Il prato del “Romeo Menti” non è un semplice rettangolo di gioco; quando arrivano i “Canarini”, si trasforma in un teatro dove il destino ama scrivere trame imprevedibili. La sfida tra Juve Stabia e Modena è una collezione di istantanee che attraversano i decenni, un libro fatto di gol da cineteca, rimonte al cardiopalma e vittorie che valgono una stagione.
Tutto ebbe inizio il 7 ottobre 1951. In una Serie B d’altri tempi, le due squadre si divisero la posta con un 1-1 che diede il via a una lunga tradizione di equilibrio.
Ma se c’è un’immagine che i tifosi stabiesi conservano gelosamente è quella del 19 novembre 2011. Quel giorno, il “Menti” fu testimone di una “giocata spaziale”: Tarantino s’inventò uno dei goal più deliziosi della storia del campionato. Nonostante quella perla e il sigillo di Mezavilla, il Modena riuscì a strappare il 2-2 con Stanco e Di Gennaro. Due anni dopo, il 28 marzo 2013, fu invece il capitano Fabio Caserta a prendersi la scena, siglando l’1-0 che pesò come un macigno sulla salvezza finale.
L’epopea si è arricchita di una pagina memorabile proprio lo scorso anno, il 15 marzo. In un clima di elettricità pura, la Juve Stabia di Guido Pagliuca scese in campo con la fame di chi vuole chiudere i conti con il destino.
Fu la giornata di Leonardo Candellone. L’attaccante trascinò le Vespe con una doppietta d’autore: prima una progressione bruciante e poi un raddoppio con una parabola a giro magistrale che fece esplodere lo stadio. Quel 2-1 non fu solo una vittoria, ma la chiave che aprì le porte della salvezza matematica. Al fischio finale, l’abbraccio tra Pagliuca e la corsa gioiosa del Presidente Langella in mezzo al campo diventarono il simbolo di un’impresa collettiva.Oggi, con le Vespe guidate da Ignazio Abate sono pronte per scrivere la loro impresa, la loro storia contro un avversario sempre tosto e ricco di storia e tradizione.


