Tra giochi e carte, i passatempi della tradizione napoletana

L’attività ludica è uno di quegli aspetti fondamentali del quotidiano dell’uomo. Grazie ad essa si creano relazioni sociali, si stimola la creatività e soprattutto ci si diverte rilassandosi. Ed è proprio per questo che nel corso dei millenni ogni cultura ha sempre creato e sviluppato giochi e passatempi, che il trascorrere della storia ha portato fino ai giorni nostri. Si può dire persino che grazie al gioco ogni popolo ha costruito una propria identità, unica e inconfondibile.

E’ il caso della Campania, ricca di giochi popolari, tanto quelli inventati con materiali di risulta, quanto quelli giocati con le carte. L’interesse dei napoletani per questa tipologia di giochi è rimasto intatto anche con il passare dei decenni, nonostante la profonda trasformazione che ha attraversato il mondo dell’intrattenimento, con il web protagonista. Molti tra i nuovi siti di casino, infatti, consentono di giocare anche ai tradizionali giochi come scopa, scopone, tresette o 7 e mezzo. Addirittura alcuni hanno inserito la Bestia, tipico gioco delle Marche, o l’Asso pigliatutto. A dimostrazione che i giochi campani, specialmente quelli di carte, superano anche gli ostacoli più difficili, come quello dell’avanzare della tecnologia.

I giochi

Forse oggi è sempre più raro vedere un ragazzino giocare per strada con giochi semplici e senza pretese. Ma giocare per strada significa lasciarsi anche avvolgere dall’essenza della propria città. E i napoletani sanno bene come divertirsi.  Grazie alla loro creatività hanno inventato tanti giochi e tornei, come il palio di Somma Vesuviana, che durano ancora oggi, coniugando inventiva, tradizione e cultura popolare. Come non ricordare allora giochi di strada che hanno divertito intere generazioni, come la pallamaglio, lo strummolo e il carruocciolo.

Si può dire che la pallamaglio è l’antesignano, o la versione semplificata, del golf o ancor meglio del cricket. Brandendo una mazza il giocatore doveva colpire una palla di legno attraverso un circuito disegnato in precedenza. Lo strummolo, invece, altro non è che una semplice trottola, un attrezzo conico con intorno avvolta una corda, ‘a funicella. Essa, una volta tirata, faceva roteare lo strummolo.

Il carruocciolo probabilmente era il gioco che più ha fatto divertire i bambini e più disperare le mamme. Semplicemente era una tavola di legno su quattro ruote, come lo skateboard moderno. I ragazzini vi salivano sopra e a mo’ di slittino si lanciavano lungo le ripide discese delle stradine di Napoli. Alla fine c’erano parecchie ginocchia sbucciate, ma anche tante risate.

I giochi di carte

Se parliamo di giochi, come si può non parlare di quelli fatti con le carte? Napoletane, naturalmente. Quattro semi (coppe, denari, bastoni e spade) e dieci carte con tre figure per seme. Grazie ad esse e alla tradizione popolare napoletana si sono divertiti, e continuano a divertirsi, tantissime persone.

Tradizione che ha portato giochi come scopa, scopone, sette e mezzo e tressette. Alcune partite a scopone, ad esempio, sono diventate memorabili, come quella tra Zoff e Pertini contro Causio e Bearzot, sul volo di rientro dalla vittoria del Mondiale di Calcio del 1982. Un gioco semplice, dieci carte a testa (in quello scientifico, mentre in quello normale sono 9 carte a testa e quattro scoperte a terra) prendendo le carte a terra con quelle che si hanno in mano. La scopa, uguale allo scopone, si gioca però con tre carte in mano ma lo scopo è sempre quello: raccogliere più carte possibili e fare più scope possibili.

Particolare e divertente è il gioco del tresette, con due coppie contro. Il primo di mano getta un seme e a seguire bisogna scartare le carte di quel seme. Sembra semplice ma ci vuole tanta memoria e tanta tattica. Infine il sette e mezzo, forse tra i giochi più giocati nelle festività natalizie, una sorta di blackjack, il cui scopo è puntare a raggiungere il punteggio di 7 e mezzo, appunto.


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