Nel calcio moderno siamo abituati a valutare i calciatori solo attraverso la lente dei numeri: quanti gol, quanti assist, quanti minuti giocati. Eppure, ci sono storie in cui il valore reale si misura con parametri diversi, fatti di pazienza, etica del lavoro e professionalità. È il caso di Matheus Dos Santos, che ha vissuto la sua stagione prevalentemente nelle retrovie, studiando i compagni dalla panchina e aspettando il proprio turno in silenzio.
Ma il calcio, si sa, non è una questione di quantità, bensì di impatto. E per Dos Santos, questa prima annata tra i Professionisti ha detto molto più di quanto i tabellini possano raccontare.La storia di Matheus in maglia gialloblù nasce a gennaio, frutto dell’ennesimo colpo di genio del Direttore Sportivo Matteo Lovisa. Sempre attento a scovare talenti nei mercati meno battuti, il DS ha pescato Dos Santos direttamente dal mondo dei dilettanti. Un salto di categoria enorme, che per molti avrebbe potuto rappresentare un azzardo, ma che si è rivelato l’ennesimo ottimo pezzo di lavoro della dirigenza. Lovisa ci ha visto lungo, e il campo gli ha dato ragione.
Passare dai dilettanti al calcio dei “Grandi” richiede una forza mentale non comune. Dos Santos ha giocato poco, è vero, ma ogni singola volta in cui è stato chiamato in causa ha dimostrato di non essere una semplice scommessa o un elemento di contorno.La sua prima stagione tra i Pro va in archivio come un prezioso anno di apprendistato. Le basi sono state gettate, la scommessa è stata vinta: Dos Santos è arrivato in punta di piedi, ma ha tutto per diventare una colonna del futuro.


