C’è stato un tempo in cui il calcio italiano non era soltanto un campionato, ma il centro del mondo. Erano gli anni a cavallo tra la fine dei ’90 e i primi 2000, un’epoca d’oro in cui la Serie A collezionava campioni straordinari in ogni squadra e ogni giornata regalava sfide d’altissima scuola. Su quei prati si incrociavano l’eleganza cristallina di Zinedine Zidane, faro della Juventus, e il genio sregolato e raffinato di Roberto Mancini, simbolo della Sampdoria prima e della Lazio poi.
Stasera, a distanza di anni e con un ruolo diverso ma identico carisma, i due si ritroveranno di nuovo l’uno di fronte all’altro. Non più con gli scarpini ai piedi e il numero 10 o il 21 sulle spalle, ma a bordo campo, dalle panchine di Francia e Italia.
L’età d’oro del calcio italiano
Chi ha vissuto quella Serie A ricorda bene cosa significasse vederli giocare. Zidane incantava il “Delle Alpi” e i stadi di tutta Italia con veroniche, controlli orientati al limite dell’impossibile e una visione di gioco superiore. Mancini, dal canto suo, dipingeva calcio con colpi di tacco leggendari, assist no-look e una personalità da leader nato capace di trascinare le sue squadre sul tetto d’Italia.
Quando Juventus e Sampdoria, o Juventus e Lazio, si affrontavano, non era solo una partita di pallone: era un duello tra artisti, una mostra d’arte prestata al rettangolo verde.
Una nuova sfida da commissari tecnici
Stasera le luci dei riflettori si riaccendono per un nuovo capitolo della loro infinita storia calcistica. La classe non si è dispersa, si è soltanto trasferita nella lettura tattica, nella gestione dei campioni moderni e nella capacità di infondere mentalità vincente ai rispettivi gruppi.
I due maestri torneranno a guardarsi negli occhi prima del fischio d’inizio per una stretta di mano che racchiude decenni di grande calcio. Poi sarà partita vera, ma per novanta minuti gli appassionati non potranno fare a meno di provar nostalgia per quell’epoca dorata che Zidane e Mancini hanno contribuito a rendere immortale.

