C’è un fascino sottile e magnetico nel sedersi sulla panchina del “Romeo Menti”. Una miscela di passione viscerale, pressione costante e profumo di grande calcio. Per Pietro De Giorgio, la nomina a nuovo allenatore della Juve Stabia non è semplicemente un traguardo professionale: è l’appuntamento con il destino, l’ingresso ufficiale nel club dei grandi della storia delle Vespe.
La Serie B, si sa, è un campionato spietato, un tritacarne che non fa sconti a nessuno. Ma è anche il palcoscenico perfetto per chi ha fame di stupire. De Giorgio raccoglie un’eredità pesante, ma lo fa con la consapevolezza di chi sa che a Castellammare si può scrivere la storia.
Sulle tracce dei maestri: da Braglia a Pagliuca
Sedersi su quella panchina significa, inevitabilmente, dover fare i conti con il passato. Il fantasma – o meglio, l’ispirazione – dei grandi condottieri che hanno infiammato il pubblico stabiese aleggerà inevitabilmente sulla sua testa:
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Piero Braglia: L’uomo della leggenda, colui che portò la Juve Stabia in Cadetteria nel 2011 rompendo un digiuno storico, plasmando una squadra di guerrieri a sua immagine e somiglianza.
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Guido Pagliuca: Il timoniere dell’ultimo miracolo sportivo, capace di dominare la Serie C con un calcio moderno, aggressivo, fatto di intensità e unione d’intenti totale con la piazza.
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Ignazio Abate: Un profilo che ha dimostrato come la freschezza delle idee e l’ambizione possano sposarsi perfettamente con una piazza esigente e calda come quella campana.
Un’identità da plasmare
La sfida di De Giorgio sarà proprio questa: non copiare il passato, ma trovare la propria via per entrare nel cuore dei tifosi. La piazza chiede una squadra che sputi il sangue la maglia, che sappia soffrire ma che non rinunci mai a giocare a viso aperto, specialmente tra le mura amiche del Menti, da sempre fortino inespugnabile e dodicesimo uomo in campo.
Il tavolo dei “grandi della Serie B” è apparecchiato. Le rivali sono avvisate: la Juve Stabia è pronta a dare battaglia, e Pietro De Giorgio ha tutta l’intenzione di tenersi stretto il suo posto a capotavola.


