Se il calcio fosse una sceneggiatura, la carriera di Giorgio Gorgone sarebbe il classico racconto dell’apprendista che, dopo anni passati a studiare nell’ombra, decide di affrontare i giganti a viso aperto. Oggi siede sulla panchina di un Pescara ferito, chiamato a un’impresa salvezza che profuma di destino, considerando il suo legame viscerale con la piazza abruzzese.
Per quasi un decennio, il nome di Gorgone è stato indissolubilmente legato a quello di Roberto Stellone. Insieme hanno scalato le gerarchie del calcio italiano, partendo dalla Berretti del Frosinone fino a toccare il cielo della Serie A. In quelle stagioni tra Frosinone, Bari e Palermo, Gorgone non è stato un semplice “vice”, ma l’anima tattica e caratteriale di uno staff capace di ottenere due promozioni in tre anni. Un apprendistato d’oro che gli ha permesso di accumulare un’esperienza internazionale e una gestione dello spogliatoio fuori dal comune.
Il 2021 segna il ritorno alle origini, ma con una responsabilità diversa. Alla guida della Primavera del Frosinone, Gorgone compie un capolavoro: riporta i giovani ciociari in Primavera 1, dimostrando di saper valorizzare i talenti e di saper gestire la pressione dei play-off.
La chiamata della Lucchese nel 2023 è il suo “battesimo del fuoco” come primo allenatore tra i professionisti. In rossonero, Gorgone mostra le due facce della sua competenza:
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La solidità: una salvezza tranquilla e una semifinale di Coppa Italia Serie C al primo anno.
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La resilienza: la capacità di salvare la squadra ai play-out l’anno successivo, nonostante una società allo sbando e il successivo fallimento del club.
Pescara: L’ultima chiamata per la salvezza
Il 12 novembre 2025, la storia bussa di nuovo alla sua porta. Il Pescara, penultimo e in crisi d’identità dopo l’esonero di Vivarini, si affida a lui. Il debutto (un pirotecnico 3-3 contro il Catanzaro) ha subito chiarito la sua filosofia: un calcio coraggioso, dove non ci si arrende mai, nemmeno quando il baratro sembra vicino.
Oggi, con la classifica che scotta e la sfida imminente contro la Juve Stabia di Ignazio Abate, Gorgone incarna l’anima di chi sa cosa significa lottare. Se Abate rappresenta la calma metodica della “scuola Milan”, Gorgone è il fuoco, la passione di chi ha masticato polvere nei campi di provincia e ora vuole difendere con le unghie quella Serie B conquistata tante volte da collaboratore e mai difesa così ferocemente da protagonista


