche verso i baschi Sanchez ha avuto parole chiare e forti di comprensione dell’esistenza di una condizione diversa nella quale si sente una parte della popolazione, non ritenendosi totalmente integrata nella Spagna, che al contrario egli ritiene debba considerarsi “ricca della sua pluralità nazionale”.

Le destre, dopo il dibattito in Parlamento, stanno tentando di fare opposizione fuori da esso, incitando pericolosamente i cittadini spagnoli al tumulto di piazza. Le forze politiche di opposizione in Spagna stanno commettendo l’errore di non considerare la storia di questi ultimi anni, la quale mostra chiaramente il fatto che scegliere la strada dei disordini indebolisce moltissimo chi li promuove, soprattutto nell’attuale situazione politica di grave instabilità internazionale per i conflitti tra Ucraina e Russia, quelli in Sudan e in Niger e quello ancora più pericoloso in Medioriente tra Israele e il gruppo Hamas, che ha messo di nuovo in primo piano la questione palestinese.

 

 


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