Politica, Schlein e Bonaccini in tandem per il nuovo PD?

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La prima iniziativa politica della nuova segretaria del partito democratico, Elly Schlein, eletta al ballottaggio con il 53,8 % dei voti è rivolta alla tragedia dei migranti morti in mare. In attesa delle indagini della magistratura, intervenendo nel dibattito in commissione Affari costituzionali della Camera e rivolgendosi al ministro dell’Interno, la segreteria del PD ne ha chiesto le dimissioni e ha auspicato una profonda riflessione da parte della presidente del Consiglio sul comportamento e le parole di Piantedosi, ma anche sui ministri Salvini e Giorgetti.
Le affermazioni del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi sono apparse a Elly Schlein indegne, in particolare quelle sull’assenza di senso di responsabilità dei migranti che si imbarcano con i figli. Schlein ha inoltre ribadito in commissione come le parole del ministro siano anche disumane e inadeguate al ruolo importante ricoperto.
Da parte sua il ministro dell’Interno ha replicato: «Se c’è stata un debolezza del ministero mi assumerò e mi assumo tutte le mie responsabilità». Poi ha rimarcato: «Se andiamo a vedere morti e tragedie degli anni scorsi, in passato sono successi altri episodi simili. Se uno guarda il bilancio di quello che avviene da molti anni, i fatti smentiscono» l’assunto di un ministero debole. «Questo governo prima ancora di questa tragedia ha dimostrato di avere riguardo e rispetto a quello che c’è dietro ai processi migratori. Noi ci siamo posti il problema prima».
Elly Schlein dichiara invece: «Non siamo soddisfatti delle risposte del ministro. Abbiamo chiesto piena luce e chiarezza sulla catena di responsabilità su quanto avvenuto a Crotone, perché non c’è stato un intervento da parte della Guardia Costiera italiana con mezzo adeguato, se c’era possibilità» ha detto la segretaria del Pd dopo l’audizione del ministro Piantedosi, ma non ha ricevuto risposte.
Schlein era intervenuta nel dibattito dopo che i deputati dell’opposizione Riccardo Magi (PiùEuropa), Filiberto Zaratti (Alleanza Verdi e Sinistra) e Alfonso Colucci (M5S) avevano chiesto chiarimenti sulla catena di comando che ha portato a considerare l’arrivo del barcone di migranti come un’operazione di polizia (low enforcement) e non di salvataggio (Sar), con invio quindi di imbarcazioni della Guardia di Finanza al posto della Guardia costiera.
La segreteria Schlein si è inserita in queste considerazioni con il suo intervento: «Chiediamo che siano chiarite – ha affermato – le precise dinamiche.
Le dichiarazioni di queste ore del comandante Aloi, che si poteva intervenire, che il mare era forza 4 e non forza 7, indicano che le motovedette della guardia potevano intervenire con quel mare, ma che l’intervento, che poteva invece evitare un’altra terribile strage, purtroppo non c’è stato.
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a Crotone ha reso reso omaggio alle vittime del naufragio dell’imbarcazione su cui viaggiava un numero di migranti superiore alla capacità consentita. Il naufragio ha provocato la morte accertata, al momento, di 67 persone, ma purtroppo c’è un numero ancora imprecisato di dispersi. Nella sua visita il presidente Mattarella da Capo dello Stato italiano si è voluto recare al Palasport, dove erano allineate le bare delle vittime del naufragio.
Stefano Bonaccini era fiducioso di poter vincere dopo il consenso maggioritario del 52,8% nella prima fase delle primarie, che però prevedeva unicamente il voto nei circoli del PD, mentre nel ballottaggio potevano votare anche gli esterni e l’esito della competizione è stato clamorosamente ribaltato. Non era mai capitato che il voto delle Primarie ribaltasse quello degli iscritti e quindi secondo Bonaccini, anche se la vittoria di Elly Schlein è chiara, questa novità clamorosa deve essere gestita con intelligenza, soprattutto per evitare che si sminuisca il valore della militanza nel partito.
Bonaccini dichiara che partecipare a un percorso condiviso e poi non accettarne l’esito è sbagliato, ma lo è anche auspicare che vada via qualcuno o fare spallucce se lo fa, anzi ci vuole il massimo impegno per evitare che avvengano nuovi addii. Bonaccini è convinto che con la nuova segretaria non cambierà la linea politica del PD sull’Ucraina, nonostante la vicinanza di Elly Schlein con i movimenti pacifisti.
Il fatto di chiedere all’Unione Europea un’iniziativa diplomatica più forte non deve mettere minimamente in discussione il sostegno italiano all’Ucraina assieme all’Europa e alla Nato. L’obiettivo deve essere quello di diventare il primo partito in Italia alle prossime elezioni europee, a prescindere dal problema della individuazione delle candidature, che va affrontato nei prossimi mesi in modo unitario.
Secondo Bonaccini dopo questo lungo periodo di stallo per le lunghe operazioni congressuali il partito democratico deve adesso riprendere con maggiore vigore il suo ruolo di opposizione al governo Meloni, puntando su alcuni temi fondamentali. Secondo Bonaccini il PD dovrebbe puntare innanzitutto sulla difesa pubblica della sanità e della scuola, entrambe messe in gravi difficoltà per i tagli decisi dal governo. Inoltre, secondo il presidente della giunta regionale dell’Emilia Romagna, il PD dovrebbe battersi subito per il contrasto alla precarietà nel mondo del lavoro, che deve essere rilanciato con l’introduzione del salario minimo garantito, promuovendo una legge ad iniziativa popolare.
Secondo invece il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, il Pd dopo l’esito del ballottaggio del 26 febbraio non è più la casa dei riformisti, perché già nel settembre 2019 con una scissione sostanziosa iniziò un percorso, che la vittoria di Elly Schlein ha adesso chiuso pressoché in modo definitivo.
Oggi dunque, a giudizio di Renzi, il Pd riformista non esiste più, ma esiste un partito di sinistra, che merita rispetto e che diventerà presto il competitor diretto del MoVimento 5 Stelle di Grillo e Conte. Per Italia viva e Azione si può invece aprire una stagione, che porti entusiasmo nell’elettorato italiano.
Inoltre Matteo Renzi, rispetto al suo ruolo nel partito unico del Terzo Polo, assicura che non sarà il leader, ma solamente il padre nobile di un’area di centro moderato e riformista, perché in Italia non esistono solo gli elettori che vogliono stare in curva a fare i tifosi a sinistra oppure a destra, ma anche quelli che preferiscono stare in tribuna centrale ad osservare il gioco politico e scegliere di non dare il proprio voto ai sovranisti di destra o ai populisti di sinistra.
Una sinistra più radicale per l’ex presidente del Consiglio, rischia di rendere la Meloni ancora più forte. Se può essere un fatto positivo che ci siano due donne alla guida di destra e sinistra, le due leader rischiano però di estremizzare il confronto, mentre a giudizio di Renzi l’interesse degli italiani deve essere quello di pacificare, smussare, dialogare, perché il partito che vince deve saper governare con equilibrio e compostezza un paese importante come l’Italia.
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