Come riportato dagli organi di stampa, la Toscana ha compiuto un passo storico diventando la prima regione italiana a regolamentare il suicidio medicalmente assistito. Con l’approvazione di una legge regionale dedicata, la normativa stabilisce tempi e procedure precise per garantire ai cittadini che ne fanno richiesta un accesso regolamentato e sicuro alla pratica.
La scelta del paziente sarà valutata da una commissione medica
La nuova legge prevede l’istituzione, presso ogni azienda sanitaria locale, di una commissione medica multidisciplinare permanente, incaricata di valutare le singole richieste di accesso alla morte assistita. Il responso della commissione dovrà arrivare entro 20 giorni dal ricevimento dell’istanza del paziente, garantendo un iter celere e definito. A questa valutazione seguirà il parere del comitato etico territorialmente competente, che dovrà esprimersi entro un massimo di 7 giorni.
Nel caso in cui la richiesta venga accolta, la commissione procederà entro i successivi 10 giorni a definire le modalità con cui verrà attuato il suicidio medicalmente assistito, stabilendo dettagli tecnici e organizzativi. A questo punto, l’azienda sanitaria locale avrà il compito di reperire il farmaco necessario alla pratica, oltre ad eventuali macchinari utili alla sua auto-somministrazione da parte del paziente.
Una svolta nel dibattito sul fine vita in Italia
L’intero procedimento dovrà concludersi entro un massimo di 45 giorni, garantendo tempi certi e una risposta chiara ai cittadini che scelgono questo percorso. Un aspetto significativo della normativa riguarda la gratuità della prestazione: il farmaco necessario sarà interamente a carico della Regione Toscana, che ha stanziato 10mila euro all’anno per i prossimi tre anni per sostenere questa misura.
L’approvazione della legge rappresenta un punto di svolta nel dibattito sul fine vita in Italia, ponendo la Toscana all’avanguardia nella regolamentazione di un tema tanto delicato quanto discusso. Mentre il provvedimento raccoglie il plauso di chi da anni si batte per il riconoscimento del diritto all’autodeterminazione sul fine vita, non mancano le polemiche e le critiche, soprattutto da parte di esponenti politici e religiosi contrari alla regolamentazione della pratica. Il dibattito, dunque, è destinato a rimanere acceso, ma la Toscana ha indubbiamente segnato un primo passo concreto nella direzione di un cambiamento normativo che potrebbe estendersi ad altre regioni e, in futuro, all’intero Paese.


