17 settembre 1989: Il giorno in cui Maradona e Baggio riscrissero la storia al San Paolo


Ci sono domeniche d’estate che non scivolano via con la fine della bella stagione, ma rimangono scolpite a tempo indeterminato nella memoria collettiva di una città. Il 17 settembre 1989 è una di quelle date: quinta giornata di Serie A, un caldo soffocante su Fuorigrotta e uno Stadio San Paolo destinato a fare da teatro a una delle partite più incredibili dell’era moderna.

La magia di Baggio e il gelo sul San Paolo

Il Napoli guidato da Alberto Bigon si affaccia al match da capolista in coabitazione con la Juventus, forte di un avvio di campionato brillante pur dovendo fare a meno del suo uomo simbolo. Di fronte c’è la Fiorentina di Bruno Giorgi, pronta a guastare la festa azzurra.

Il primo tempo si trasforma in uno show personale di un giovane Roberto Baggio. Il “Divin Codino” dipinge calcio e firma una doppietta da antologia, culminata in un gol destinato alla storia della Serie A: palla presa a centrocampo, serpentina irresistibile tra cinque difensori azzurri stesi come birilli, dribbling secco sul portiere Giuliani in uscita e pallone depositato in rete. Una perla d’autore che ricorda in modo impressionante la gemma di Maradona contro l’Inghilterra a Messico ’86. E la coincidenza è clamorosa: la prodezza avviene proprio sotto gli occhi attenti di Diego, seduto in tribuna.

L’ingresso del Pibe de Oro e la svolta epica

Sotto 0-2 all’intervallo, il Napoli ha bisogno di un’impresa. Dalla panchina scatta l’ora del rimpatrio del figliol prodigo: Diego Armando Maradona fa il suo esordio stagionale, scendendo in campo nella ripresa con un’inedita maglia numero 16. Alle spalle ci sono mesi caldissimi, caratterizzati dal braccio di ferro con il presidente Ferlaino per la mancata cessione al Marsiglia, la fuga in Argentina e i ritardi al ritiro estivo. Ma bastano pochi minuti sul prato del San Paolo per spazzare via ogni veleno.

L’impatto del Diez (anche se con la 16) è devastante. Nonostante un rigore calciato sul palo dallo stesso Maradona, la sua sola presenza riaccende la luce e infiamma il pubblico. In ventinove minuti di pura frenesia tattica ed emotiva, gli azzurri ribaltano il mondo:

  1. L’autogol di Stefano Pioli riapre la partita sotto la pressione partenopea.

  2. Il graffio del solito Careca ristabilisce la parità.

  3. L’incornata vincente di Giancarlo Corradini completa un sorpasso da brividi per il 3-2 finale.

Il primo passo verso il secondo Tricolore

Quella vittoria al cardiopalma non fu soltanto una grande rimonta di inizio autunno, ma la prima scintilla di un’annata trionfale. Al termine di quel campionato appassionante, contrassegnato da un lungo duello a distanza con il Milan di Arrigo Sacchi, il Napoli avrebbe alzato al cielo il suo secondo Scudetto. Un pomeriggio d’altri tempi, sospeso tra la genialità pura di Baggio e il ritorno del Re: frammenti di un calcio che fu vera e propria poesia in movimento.

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