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Con lo scoppio della seconda guerra mondiale (1 settembre 1939), la necessità di risolvere il “il problema ebraico” fu sempre più dibattuta tra i gerarchi nazisti. Tale necessità era legata alla realizzazione pratica della dottrina dello “spazio vitale” (Lebensraum in tedesco).

La dottrina dello “spazio vitale”

Secondo questa teoria, la Germania avrebbe dovuto espandersi verso est a discapito dei Paesi slavi; al popolo tedesco, il popolo “ariano”, gli altri popoli avrebbero dovuto lasciare spazio e i primi a farlo avrebbero dovuto essere gli ebrei che quindi prima furono emarginati, rinchiusi nei ghetti, privati di tutto e poi deportati. Ciò avvenne in Germania e poi in Polonia (la cui invasione scatenò il conflitto) e negli altri Paesi conquistati ma l’obiettivo finale, nell’ansia di espansione verso est, era l’Unione Sovietica.

Heydrich responsabile del “problema ebraico”

Heydrich fu ben presto posto a capo dell’ “Ufficio centrale dell’emigrazione degli ebrei” in cui poté ancora dimostrare la propria “efficienza” attraverso la realizzazione di un censimento sistematico degli ebrei, la creazione di altri ghetti e la messa in atto di altre deportazioni. Erano stati costruiti, nel frattempo, i primi campi di concentramento (Buchenwald già dal 1937, mentre il più famoso, Auschwitz, cominciò a funzionare dal giugno del 1940). Ma deportare non era considerato sufficiente, gli ebrei (ma anche, in misura minore, altre categorie di persone considerate inferiori quali omosessuali, zingari e disabili) andavano tolti di mezzo, fatti sparire.

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Heydrich e il Piano Madagascar

Un’idea comune tra i gerarchi nazisti era quella della deportazione degli ebrei in un luogo fuori dall’Europa, una colonia che si trovasse il più lontano possibile. E così Heydrich prese in considerazione il Madagascar: secondo il tristemente noto Adolf Eichmann, suo collaboratore, sarebbe stato possibile trasferire sull’isola un milione di persone all’anno per quattro anni. Tuttavia l’idea fu presto accantonata a causa dell’andamento incerto della guerra: nella fattispecie, si era pensato ad un’evacuazione aerea ma la sconfitta subita nella Battaglia d’Inghilterra del 1940 obbligò i nazisti a lasciar perdere.

La conferenza del Wannsee

Il 1941 fu l’anno della fallimentare Operazione Barbarossa (la mancata conquista dell’Unione Sovietica) ma nessuna disfatta frenava l’ansia dei nazisti di risolvere il problema ebraico. E allora lo zelante Heydrich convocò una conferenza, un incontro al vertice tra le più alte gerarchie naziste, per discutere del problema e trovare, finalmente, la soluzione. L’incontro si svolse in un luogo ameno, le rive del lago Wannsee, nei pressi di Berlino, il 20 gennaio 1942.

Heydrich esordì dicendo che l’eliminazione fisica degli ebrei era in atto da tempo, ma si trattava di fucilazioni successive a deportazioni, occasionali e costose: i prigionieri erano costretti a scavare delle fosse comuni, poi erano fucilati e i loro corpi vi erano gettati dentro. Ma il sistema era poco efficiente, anche per i problemi psicologici cui andavano incontro i soldati, costretti a sparare a donne e bambini. Quindi sarebbe stato meglio attuare un metodo più sicuro, scientifico e anche rispettoso delle leggi di Norimberga. Dopo ampia discussione, la soluzione finale fu quella di pianificare una pulizia etnica, ossia eliminare la razza ebraica dall’Europa. Il metodo scelto fu quello delle camere a gas e dei forni crematori per liberarsi dei cadaveri: i campi di concentramento sarebbero diventati campi di sterminio. E così, in modo scientifico, asettico, rigoroso e “legittimo” si decise di uccidere circa 11 milioni di persone.

L’attentato ad Heydrich: l’ Operazione “Anthropoid”

Tuttavia Reinhold Heydrich, il nazista perfetto, “l’uomo dal cuore di ferro“,”il boia“, “il genio del male di Himmler” (altri soprannomi che gli erano stati affibbiati) non aveva fatto i conti con il destino.

Egli aveva ottenuto da Hitler il Protettorato di Boemia e Moravia: così veniva chiamata dai nazisti la Cecoslovacchia da loro occupata. Heydrich era quindi il proconsole di Hitler nella regione. E anche qui, naturalmente, aveva instaurato un vero e proprio regime di terrore, tanto da avere aggiunto alla collezione di soprannomi anche quello di “boia di Praga“. La resistenza ceca, aiutata dai servizi segreti inglesi, era però molto attiva e decise di organizzare un attentato, chiamato Operazione “Anthropoid” ( dal greco”dal volto umano”; sottinteso, la belva), contro il gerarca che, quando si spostava a Praga, non adottava alcuna precauzione, viaggiando addirittura su un’auto scoperta.

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La data scelta fu il 27 maggio 1942: si decise di tendere un agguato lungo il percorso abituale compiuto dalla sua auto costeggiando il fiume Moldava, in un punto in cui, per imboccare una curva, il mezzo era costretto a rallentare. Tuttavia il fucile di uno degli attentatori, che si era parato davanti alla macchina, si inceppò, ma un altro attentatore riuscì a lanciare una granata sotto il veicolo. Nell’esplosione Heydrich rimase ferito in modo non grave. Portato in ospedale, vi morì il 4 giugno successivo a causa di una infezione mal curata forse volutamente da chi si stava occupando di lui: sono state infatti avanzate molte congetture e ipotesi sulla sua morte. Probabilmente erano in tanti a volerlo eliminare, anche gli altri gerarchi che gravitavano attorno a Hitler e forse anche il Fuhrer stesso che già da tempo guardava il suo zelo con sospetto. Ciò non impedì di tributargli grandissimi onori con funerali spettacolari.

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Riferimenti:

  • Operazione Anthropoid. L’attentato a Reinhard Heydrich, il «boia di Praga», Giunti Editore, 2015.
  • Missione Anthropoid, film (2016), regia di Sean Ellis.
  • Hitler’s Circle of Evil, docuserie (2017).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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