Juve Stabia di scena a Palermo. La sfida contro “Super Pippo”. Un breve focus non sull’allenatore ma sul calciatore che ha incantato lo stivale e non solo:
Il Re dell’Area di Rigore: L’Eterna Passione di Filippo Inzaghi
C’è chi il gol lo sogna e chi, come Filippo Inzaghi, lo ha trasformato in una questione di puro istinto primordiale. Per “Superpippo”, il confine tra il gioco e l’ossessione non è mai esistito: ogni pallone vagante nel raggio di sedici metri era una proprietà privata da rivendicare con un tocco sporco, una zampata o un colpo di testa in tuffo.
L’uomo che “nasceva in fuorigioco”
Sir Alex Ferguson disse di lui, con un briciolo di frustrazione e molta stima, che fosse “nato in posizione di offside”. Eppure, è proprio su quel filo invisibile che Inzaghi ha costruito una carriera leggendaria. Non aveva il dribbling di Ronaldo o la potenza di Batistuta, ma possedeva il dono della profezia: sapeva dove sarebbe finita la palla un secondo prima degli altri.
Dal campo alla panchina
Dalle notti magiche di Atene 2007, dove con una doppietta consegnò la Champions League al suo Milan, fino alla nuova vita come allenatore, il DNA di Pippo non è cambiato. Che sia a bordo campo in giacca e cravatta o nel fango dell’area piccola, la sua esultanza — quella corsa forsennata con le vene del collo pulsanti — rimane l’immagine più pura della fame di vittoria.
Inzaghi resta, per il calcio italiano, il simbolo di chi non molla mai. Un predatore che non ha mai smesso di correre verso la porta, insegnando che nel calcio, come nella vita, la posizione giusta vale più di mille muscoli.


