Se il calcio fosse letteratura, il numero 10 sarebbe la poesia. In Italia, quella maglia non è mai stata per tutti. Richiede spalle larghe per sopportare le critiche e piedi abbastanza gentili da far parlare il pallone. Dalle origini leggendarie di Meazza fino all’era moderna, ecco i profili di chi ha reso “Azzurra” la fantasia.
1. Gianni Rivera: Il Golden Boy
Il primo Pallone d’Oro italiano (1969). Rivera era l’eleganza fatta calciatore. Visione di gioco millimetrica e una capacità di dettare i tempi che mandava in estasi i compagni e in confusione gli avversari. Protagonista del successo europeo del 1968 e dell’epica “Partita del Secolo” contro la Germania nel 1970, dove firmò il gol del definitivo 4-3.
2. Giancarlo Antognoni: L’Unico 10
Simbolo della Fiorentina e perno della Nazionale per oltre un decennio. Antognoni era il “10” che giocava a testa alta, sfidando il mondo con lanci di quaranta metri che sembravano telecomandati. È stato il cuore pulsante del centrocampo azzurro fino alla vigilia della gloria di Spagna ’82, mondiale vinto da protagonista nonostante l’infortunio che gli fece saltare la finale.
3. Roberto Baggio: Il Divin Codino
Per molti, il più grande di tutti. Baggio ha unito l’Italia intera oltre ogni campanile. USA ’94 rimane il suo capolavoro incompiuto, dove trascinò una squadra intera quasi da solo fino alla finale di Pasadena. I suoi dribbling, le sue punizioni e quel tocco di palla intriso di spiritualità lo hanno reso un’icona globale, l’essenza stessa della fantasia al potere.
4. Alessandro Del Piero: Pinturicchio
Così ribattezzato dall’Avvocato Agnelli per l’estetica delle sue giocate. Del Piero ha saputo evolversi da giovane fenomeno a leader saggio. Il suo “gol alla Del Piero” (un tiro a giro sul secondo palo diventato marchio di fabbrica) e il sigillo nella semifinale del Mondiale 2006 contro la Germania sono frammenti di storia che nessun tifoso potrà mai dimenticare.
5. Francesco Totti: Il Gladiatore
Potenza fisica unita a una tecnica sopraffina. Totti ha reinventato il ruolo, capace di fare il regista, il trequartista e il centravanti. Il suo “cucchiaio” a Euro 2000 è il manifesto della sua sfrontatezza, mentre il rigore contro l’Australia nel 2006 è la dimostrazione di nervi d’acciaio sotto una pressione inumana.
Oggi la Nazionale cerca nuovi eredi, nuovi ragazzi pronti a caricarsi sulle spalle quel peso dorato. Ma finché ci sarà un campo da calcio, il ricordo di questi maestri continuerà a ispirare chiunque decida di indossare la maglia più bella del mondo.


