Se il calcio fosse una questione di pennelli e precisione, Giacomo Calò sarebbe senza dubbio il Michelangelo del prato verde dello Stadio Romeo Menti. Nel cuore dei tifosi della Juve Stabia, il nome del centrocampista triestino evoca ancora oggi il suono del pallone che impatta perfettamente il collo del piede, disegnando traiettorie che sembravano telecomandate.
Arrivato in punta di piedi, Calò ci ha messo pochissimo a prendersi le chiavi della mediana gialloblù. Non era solo un regista; era un generatore costante di pericoli. La sua specialità? I calci piazzati. Ogni punizione dal limite o ogni calcio d’angolo diventava un incubo per le difese avversarie e una sentenza per i portieri.
Calò non crossava semplicemente: lui “apparecchiava” la tavola per i compagni. I suoi assist geniali sono stati il segreto del successo di una Juve Stabia che, grazie alla sua visione di gioco, riusciva a scardinare anche le difese più ostinate.Il picco del suo amore con Castellammare è coinciso con la straordinaria cavalcata della stagione 2018-2019, culminata con il ritorno in Serie B. Sotto la guida di Fabio Caserta, Calò è diventato il fulcro della manovra, mettendo a referto numeri da capogiro.
Ciò che ha divertito e fatto innamorare i tifosi non è stata solo la tecnica pura, ma la naturalezza con cui Calò rendeva facili le giocate più complicate. Vedere la curva esultare ancora prima che un suo cross atterrasse in area era la prova tangibile della fiducia cieca che l’intero ambiente riponeva nel suo piede.
Giacomo Calò non è stato solo un centrocampista per la Juve Stabia, ma l’architetto dei sogni di un’intera città, lasciando un’eredità fatta di estetica, intelligenza tattica e assist che, a distanza di anni, restano impressi nella memoria collettiva.


