Se c’è un calciatore che ha incarnato lo spirito del combattente gentiluomo a cavallo tra gli anni ’80 e ’90, quello è senza dubbio Jürgen Klinsmann. Soprannominato “Kataklinsmann” per la sua capacità di abbattere le difese avversarie nei tornei a eliminazione diretta, il tedesco ha costruito una carriera leggendaria basata su potenza fisica, velocità e un’eleganza acrobatica fuori dal comune.
L’Ascesa: Dallo Stoccarda all’Inter dei Tedeschi
L’esplosione avviene nello Stoccarda, dove Klinsmann mette in mostra tutto il suo repertorio: colpi di testa imperiosi e i celebri gol in “spaccata”. Nel 1989 sfiora la Coppa UEFA, arrendendosi solo al Napoli di Maradona in finale.
Il destino, però, lo porta in Italia, all’Inter. Insieme a Lothar Matthäus e Andreas Brehme, Jürgen diventa il pilastro della “risposta tedesca” al Milan degli olandesi e al Napoli dei sudamericani. Con i nerazzurri:
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Vince la Supercoppa Italiana.
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Conquista la Coppa UEFA 1991, alzando finalmente quel trofeo da protagonista assoluto.
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Si “vendica” sportivamente di Maradona vincendo il Mondiale di Italia ’90 proprio in terra italiana.
Il Giramondo del Gol: Monaco, Tottenham e il Titolo Tedesco
Dopo una chiusura di ciclo amara in nerazzurro nel 1992, Klinsmann inizia un tour europeo che ne conferma il valore assoluto. Brilla nel Monaco e diventa un idolo assoluto al Tottenham, prima di tornare in patria. Con il Bayern Monaco colma finalmente la lacuna del titolo nazionale, vincendo la Bundesliga e aggiungendo al palmarès una seconda Coppa UEFA.
Gli Ultimi Anni e il Successo all’Europeo
Il 1996 è un anno magico: alza l’Europeo con la Germania, confermandosi “uomo di coppa”. Poco dopo tenta un ritorno in Italia con la Sampdoria, ma l’esperienza dura poco. Torna agli amati Spurs a dicembre, salvandoli dalla retrocessione con prestazioni eroiche (memorabile la quaterna al Wimbledon), prima di chiudere la carriera nel 1998.


