Scontro tra poteri


Da diversi giorni stiamo assistendo a un clamoroso attacco di Trump e Vance contro il Papa, in seguito a una sua dichiarazione contro tutte le guerre e in particolare quelle fatte nel nome di Cristo Signore. Va ricordato come, nell’elezione di novembre 2024, che ha riportato Donald Trump alla Casa Bianca, circa l’87% dei cristiani evangelici lo abbia sostenuto. Nelle presidenziali precedenti del 2020, il margine tra Trump e Biden, in questo segmento di votanti legati alla fede cristiana, sebbene non cattolica, era invece favorevole all’ex presidente americano del Partito Democratico.

Il sostegno evangelico

Il Partito Repubblicano di Trump ha investito oltre duecentosessanta milioni di dollari in donazioni, spesso anonime, a gruppi cristiani, con l’obiettivo di sostenere politiche populiste di destra e influenzare l’opinione pubblica, non solo americana ma anche europea e mondiale. Molti leader evangelici americani hanno legittimato Trump presso i fedeli, definendolo un leader scelto direttamente da Dio, per proteggere gli interessi della comunità cristiana, e da tempo si stanno organizzando preghiere di gruppo persino nello Studio Ovale. Queste chiese fondamentaliste evangeliche sono la Southern Baptist Convention e la Fellowship Church, e sono state sempre attivamente impegnate nel sostenere le campagne elettorali di Trump, garantendo un forte potere organizzativo e finanziario. Da questo si può intuire come uno degli obiettivi di Trump possa essere la riduzione del potere della Chiesa Cattolica e quindi si può comprendere più facilmente il duro attacco al primo Papa americano della storia.

Le dichiarazioni di Trump e del Papa

Donald Trump si è scagliato contro Leone XIV, dichiarando le testuali parole: “Non sono un suo grande fan, è un debole e pessimo nella politica estera. Preferisco di gran lunga suo fratello Louis, che è totalmente Maga. Lui ha capito tutto”. La replica del Papa, durante il suo viaggio in quattro Paesi africani, è stata espressa nel seguente modo: “Non mi fa paura Trump e non voglio aprire un dibattito. Non sono un politico, smettiamola con le guerre. Continuerò a parlare del Vangelo ad alta voce”.

Il presidente americano, probabilmente indispettito dal conflitto in Medio Oriente che non riesce a risolvere, ha continuato a esprimere parole velenose contro il Papa, rifiutandosi di scusarsi, perché a suo giudizio Leone XIV è debole sulla criminalità, riferendosi ai migranti e all’Iran, che sarebbe invece un Paese molto pericoloso, perché dotato dell’arma nucleare. In precedenza Papa Leone XIV ha criticato il presidente per i suoi commenti sull’Iran, definendo inaccettabile la minaccia di Trump di distruggere un’intera civiltà, e invocando a gran voce la pace in Medio Oriente. Durante la Domenica delle Palme, il Papa ha anche esortato a non usare Dio per giustificare la guerra.

I primi screzi

In realtà quello di Teheran è solo l’ultimo dei fronti, che da mesi vedono contrapporsi Trump e Leone XIV in una sorta di derby dialettico tutto a stelle e strisce. I primi screzi sono cominciati, infatti, sulla stretta della Casa Bianca all’immigrazione, espressa in alcuni raid nelle maggiori città americane, tra le quali la stessa Chicago, molto cara al Papa americano Robert Prevost. Il presidente ha risposto sull’Iran e dopo la veglia di preghiera tenutasi nella basilica vaticana di San Pietro, nelle stesse ore in cui Stati Uniti e Iran stavano tenendo colloqui di pace, poi falliti in Pakistan, Trump ha dato sfogo a tutta la sua rabbia, parlando anche dell’attacco al Venezuela.

Trump in proposito ha dichiarato testualmente: “Non voglio un Papa che critichi il presidente americano per il Venezuela, perché sto facendo esattamente quello per cui sono stato eletto, con una vittoria schiacciante, vale a dire portare la criminalità ai minimi storici e creare il più grande mercato azionario della storia”. Il duro post, apparso sui social, è stato seguito dalla pubblicazione di un’immagine creata con l’intelligenza artificiale di Trump nelle vesti del Messia, che poi è stata rimossa per le numerose critiche ricevute. Trump ha spiegato come si trattasse di un medico e non della sua raffigurazione di Gesù e ha inveito contro i responsabili delle fake news, per aver creato un caso inesistente.

Le polemiche

Le spiegazioni però non hanno sortito l’effetto sperato e non sono riuscite a placare la valanga di polemiche, scatenate dal suo post contro il Papa, condannato anche dal presidente iraniano Masoud Pezeshkian e dall’arcivescovo Paul S. Coakley, presidente della Conferenza episcopale statunitense. Le critiche anche della stessa premier italiana Giorgia Meloni e di altre personalità politiche sono state liquidate sempre seccamente da Donald Trump, che addirittura ha messo in discussione anche il rapporto con il governo italiano, che era stato in precedenza molto saldo.

Il profilo del Pontefice

Eppure Papa Leone XIV si distingue nel mondo attuale, non solo per il suo ruolo spirituale, ma anche per il suo solido percorso accademico e intellettuale. Il Papa americano, con un quoziente intellettivo stimato di 145, conosce perfettamente tante lingue e ha una formazione consolidata in discipline come matematica e teologia, sulla quale è stato invece clamorosamente criticato e addirittura rimbrottato dal vicepresidente del governo statunitense Vance. Prima di assumere la guida della Chiesa Cattolica, Prevost ha lavorato come insegnante e ha dedicato oltre dieci anni all’attività missionaria in Perù, un’esperienza che ha profondamente influenzato la sua visione pastorale e il suo impegno sociale nella stessa Chiesa Cattolica.

La divergenza tra politica e magistero

Queste recenti tensioni tra il presidente Donald Trump e Papa Leone XIV tornano ad evidenziare la profonda e complessa divergenza tra il pragmatismo geopolitico dei responsabili delle potenze mondiali e il magistero spirituale. Si ripete spesso nella storia lo scontro tra poteri in due sfere di influenza, che dovrebbero essere ben distinte, ciascuna guidata dalle proprie logiche istituzionali. L’amministrazione americana si muove secondo le necessità della cosiddetta Realpolitik, con la priorità assoluta della sicurezza nazionale e il mantenimento di una posizione di forza sugli scenari internazionali. Da questo punto di vista i ripetuti appelli alla pace del Pontefice sono stati percepiti dall’esecutivo statunitense, non come semplici esortazioni morali, ma addirittura come un fattore di complicazione nella strategia deterrente, scelta dall’attuale inquilino di Washington.

Le dichiarazioni di Trump riflettono l’intento di inquadrare la questione dei rapporti con il Vaticano all’interno della normale dialettica politica, nella quale il presidente americano si trova perfettamente a suo agio nel distribuire fendenti e imporre la sua linea di forza. Dall’altro lato, il Vaticano, operando su un piano strettamente universale e religioso, si trova spesso nelle condizioni di dover invocare il dialogo e si oppone giustamente con decisione ai conflitti di guerra, perseguendo la tradizionale missione diplomatica e umanitaria della Santa Sede, che deve essere indipendente dalle agende politiche di tutti gli Stati, anche delle potenze mondiali. La Conferenza Episcopale Statunitense è intervenuta proprio per ribadire questo confine, sottolineando come il Papa agisca in veste di guida pastorale e non di attore politico. Questo conflitto storico è ricorrente, perché si possono scontrare le necessità politiche strategiche di una potenza come gli Stati Uniti e i dogmi etici della Chiesa Cattolica.

I precedenti storici

Ovviamente i due leader americani, Trump e Papa Leone XIV, rispondono a mandati, responsabilità e platee completamente diverse, lasciando all’opinione pubblica mondiale il compito di osservare e bilanciare le ragioni della sicurezza nazionale con quelle della diplomazia morale. Nel corso dei secoli passati ci furono diversi scontri tra il potere temporale e quello spirituale, per esempio Napoleone Bonaparte arrivò ad arrestare Papa Pio VII, e la stessa situazione riguardò anche il suo predecessore, Pio VI, nel 1797, quando l’esercito rivoluzionario francese invase l’Italia. L’imperatore francese Napoleone sottopose la Chiesa d’Oltralpe sotto il proprio controllo e arrivò addirittura a umiliare Pio VII, obbligandolo a recarsi nel 1804 a Parigi per la sua auto-incoronazione. L’arresto fu la diretta conseguenza della rottura dei rapporti diplomatici e della minaccia di scomunica lanciata da Pio VII, dopo che l’imperatore aveva annesso gli Stati pontifici all’Impero francese.

In precedenza l’unità religiosa dell’Europa si spezzò con la Riforma protestante, avviata da Martin Lutero, che venne successivamente scomunicato, e fu sostenuta da numerosi principi tedeschi. Questo movimento cristiano protestante ridusse notevolmente l’influenza di Roma in vaste aree del continente europeo, fino ad arrivare alla decisione di Enrico VIII di fare nascere nel 1534 la Chiesa anglicana, in quella che fu una clamorosa decisione politica, che sottrasse definitivamente l’Inghilterra all’autorità del Vaticano. Un altro episodio simbolico fu il cosiddetto Schiaffo di Anagni, ripreso anche da Dante nella Divina Commedia, perché avvenuto nel 1303, che rappresentò l’apice dello scontro tra Papa Bonifacio VIII e il re di Francia Filippo IV il Bello. Il sovrano aveva bisogno di denaro e decise di tassare il clero francese, suscitando le proteste del Pontefice di quel periodo. Guglielmo di Nogaret e Sciarra Colonna si recarono da Papa Bonifacio VIII, con l’obiettivo di catturarlo e impedire che desse seguito alle minacce di scomunica. La certezza dello schiaffo non è mai stata acclarata, ma le discussioni sicuramente furono molto animate, rappresentando un momento di grande imbarazzo e oltraggio morale alla Chiesa. E infatti la situazione creatasi determinò il clamoroso e storico trasferimento della Chiesa da Roma ad Avignone, in Francia, in un periodo che fu definito come la cosiddetta “cattività avignonese”, che durò dal 1309 al 1377.

Il caso Pio XII

Durante il periodo di Hitler il Papa fu Pio XII, il cui nome era Eugenio Pacelli, ex segretario di Stato del Vaticano. Negli anni terribili della Seconda guerra mondiale scelse di tacere sui crimini di guerra nazisti e fu definito addirittura da alcuni osservatori come il Papa di Hitler, e accusato di essersi occupato più degli interessi della Chiesa, che del destino degli ebrei. Va riferito pure che, secondo il parere di altri storici, il suo silenzio derivava esclusivamente dal timore della punizione da parte dei nazisti, se avesse condannato le deportazioni, e che comunque si impegnò per salvare molti ebrei, dietro le quinte e quindi fece tantissimo non pubblicamente, ma sempre fedele allo spirito umanitario della Chiesa Cattolica.

 

LEGGI ANCHE

Libertas Stabia Next Gen: Emanuele D’Apice è la nuova guida tecnica

Voltata pagina, la Libertas Stabia Next Gen sceglie la via della continuità. La società ha ufficializzato l’ingaggio di Emanuele D’Apice come nuovo responsabile tecnico...

Calciomercato Napoli, Manna punta un talento del Bayern Monaco

Il Napoli continua a guardare al futuro e a investire sui giovani prospetti più interessanti del panorama internazionale. Tra i nomi finiti nel mirino...

spot_img
Castellammare di Stabia (NA)
081 874 42 06 - 347 132 66 64
spot_img

ULTIME NOTIZIE

PUBBLICITA