Il 1968 non è stato solo l’anno della rivoluzione culturale, ma anche quello della rinascita del calcio italiano. La terza edizione del Campionato Europeo si tinge di tricolore in un torneo dal formato radicalmente diverso da quello attuale: una formula snella, quasi spietata, dove non erano previsti i calci di rigore e il destino di una nazione poteva dipendere dal lancio di una monetina o dalla ripetizione di una finale.
La Semifinale del Destino: Testa o Croce?
Il cammino degli Azzurri verso la gloria passò per una delle partite più incredibili della storia del calcio. A Napoli, la semifinale contro l’Unione Sovietica (che ci aveva eliminato nell’edizione precedente) si trascinò per 120 minuti sullo 0-0. Senza la lotteria dei rigori, il regolamento dell’epoca prevedeva il sorteggio.
In un San Paolo col fiato sospeso, il capitano Giacinto Facchetti entrò negli spogliatoi insieme all’arbitro e al capitano sovietico per il lancio della moneta. Pochi istanti dopo, Facchetti uscì correndo verso il campo esultando: l’Italia era in finale. La fortuna aveva baciato gli Azzurri, mentre nell’altra semifinale la Jugoslavia eliminava a sorpresa l’Inghilterra campione del mondo in carica.
La Doppia Finale di Roma
L’atto conclusivo allo Stadio Olimpico di Roma fu un vero e proprio romanzo in due capitoli:
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L’Atto Primo (8 giugno): La Jugoslavia passò in vantaggio a fine primo tempo e sembrò dominare l’incontro. Solo una prodezza di Domenichini a dieci minuti dal termine regalò il pareggio all’Italia. Dopo i supplementari bloccati sull’1-1, il regolamento impose la ripetizione della gara 48 ore dopo.
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L’Atto Secondo (10 giugno): Ferruccio Valcareggi, CT azzurro, intuì che servivano forze fresche e compì una mossa audace, cambiando ben cinque titolari. La Jugoslavia, invece, decimata dagli infortuni e dalla stanchezza, non riuscì a reagire.
L’Italia scese in campo con una marcia in più: nella prima mezz’ora, i gol di Gigi Riva e Pietro Anastasi misero in ghiaccio il risultato. Il 2-0 finale sancì il primo titolo europeo per la Nazionale Italiana, portando il Paese in un’estasi collettiva.
Curiosità: Quello del 1968 resta l’unico grande torneo internazionale vinto dall’Italia grazie a un sorteggio (in semifinale) e l’unico deciso da una finale ripetuta.
Le immagini di Facchetti che alza la coppa al cielo di Roma restano scolpite nella memoria sportiva italiana come il primo vero riscatto dopo il disastro dei Mondiali del 1966. Fu l’inizio di un’era che avrebbe riportato l’Italia tra le superpotenze del calcio mondiale.


