Esistono portieri che parano e portieri che volano. Gianluca Pagliuca apparteneva senza dubbio alla seconda categoria. Un felino prestato al calcio, un atleta monumentale che ha segnato un’epoca, diventando uno dei simboli più puri del calcio italiano anni ’90. Se la fortuna avesse guardato dalla sua parte nei momenti cruciali, oggi parleremmo di un palmarès infinito; ma anche così, il suo nome resta scolpito tra i giganti del ruolo.
Il miracolo Samp e il battesimo europeo
La leggenda di Pagliuca decolla a Genova. Con la maglia della Sampdoria, Gianluca scrive una favola irripetibile: vince uno storico Scudetto e una Coppa delle Coppe, presentandosi all’Europa con parate che sembravano sfidare le leggi della fisica. Il sogno della Coppa dei Campioni si infrange solo in finale contro il Barcellona, un primo assaggio di quel destino che lo avrebbe spesso portato a un passo dalla gloria eterna, senza però scalfirne la grandezza.
Tra l’azzurro USA ’94 e il nerazzurro di Milano
Erede naturale di Walter Zenga, Pagliuca ne raccoglie il testimone sia in Nazionale che all’Inter. Il mondiale di USA ’94 resta la sua vetrina più amara e gloriosa: trascina l’Italia insieme a Roberto Baggio fino alla finale di Pasadena, arrendendosi solo alla lotteria dei rigori contro il Brasile.
Il passaggio all’Inter consolida il suo status di “numero uno dei numeri uno”. Eppure, la maledizione dei rigori lo insegue anche a San Siro, nella finale di Coppa UEFA del ’97 persa contro lo Schalke 04.
L’anno del Fenomeno e la gioia di Parigi
Il 1998 è l’anno delle emozioni forti. È l’Inter di Ronaldo, una squadra che domina ma che si scontra con episodi arbitrali rimasti nella storia, come il celebre contatto Iuliano-Ronaldo. In quel clima elettrico, Pagliuca è eroico: parò persino un rigore a Del Piero, tenendo viva una speranza che purtroppo non bastò per il titolo.
La giustizia sportiva (e poetica) arriva però al Parco dei Principi. Nella finale di Coppa UEFA contro la Lazio, l’Inter schianta gli avversari e Pagliuca può finalmente sollevare un trofeo europeo al cielo di Parigi, liberando un urlo atteso per anni.
Gli ultimi voli: Bologna e Ascoli
Dopo Milano, Gianluca torna nella sua Bologna, dimostrando che la classe non ha data di scadenza. Sotto le Due Torri vive una seconda giovinezza, confermandosi tra i migliori del campionato per riflessi e carisma. Chiuderà poi la sua immensa carriera ad Ascoli, lasciando i guantoni dopo aver scritto pagine indelebili di sport.


